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Presidenziali a Caracas

L’asse Venezuela-Iran alla prova del voto

4 Ott 2012 - Massimiliano Fiore, Diego Moya-Ocampos - Massimiliano Fiore, Diego Moya-Ocampos

Le relazioni tra l’Iran e il Venezuela hanno subito un forte incremento durante l’ultimo decennio, soprattutto grazie all’affinità ideologica tra il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e quello venezuelano Hugo Chávez. Un’affinità radicata in una visione delle relazioni internazionali che prevede la creazione di un nuovo ordine mondiale volto a spezzare l’egemonia degli Stati Uniti. Nel corso degli ultimi anni, l’Iran e il Venezuela hanno, infatti, creato un vero e proprio asse strategico.

Convergenza economica
Il sostegno incondizionato del presidente venezuelano all’Iran per lo sviluppo di un programma nucleare civile e il suo deciso rifiuto ad applicare le sanzioni promosse dalle Nazioni Unite costituiscono un fattore di estrema importanza per la Repubblica islamica per cercare di allentare il proprio isolamento internazionale. Il ruolo che il Venezuela potrebbe svolgere nell’aiutare l’Iran ad eludere le sanzioni internazionali rappresenta una fonte di grande preoccupazione per i governi occidentali.

Il Country Reports on Terrorism 2011, l’annuale pubblicazione con la quale la diplomazia americana informa il Congresso sullo stato del terrorismo nel mondo, ha ripetuto per il sesto anno consecutivo come il Venezuela continui a non collaborare con gli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo. Nella relazione si afferma, in particolare, che il Banco Internacional de Desarrollo (Bid), una sussidiaria indipendente dell’Export Development Bank of Iran, ha continuato ad operare in Venezuela nonostante fosse stata inserita nel 2008 dal Tesoro degli Stati Uniti in una lista nera di istituzioni finanziarie che sostengono il programma nucleare iraniano. Nel 2010, l’Unione europea ha ordinato a tutte le banche e istituzioni finanziarie dei propri stati membri il congelamento dei conti del Bid.

L’affinità ideologica e strategica tra Ahmadenejad e Chávez si estrinseca in un apparente aumento delle relazioni economiche tra i due paesi, che interessa soprattutto i volumi commerciali e gli investimenti, tra i quali le joint-venture, in forte crescita. L’Iran e il Venezuela hanno firmato più di 200 accordi bilaterali, tra cui uno che prevede la creazione di una commissione a formazione congiunta per coordinare e integrare le economie di entrambi i paesi ed i rispettivi impianti di produzione.

Alcune di queste joint-venture, come quelle nel settore del petrolio, delle costruzioni, dei trasporti e persino della difesa, sembrano essere solo una copertura per transazioni finanziarie volte ad eludere le sanzioni internazionali e a fornire all’Iran accesso ai fondi necessari. Questo spiegherebbe perché, nonostante il Venezuela sia un alleato fondamentale dell’Iran in America Latina, Caracas non sia il principale partner commerciale di Teheran nella regione.

Coperture
Secondo un rapporto del Fondo monetario internazionale, il commercio bilaterale tra l’Iran e il Venezuela non è cresciuto come per altri paesi dell’America Latina. Infatti, mentre il commercio brasiliano e argentino con l’Iran è aumentato dal 2007 rispettivamente dell’88 e del 96 per cento, quello del Venezuela è aumentato solo del 31 per cento nello stesso periodo.

Da quanto sopra illustrato si evince che la presenza dell’Iran in Venezuela abbia una valenza che potremmo definire più politica che economica, con la duplice finalità di aggirare i tentativi di isolare l’Iran e di contrastare le pressioni degli Stati Uniti e dell’Europa. Tuttavia, il Venezuela beneficia dell’assistenza tecnica iraniana nel settore industriale, un tipo di collaborazione che, in realtà, non risponde ad un’effettiva necessità del paese, tanto più che le economie dei due alleati non sono complementari.

Le relazioni privilegiate con l’Iran sembrano, quindi, essere finalizzate più ad eludere le sanzioni internazionali e a giustificare la retorica “anti-imperialista” di Chávez che a promuovere un proficuo scambio commerciale tra i due paesi. Una presa di posizione anti-americana, che però non impedisce al Venezuela di vendere la maggior parte del petrolio prodotto proprio agli Stati Uniti.

