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Fondo salva stati

Il sì della Corte costituzionale tedesca

13 Set 2012 - Gian Luigi Tosato - Gian Luigi Tosato

I primi commenti apparsi a caldo sui siti web dei maggiori quotidiani tedeschi, non appena appresa la pronuncia dei giudici di Karlsruhe, tendono a sottolineare il carattere condizionato del sì alla ratifica del Trattato European Stability Mechanism (Esm). La Süddeutsche Zeitung parla molto significativamente di un’altra “Ja-aber-Urteil” (una “sentenza-sì-però”) e simili espressioni si leggono negli altri siti.

Condizioni
Indubbiamente la sentenza pone due condizioni alla ratifica: che l’impegno della Germania non vada al di là dei 190 miliardi di capitale sottoscritto e che l’obbligo di riservatezza sui lavori dell’Esm non si applichi nei confronti del Parlamento tedesco, che deve essere sempre debitamente informato. Queste due condizioni dovranno formare oggetto di apposita riserva ai sensi del diritto internazionale.

È da escludere tuttavia che ne conseguano difficoltà per l’entrata in vigore dei Trattati. Il testo del Trattato è già chiaro al riguardo. Non c’è dubbio che l’obbligo di contribuzione degli Stati contraenti si limita al capitale sottoscritto, come pure che il dovere di riservatezza ha altri destinatari (le persone che lavorano nell’Esm). Le riserve in discorso appaiono dunque pleonastiche.

Piuttosto, almeno a giudicare dal comunicato stampa prontamente diffuso, ci sono altri punti che meritano di essere sottolineati.

Innanzitutto, la Corte sgombra il campo dalle eccezioni di legittimità alla istituzione di fondi salva-Stati temporanei o permanenti. Come è noto, le critiche sul punto si sono sempre basate su di un preteso vulnus alla clausola del no bail-out (art. 125 Tfue). Già la Corte le aveva respinte nella sentenza sugli aiuti alla Grecia, ma non senza qualche esitazione. Ora lo fa in modo più deciso, non sminuito dal fatto che l’attuale pronuncia si inserisce in una fase cautelare del giudizio e dovrà essere seguita dalla sentenza definitiva.

La Corte tiene infatti a precisare che nel caso in questione , a differenza di quel che avviene di regola per le procedure cautelari, non si è potuta limitare ad un esame sommario delle questioni. Dati gli effetti irreversibili della ratifica, ha dovuto invece approfondirle nel merito; si spiega così il tempo inusualmente lungo per la sua decisione. Ma è anche da ritenere che difficilmente la sentenza finale si discosterà da quella resa ora.

Pro-Europa
Fin qui la Corte si dimostra Europa-freundlich (pro-Europa). Lo è di meno peraltro quando respinge perentoriamente l’idea di una “licenza bancaria” per l’Esm. Vi si oppone, ad avviso della Corte, il divieto dell’art. 123 n. 1 Tfue. La Corte ritiene infatti che l’Esm rientri fra gli enti che, ai sensi di tale norma, non possono ricevere facilitazioni creditizie dalla Banca centrale europea (Bce). Si tratta di un’interpretazione di per sé discutibile, ma che ancor di più fa temere in vista dell’ annunciata estensione del presente giudizio.

Mi riferisco alla recente delibera della Bve di acquistare sul mercato secondario, per importi illimitati, titoli del debito pubblico di Stati in difficoltà. Pochi giorni fa, uno dei ricorrenti ha fatto istanza alla Corte di bloccare interventi di salvataggio di questo tipo, chiedendole di posporre la sua attuale pronuncia in modo da estenderla anche a questa questione. La Corte non ha aderito alla richiesta, ma non l’ha nemmeno accantonata, limitandosi a rinviarla alla sentenza finale.

Non c’è dubbio che la Corte si soffermerà particolarmente sul punto degli acquisti “illimitati”; in effetti, si è sempre richiamata all’esigenza di soglie predefinite per oneri suscettibili di gravare sulle finanze tedesche e che originino da decisioni al di fuori del controllo del Bundestag.

Una battuta conclusiva, puramente di diritto costituzionale tedesco. La Corte si astiene espressamente dal pronunciarsi sulla sostenibilità di bilancio dell’impegno finanziario assunto dalla Germania nei confronti dell’Esm (i 190 miliardi del capitale sottoscritto). Si legge al riguardo che una valutazione del genere rientra nella competenza esclusiva del Bundestag. La Corte di Karlsruhe si è sempre segnalata per difendere a spada tratta le prerogative del Parlamento tedesco , imprescindibile bastione di legittimità democratica. In questo caso, la Corte sembra darsi carico di difenderlo anche nei confronti di sé medesima.

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