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Potenzialità e limiti della Bei

Una banca al servizio dell’Europa

31 Lug 2012 - Oliviero Pesce - Oliviero Pesce

Le autorità di governo europee hanno di recente deciso di mobilitare circa 120 miliardi euro per misure immediate a favore della crescita. In particolare, un aumento pari a 10 miliardi di euro della Banca europea degli investimenti (Bei) dovrebbe accrescere la capacità totale di prestito della Banca di 60 miliardi di euro, importo che dovrà “essere disponibile in tutta Europa, compresi i paesi più vulnerabili, e aiutare le imprese a uscire dalla crisi in un percorso di crescita”. Ma quale può essere concretamente il contributo della Bei al rilancio della crescita?

Sinergia
Istituita nel 1958 nel quadro del Trattato di Roma, la Bei, fu tra le prime istituzioni comunitarie, e, in base ai Trattati e al suo statuto, ha il compito di contribuire, facendo appello al mercato dei capitali e alle proprie risorse, allo sviluppo equilibrato e senza scosse del mercato interno. A tal fine la Bei facilita, principalmente mediante la concessione di prestiti a lungo termine, il finanziamento di a) progetti per la valorizzazione delle regioni meno sviluppate; b) progetti per l’ammodernamento o la riconversione di imprese o la creazione di nuove attività; c) progetti di interesse comune per più Stati membri. Deve trattarsi, negli ultimi due casi, di progetti che, per la loro ampiezza o natura, non possono essere completamente finanziati dagli Stati membri. Nello svolgimento dei suoi compiti, la Banca agisce in sinergia con i fondi strutturali e gli altri strumenti finanziari dell’Unione.

La Banca opera quindi essenzialmente come co-finanziatore, con partecipazioni che di solito non superano il 40% del totale investito, e quindi mobilizzando fondi di terzi (Stati membri, grandi banche di sviluppo, imprese, fondi Ue). Spesso si tratta di progetti di grandi dimensioni, d’iniziativa sia pubblica, sia privata; nel settore invece delle piccole e medie imprese – che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo assai rilevante – gli interventi vengono effettuati mediante la concessione di linee di credito aperte in favore di banche nazionali, che le utilizzano esclusivamente per progetti di piccole e medie imprese (Pmi) che rispettino criteri fissati dalla stessa Bei.

Il capitale sottoscritto della Bei, di proprietà dei 27 Stati membri, è stato aumentato di oltre il 40% nel 2009, per reagire alla crisi, passando da 164,8 a 232,4 miliardi di euro. Solo il 5% del capitale sottoscritto viene effettivamente versato; il residuo 95% viene mobilitato solo nella misura in cui ciò si renda necessario per consentire alla Banca di adempiere alle proprie obbligazioni. I primi quattro partecipanti, con quote paritetiche del 16,7%, sono Germania Francia Italia e Regno Unito; i primi dieci partecipanti ne detengono oltre il 90%. Tenuto conto del rilevante accumulo di riserve, dal 31 dicembre 2005 al 31 dicembre 2011 i mezzi propri effettivamente disponibili della Bei sono aumentati da €24,3 a 42,5 miliardi (+75% circa) e l’aumento programmato li porterà a 43 miliardi (+1% circa).

Criteri stringenti
I criteri operativi della Bei sono assai vincolanti. È percezione diffusa che le obbligazioni emesse dalla Bei rappresentino “the full faith and credit” dell’Europa, ossia obbligazioni dell’Unione europea, dato che la Banca è una sua istituzione: ma non è così. E neppure esse comportano la garanzia – congiunta o disgiunta – degli Stati membri, che è anch’essa espressamente esclusa. Gli Stati membri infatti sono responsabili soltanto fino a concorrenza dell’ammontare della loro quota di capitale sottoscritto e non versato.

Il più importante limite prudenziale imposto alla Bei dal suo statuto è che il totale degli impegni derivanti dai prestiti e dalle garanzie accordati dalla Banca non deve essere superiore al 250% del capitale sottoscritto, delle riserve, degli accantonamenti non assegnati e dell’eccedenza del conto profitti e perdite. È in base alla rigida osservanza di questo e di altri criteri prudenziali, alla sua natura sovranazionale e alle prerogative di cui gode statutariamente, che la Bei gode del rating massimo (ormai superiore a quello di molti degli Stati membri) – che pure alla fine del 2011 è stato messo sotto osservazione, con un outlook in alcuni casi negativo – e può indebitarsi per assolvere ai suoi compiti.

