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Primavera araba

Al-Qaeda all’assalto del Mali

18 Ott 2012 - Alessandro Casarotti - Alessandro Casarotti

L’attacco al consolato americano a Bengasi l’undici settembre scorso e le proteste per la diffusione del video su Maometto hanno indotto molti a sentenziare che la “Primavera araba” si sia trasformata in un “Inverno islamico”. Il rischio c’è: il passaggio da un regime autoritario ad uno democratico è complesso e irto d’ostacoli. Il principale, nel caso del Mali, è Al-Qaeda e l’estremismo salafita.

Azawad
L’organizzazione diretta da Al-Zawahiri utilizza una tattica specifica per infiltrarsi nelle insurrezioni islamiche. Primo, crea una sua presenza in regioni remote, a maggioranza musulmana sunnita e destabilizzate da continue insurrezioni. Un esempio: Al-Qaeda nel Maghreb Islamico o Jemaah Islamyiah nel Sud-Est Asiatico. Secondo, le sue affiliate regionali si infiltrano nelle comunità locali ribelli attraverso unioni tribali. Al-Qaeda nel Maghreb Islamico è entrato nel mondo Tuareg attraverso un matrimonio. Terzo, compie ripetuti atti terroristici contro la popolazione locale, in modo da soggiogarla al suo potere e cercare di internazionalizzare il conflitto.

In sintesi, agendo come un Signore della Guerra internazionale, Al-Qaeda punta a stabilirsi come nuovo potere locale, sfruttando la strategia della violenza. La conquista della regione dell’Azawad lo scorso aprile è la dimostrazione del successo di questa tattica.

L’Azawad è la regione settentrionale del Mali, circa due/terzi dell’intero paese, ricco d’uranio e senza controlli alle frontiere con Mauritania, Algeria e Niger. Un paradiso per i traffici transnazionali. Dal 6 aprile 2012 Ansar Dine, gruppo estremista salafita, ha preso il controllo dello Stato indipendente per il quale i Tuareg combattono dal periodo post-coloniale. Ha imposto la shari’a e distrutto i simboli dell’islamismo sufita a Timbuctu, città patrimonio dell’Unesco.

Ansar Dine è parente di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico: Iyag ag Ghaly, leader di Ansar Dine e delle precedenti insurrezioni Tuareg, è cugino di Hamada ag Hama, comandante della filiale africana di Al-Qaeda. In precedenza, questa si chiamava Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento. Il suo fondatore Mokhtar ben Mokhtar si è legato al mondo tribale sposando quattro donne di preminenti famiglie Tuareg.

Guerra civile
I Tuareg sono un’etnia nomade del Sahara, frazionata e di minoranza nei paesi del Sahel-Maghreb. Come conseguenza della decolonizzazione, si è trovata inclusa in Stati con confini arbitrari. Da più di mezzo secolo combatte per l’indipendenza della regione dell’Azawad, dove vivono più di un milione di Tuareg. Dopo aver fiancheggiato Gheddafi (da sempre sensibile alle loro richieste), le milizie Tuareg sono rientrate nella loro terra d’origine con un arsenale pronto per fomentare l’ennesimo tentativo di ribellione.

Pochi giorni dopo il colpo di stato militare contro il presidente maliano A.T. Touré, i Tuareg (riuniti sotto il nome di Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad) sono riusciti a dichiarare l’indipendenza dell’Azawad. Ansar Dine, alleato dei Tuareg nella lotta contro il governo centrale maliano, si è dissociato dalla dichiarazione d’indipendenza. Poco numerosi ma ben armati e sponsorizzati, gli estremisti di Iyag ag Ghaly sono riusciti a prendere il controllo dell’Azawad ed imporre la legge islamica. Da oramai sei mesi si sta combattendo una guerra civile in uno stato non riconosciuto e nelle mani di Al-Qaeda.

Il ruolo di Al-Qaeda in Mali può rappresentare una lezione per il futuro della “Primavera araba”. Durante le rivolte dell’inverno 2010-2011 i gruppi estremisti salafiti si sono mischiati con i ribelli che combattevano per un cambio di regime, così come in Mali. Al-Qaeda è riuscita ad infiltrarsi ed ora a prendere in ostaggio queste rivolte. È improbabile che Al-Qaeda non abbia supportato sia a livello finanziario che logistico i suoi affiliati, come fatto in tanti altri scenari (Mali, Indonesia, Iraq, India, etc.).

Strategia del terrore
Inoltre, le bombe contro la popolazione locale, così come gli attacchi ai simboli del potere occidentale, vanno avanti da prima dell’estate. È difficile trovare una soluzione di continuità tra le rivolte e le violenze post-conflitto. Infine, l’ideologia salafita era diffusa dagli anni venti in tutti i paesi musulmani sunniti, partendo dall’Egitto fino all’Indonesia e al Sahara Occidentale. Così come gli stessi gruppi estremisti salafiti. In questo scenario Al-Qaeda può facilmente portare a termine la sua strategia. Pertanto, ridurre gli eventi tragici degli ultimi giorni a semplice conseguenza di un periodo di transizione politica significa aver perso di vista Al-Qaeda.

Al-Qaeda non è risorta improvvisamente dalle macerie di Abbottabad, dove fu ucciso bin Laden. Sono quasi sei mesi che si combatte in uno Stato non riconosciuto ed in mano a questa organizzazione terroristica. Non è più solo un gruppo sovversivo come il terrorismo tradizionale. Non è nemmeno un semplice “predatore” in situazioni post-conflitto. Sfrutta insurrezioni locali e tribali per imporsi come nuovo signore della guerra. In quanto tale, usa la violenza come strategia per controllare la popolazione, aumentare i propri profitti e i suoi membri.

Il Mali ne è l’esempio più eclatante, ma già dimenticato. In Mali Al-Qaeda è riuscita a sfruttare la rivolta Tuareg, capeggiandola. Se riesce a destabilizzare così i paesi coinvolti nelle rivolte islamiche, si rischia una riproduzione virale dello scenario dell’Azawad. L’Inverno Islamico è Al-Qaeda.

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