Eppure, i servizi d’intelligence occidentali ritengono che il legame economico e commerciale, sempre più stretto, tra i due paesi sia una copertura per altri scopi nascosti.

L’11 giugno 2012, pochi giorni prima della visita ufficiale di Ahmadinejad in Venezuela, il quotidiano spagnolo ABC ha riportato la notizia che il governo di Chávez si era dotato di tre aerei senza pilota, risultato di un memorandum d’intesa iraniano-venezuelano firmato nel 2007. Sempre a quanto riportato dal periodico spagnolo, questi aerei sarebbero parte di un più vasto programma militare clandestino, che coinvolgerebbe ingegneri militari e società di comodo già sanzionate dalle Nazioni Unite.

L’amministrazione del presidente Chávez ha subito precisato che i tre aerei erano destinati esclusivamente alla sorveglianza e non erano dotati di armamenti, ma la rivelazione di ABC ha comunque costretto il governo ad ammettere per la prima volta la formazione di ingegneri militari venezuelani in Iran. Il 13 giugno, infatti, il Generale Julio Cesar Morales, presidente della società di difesa Compañia de Industrias Militares de Venezuela (Cavim), ha spiegato che gli aerei sono stati prodotti interamente in Venezuela da ingegneri addestrati in Iran. Un altro elemento a favore della tesi che inquadra la cooperazione tra i due paesi nel settore della difesa non solo come espressione di una retorica anti-imperialista.

D’altro canto, i rapporti tra la Cavim e la Repubblica islamica e le implicazioni di tale collaborazione, ivi inclusa, la possibile reazione degli Stati Uniti, non sono ancora del tutto chiari. Al momento, non sembrano esserci elementi fondanti per affermare che tra Teheran e Caracas vi sia – al di là della presunta collaborazione nel settore della difesa – molto più che sospette operazioni finanziarie.

Bivio elettorale
È molto probabile che il governo di Chávez continui a sfidare le pressioni internazionali e a manifestare il proprio sostegno al regime iraniano. Una politica che comporta il rischio di ulteriori sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Altri elementi, quali, le elezioni presidenziali venezuelane del 7 ottobre, l’incerto futuro della rivoluzione bolivariana, l’assenza di un chiaro successore politico al presidente Chávez e le gravi condizioni di salute di quest’ultimo hanno ultimamente spinto la Repubblica islamica a valutare le implicazioni di un possibile spostamento di potere all’interno del regime del suo più stretto alleato e a intensificare i propri legami con altri paesi dell’America Latina, quali Bolivia, Cuba, Ecuador e Nicaragua.

Se, invece, Chávez dovesse prevalere alle prossime presidenziali, allora è molto probabile che l’Iran e il Venezuela continueranno a rafforzare i loro legami. Anche se non vi è motivo per credere che Chávez rischierebbe l’isolamento internazionale, intensificando la propria cooperazione militare con la Repubblica islamica o consentendo all’Iran di lanciare attacchi dal Venezuela, i membri dell’amministrazione Chávez potrebbero continuare a permettere l’uso del paese come base per condurre operazioni finanziarie al fine di evadere le stringenti norme imposte dalla comunità internazionale alla Repubblica islamica. Chávez deve fare, però, particolare attenzione a non spingere l’attuale collaborazione con l’Iran oltre i limiti di tolleranza degli Stati Uniti.

Se, invece, l’opposizione dovesse vincere, non solo la collaborazione tra l’Iran e il Venezuela subirebbe una brusca frenata, con l’importante eccezione di quella nel settore energetico, ma la stessa alleanza ideologica e strategica subirebbe un profondo ripensamento critico. La nuova amministrazione potrebbe, in questo caso, decidere di svolgere un’indagine sulle ambigue transazioni finanziarie intercorse tra i due paesi in questi ultimi anni. La vittoria elettorale dell’opposizione potrebbe anche determinare un’immediata ripresa delle relazioni diplomatiche con Israele, con cui il Venezuela in passato ha sempre intrattenuto buoni rapporti.

La collaborazione tra l’Iran e il Venezuela resta, dunque, molto controversa. Anche se sembra possibile che la collaborazione nel settore militare possa andare al di là della mera retorica anti-imperialista, il vero problema resta la definizione delle sospette operazioni finanziarie finalizzate ad aiutare l’Iran a eludere le sanzioni internazionali e a sviluppare il proprio programma nucleare.

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