Alcune cifre essenziali sintetizzano lo sviluppo e le attività della Banca negli ultimi anni (flussi dell’anno e situazioni al 31 dicembre, in miliardi di euro) e le sue risposte al mutare dell’economia:

* oltre a 81,8 miliardi di euro da erogare alla fine del 2009, 90,6 alla fine del 2010 e 85 miliardi alla fine del 2011, per impegni assunti negli esercizi precedenti.

Nel dicembre del 2011, il Consiglio di Amministrazione della Banca ha approvato il Piano triennale operativo del Gruppo per il 2012-2014, prevedendo, dopo l’aumento eccezionale delle operazioni nel 2009-2010 – deciso a sostegno dell’economia dell’Eu – livelli di attività decrescenti. La riduzione degli impegni creditizi è già visibile nel 2011, in cui la firma di nuovi prestiti è diminuita a 61 miliardi. Per la firma di nuovi prestiti, nel programma definito dalla Banca, il livello medio annuo per il triennio 2012-2014 è previsto sui 48 miliardi di euro. Nelle valutazioni della Banca, tali decisioni suggeriscono probabili benefici per i principali rapporti finanziari, inclusi quelli relativi all’effetto leva e al capitale. Il piano operativo contiene anche varie altre misure in linea con una gestione prudenziale del rischio e per mantenere la solidità finanziaria della Bei.

Avversione al rischio
Le indicazioni che si possono trarre dai bilanci e dagli altri documenti pubblici predisposti dalla Banca indicano che, oltre a interpretare assai prudenzialmente i suoi vincoli statutari, la Banca sia tendenzialmente, anche se motivatamente, avversa al rischio e che anzi ritenga di essere andata persino oltre i limiti ad essa assegnati e che quindi consideri necessario – sotto vari aspetti (ricorso al mercato per la provvista, qualità degli impieghi creditizi e di tesoreria) – tornare a livelli di attività più consoni alla sua natura di ente creditizio.

Non va sottaciuto che la qualità degli assets della Banca è elevata solo in parte per la qualità tecnica dei progetti e per i cash flow da essi generati: dipende anche dalle garanzie degli Stati nei quali i progetti sono localizzati, dal fatto che i prestiti vengono erogati per il tramite di banche di grandi dimensioni e spesso di natura pubblica, nonché dalla priorità di cui la Bei gode rispetto ad altri creditori. Un’entità che dipende, anche in periodi di crisi, dalla fiducia che vi ripongono gli investitori, non può non valutare con grande cautela i rischi che il mercato ritiene di dover assegnare ai suoi garanti, ai suoi debitori bancari, e agli emittenti dei titoli in portafoglio.

Tenuto quindi conto della sua qualità di cofinanziatore – sia con gli Stati membri e le banche, sia con l’utilizzo dei fondi dell’Ue – e del fatto che il previsto aumento di capitale le consente in base allo Statuto maggiori erogazioni dirette di soli 25 miliardi (il 250% dell’aumento), e non di 60 – le cifre invocate dal Consiglio europeo saranno effettivamente mobilizzabili solo se gli Stati e gli operatori economici saranno in grado di erogare altri 35 miliardi e se non ci saranno duplicazioni riguardo ai 55 miliardi di fondi Eu destinati alla crescita ma sostitutivi di fondi stanziati in passato per la crescita ma non effettivamente erogati.

Accelerazione
La Bei, inoltre, ha approvato crediti non ancora erogati per oltre 80 miliardi di euro. Un immediato impulso all’economia, nella misura in cui ciò fosse compatibile con i vincoli tecnici cui ogni grande progetto è soggetto, potrebbe derivare non tanto da nuove operazioni quanto da una accelerazione dei lavori e delle relative erogazioni, dall’attribuzione ai progetti Bei di corsie preferenziali, normative ed esecutive, e da una più rapida e migliore capacità di erogazione delle aziende di credito che gestiscono i prestiti Bei alle Pmi.

Nel valutare l’apporto che la Bei può dare ai “piani per la crescita” sul tappeto, è opportuno ricordare che, malgrado essa non fissi limiti rigidi per paese, la distribuzione dei prestiti concessi dalla Banca riflette grosso modo il peso economico dei diversi paesi dell’Ue, sia pure con qualche eccezione, oltre alla competitività del costo dei fondi e della disponibilità delle altre fonti di finanziamento che con i suoi crediti la Banca è tenuta a mobilizzare. Tali criteri distributivi hanno importanti implicazioni in termini di rischio e di valutazione e gestione dei progetti finanziati. Data la fungibilità del denaro, infine, e l’elevato indebitamento di alcuni Stati membri, non è affatto detto che ulteriore debito sia il modo più efficace di stimolare la crescita, in particolare se la qualità dei nuovi progetti da finanziare fosse marginale. Sarà essenziale che essi creino in tutti i casi flussi di reddito rilevanti ai fini del rimborso.

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