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Olanda

La disfatta degli euro-scettici

16 Set 2012 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

Il premier Monti e il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy lanciano l’idea di un vertice straordinario in Campidoglio, luogo simbolo dell’integrazione, contro gli euro-scetticismi e i populismi che proliferano nell’Unione. Ed ecco che l’Olanda decreta, alle urne, l’arretramento delle forze xenofobe e anti-euro. E un dato analogo è atteso, a ottobre, dalle amministrative finlandesi, dove il partito dei Veri finlandesi appare in calo rispetto alle politiche 2011, quando ottenne un quinto dei suffragi.

Ma è presto per gridare allo scampato pericolo: dalla Francia alla Grecia, dall’Ungheria all’Italia, nella stessa Germania, le forze qualunquiste e anti-europeiste restano agguerrite.

Certo, non c’è un nesso di causa ed effetto tra l’iniziativa Monti / van Rompuy, annunciata a Cernobbio l’8 settembre, e i risultati delle politiche olandesi mercoledì 12 settembre. È però un fatto che quella giornata, che poteva risultare catastrofica per l’Ue e per l’euro, è stata, a conti fatti, un mercoledì da leoni.

Dalle urne olandesi escono vincitrici forze moderate e pro-euro: i liberali del premier uscente Mark Rutte la spuntano di due seggi sui laburisti di Diederik Samson. A Karlsruhe, la Corte costituzionale tedesca dà un via libera, seppur condizionato, al nuovo fondo salva Stati, l’Esm, e al Patto di Bilancio. A Strasburgo, il presidente della Commissione Barroso rilancia la prospettiva federale, pronunciando, in Parlamento, il discorso sullo stato dell’Unione, mentre il suo esecutivo vara le proposte d’Unione bancaria. L’Ue ne esce più forte e più legittimata, democraticamente e giuridicamente.

Vincitori e vinti
Dopo avere polemizzato per tutta la campagna, Rutte e Samson dovranno ora formare una coalizione filo-europea: in Germania, si direbbe un’alleanza rosso-nera, ma, qui, il rosso è stinto e il nero è sbiadito. Liberali e laburisti, insieme, hanno un’ottantina di seggi, cioè la maggioranza assoluta dei 150 del Parlamento.

Questo il quadro: avanzano liberali (41 seggi da 31) e laburisti (39 da 30), gli uni e gli altri euro-tiepidi – ma è quanto basta, in questo momento, a fare del loro successo un riscatto dell’Unione. Perdono gli xenofobi anti-islam, populisti ed euroscettici, giù da 24 a 15 seggi. Male, al centro, i cristiano-democratici (da 21 a 13), cui i loro stessi elettori non perdonano l’alleanza con gli xenofobi; e in crescita a 12 i centristi di D66, che potrebbero irrobustire il governo.

A sinistra, stabili ma delusi i socialisti anti-europei – 15 seggi, ma a un certo punto sembrava fossero loro la forza emergente – e malissimo i Verdi radicali, da 10 a 3 seggi.

In Olanda, quasi 13 milioni di cittadini erano chiamati alle urne per un voto seguito con attenzione (e apprensione) in tutta l’Unione. A lungo, nei sondaggi, le ali euro-scettiche del frammentato schieramento politico olandese, soprattutto la sinistra anti-Ue del leader socialista Emile Roemer, erano state avanti; ma Roemer ha poi finito con il cedere consensi a Samson. Ventuno le liste in lizza, un sistema proporzionale puro e un unico collegio nazionale: solo una decina di formazioni siederanno in un Parlamento comunque frastagliato.

In primavera, l’esecutivo Rutte, una coalizione tra i liberali e i cristiano-democratici di Sybrand van Haersma, con l’appoggio esterno degli xenofobi anti-Islam (e, ovviamente, anti-Ue) di Geert Wilders, era caduto proprio sui tagli alla spesa in nome del rigore. Ora, una coalizione liberali-laburisti appare inevitabile, anche se i leader l’hanno negata fino all’ultimo dibattito televisivo. Un terzo partner potrebbe essere l’altrettanto filoeuropeo partito democratico centrista D66 di Alexander Pechtold.

Il Pvv di Wilders è ora fuori dai giochi di potere. Vedendo venire il crollo, il leader ha provato a rilanciarsi usando toni forti nei dibattiti televisivi: a Rutte, ad esempio, ha dato del ‘mollusco’ e lo ha accusato di avere “la visione di uno struzzo”: non è servito a molto.

Il PvdA di Samsom è filoeuropeo e favorevole all’euro, ma propone di dilazionare un po’ i tempi di risanamento del bilancio ed è favorevole a dare per farlo più tempo alla Grecia e agli altri paesi in difficoltà nell’eurozona. Il Vvd di Rutte ha invece una tabella di marcia molto stretta per attuare il suo programma di austerità e per riportare il deficit di bilancio sotto il 3% entro l’anno prossimo; inoltre, è contrario ad ogni ulteriore aiuto alla Grecia. La diversità dei programmi fa prevedere lunghe trattative – com’è abitudine in Olanda – per la messa a punto di minuziosi accordi. Obiettivo, formare una maggioranza che duri e che porti il paese fuori dalla crisi.

Rutte e Samsom
Mark Rutte, capofila liberale, premier olandese confermato, è un volto noto della politica europea: 45 anni, single, Rutte è uno di quei giovani leader rigoristi e conservatori che piacciono ad Angela Merkel, come il finlandese Jiri Katainen. L’uomo nuovo è il suo co-pilota nel governo di coalizione che molto probabilmente guiderà l’Olanda: Diederick Samsom, ecologista, laburista, laurea in fisica, sposato con due figli, appena 41 anni e nessuna esperienza di governo.

Rutte e Samsom sono condannati a intendersi, ma sono sempre stati rivali: Rutte, finora, aveva come alleati i cristiano-democratici, con gli xenofobi a puntello. Tutta la sua campagna è stata basata sulla richiesta di un mandato per il risanamento. Ricco di famiglia, ma abituato a vivere senza scialo; entrato in politica giovanissimo, una carriera di manager alla Unilever e alla Calvé, una venerazione per Ronald Reagan e Margaret Thatcher; Rutte è stato il primo leader liberale olandese dal 1918, dopo quasi un secondo di alternanza tra capi del governo democratico-cristiani e socialisti. Non è un fanatico dei gadgets informatici: ha un solo telefonino, e pure di vecchio modello.

Samsom ha una storia di combattivo militante ecologista e ha condotto una campagna in rimonta, fallendo di poco il sorpasso: il pezzo di bravura sono state le prestazioni nei dibattiti televisivi, dove l’ha spesso spuntata, stoppando l’ascesa del socialista Roemer.

Il programma europeo di Samsom sta a quello di Rutte come quello di Hollande sta a quello della Merkel: accento sulla crescita contro accento sul rigore, più tempo per il risanamento – è pronto a darne di più pure alla Grecia – tutela dei valori fondamentali dello stato sociale e attenzione ai lavoratori, investimenti per rilanciare l’economia e favorire l’occupazione. Nato a Groninga, nel Nord-Est, Samsom, quando si batteva con Greenpieace, fu fermato e arrestato, mai condannato.

Entrato nel PvdA, cioè il Partito del Lavoro, nel 2001, entrò in Parlamento poco più che trentenne nel 2003 e divenne capo del partito in marzo, al posto Job Cohen, leader dimissionario. Energico e spesso aggressivo, impaziente e talora saccente -partecipò a quiz per persone con un alto quoziente intellettivo – Samsom ha un po’ corretto i suoi difetti: nei dibattiti decisivi, ha mostrato calma e competenza, serietà e credibilità.

In tv, l’aiuta il bell’aspetto: magro, sportivo, capelli cortissimi, sguardo magnetico; e ancora ateo e vegetariano. Vive a Leida: in campagna, s’è prestato a spot intimisti, mentre prepara la colazione ai figli e va al lavoro in bicicletta. Potrà farlo pure all’Aja: la città è piatta come un polder.

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