IAI
Italia e Unione europea

La crisi abbatte i bilanci della difesa

26 Lug 2012 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

In tempo di crisi dei bilanci europei, Francia e Gran Bretagna hanno tagliato le spese per la difesa salvando gli investimenti. La Germania, in controtendenza, ha aumentato la spesa militare, e l’Italia ha destinato alla difesa risorse appena sufficienti ma ripartite in modo squilibrato tra i vari capitoli di bilancio.

Sorpasso tedesco
Sono queste alcune delle indicazioni sui bilanci della difesa 2011 contenute nello studio annuale IAI su Economia e industria della difesa: tabelle e grafici, appena pubblicato. Lo studio prende in esame, da diversi anni, le spese per la funzione difesa dell’Italia e dei principali paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna). Come specificato nella Nota aggiuntiva allo stato di previsione della difesa 2012 – il documento ufficiale presentato dal ministro della difesa al Parlamento italiano per illustrare lo stato e le prospettive del bilancio della difesa – la funzione difesa comprende tutte le spese necessarie all’assolvimento dei compiti militari specifici di esercito, marina ed aeronautica, nonché della componente interforze e della struttura amministrativa e tecnico industriale del ministero della difesa.

La funzione difesa si riferisce ai costi di funzionamento delle forze armate: stipendi del personale, acquisizione degli equipaggiamenti, ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, investimenti in infrastrutture militari, addestramento, manutenzione dei mezzi. Sono escluse invece le voci che non riguardano direttamente il funzionamento dello strumento militare, come ad esempio le pensioni o l’utilizzo dei Carabinieri per compiti di sicurezza interna.

È un’impostazione che anche lo Iai condivide da sempre perché i bilanci della difesa non sono omogenei a livello internazionale. Per la stessa ragione, nello studio Iai viene indicato anche il contributo agli investimenti finanziato dal ministero dello sviluppo economico (purtroppo solo come stima, mancando un dato ufficiale) e il finanziamento annuale alle missioni internazionali cui partecipa l’Italia, al fine di fornire un quadro complessivo delle spese italiane per la difesa.

Nel 2011, quando la crisi finanziaria ed economica iniziata negli Stati Uniti stava già diventando crisi dell’euro e dei debiti pubblici nazionali, i principali paesi europei hanno modificato in maniera diversa la spesa per la funzione difesa rispetto al 2010.

In valore assoluto, il taglio maggiore è stato effettuato in Francia, 1,9 miliardi di euro in meno dal 2010 (32,1 miliardi di euro) al 2011 (30,2 miliardi), con una riduzione del 6%. La Spagna ha ridotto la spesa per la funzione difesa del 6,5%, attestandosi su 7,2 miliardi nel 2011, e la Gran Bretagna dello 0,8% rimanendo di gran lunga il primo paese europeo per spese militari con 38,1 miliardi di euro. Al secondo posto la Germania, che aumentando la spesa per la funzione difesa dell’1,3% nel 2011 supera con 31,5 miliardi di euro la Francia. Sostanzialmente stabile nel biennio in esame la spesa per la funzione difesa in Italia, con circa 14,4 miliardi di euro sia nel 2010 che nel 2011, corrispondenti allo 0,9% del Prodotto interno lordo (Pil).

Spesa europea per la funzione difesa 2011 (miliardi di euro)

Le risorse mal ripartite dell’Italia
Il bilancio della difesa italiano, in linea con quanto accade nel resto d’Europa, è tendenzialmente impostato su una prospettiva di medio periodo, e difficilmente può subire drastiche variazioni da un anno all’altro. Ciò dipende dalla relativa rigidità dei capitoli di bilancio dedicati rispettivamente al personale e agli investimenti – in quest’ultimo caso concentrati in programmi di acquisizione e ammodernamento di equipaggiamenti della durata pluriennale. Nel corso dell’ultima legislatura, complice la crisi economica e dell’euro, la spesa per la funzione difesa è scesa dai 15,4 miliardi del 2008 ai 14,4 del 2011.

Si prevede inoltre un ulteriore taglio del 5,5% per l’anno in corso, con 13,6 miliardi di euro messi a bilancio per il 2012. In quattro anni, la spesa per la funzione difesa in Italia è dunque diminuita dell’11,6%, senza calcolare l’inflazione, contribuendo in misura ben maggiore di altre voci del bilancio dello stato alla riduzione del deficit pubblico. In un periodo in cui gli impegni per le forze armate italiane non sono certo mancati, dal perdurare delle missioni in Afghanistan, Libano e nei Balcani all’intervento militare in Libia, alla prolungata assistenza alla popolazione colpita dal terremoto dell’Aquila nel 2009.

Al problema della scarsità di risorse per la funzione difesa si aggiunge quello della loro ripartizione squilibrata e inefficiente. Tre sono le principali voci che compongono la spesa per la funzione difesa: il personale, al netto delle pensioni; gli investimenti, che comprendono la spesa per l’acquisto degli equipaggiamenti militari e la ricerca e sviluppo di nuove tecnologie; l’esercizio, che include le spese per l’addestramento dei reparti e per la manutenzione dei mezzi.

Per un moderno esercito professionale europeo, in grado di operare pienamente in ambito Nato e di svolgere sia le missioni oggi in corso sia i compiti prevedibili nel prossimo futuro, il modello ottimale vedrebbe metà delle spese destinate al personale, un quarto agli investimenti ed un quarto all’esercizio.

È quanto fatto dall’Italia nel triennio 2002-2004, quando la spesa per il personale era circa il 48-53% della funzione difesa, quella per gli investimenti il 23-26%, e quella per l’esercizio 24-26%. Verso tale modello tendono i principali paesi europei: nonostante i suddetti tagli alla difesa, nel 2011 Gran Bretagna e Francia hanno speso ciascuno circa 10,7 miliardi di euro per investimenti, stanziamenti in linea con il 2010: rispettivamente il 28,1% e il 35,4% dei rispettivi bilanci della difesa.

La composizione della spesa italiana per la funzione difesa nel 2011 ha visto invece il 65,9% delle risorse andare al personale, il 24% agli investimenti e solo il 10,1% all’esercizio. Situazione in peggioramento nel 2012, anno in cui si prevede ben il 70,6% della spesa per la funzione difesa destinata al personale, mentre soltanto il 18,2% andrebbe agli investimenti e l’11,2% all’esercizio.

Spese funzione difesa per tipologia 2002-2012 (in percentuale)

Riforme o tutti a casa
Perché la spesa per l’esercizio è così importante? In primo luogo, perché se il personale militare non è adeguatamente addestrato, con un aggiornamento necessario per utilizzare equipaggiamenti migliori ma più tecnologicamente più avanzati, corre maggiori rischi durante le missioni sul terreno, e svolge i propri compiti con più difficoltà e meno risultati. In alcuni casi il taglio alle spese per l’esercizio rende lo stesso personale non dispiegabile nelle missioni: ai piloti militari è richiesto un certo numero annuo di ore di volo per operare in sicurezza i velivoli a disposizione, siano essi aerei o elicotteri, e se questo addestramento regolare viene meno non sono abilitati a pilotare nelle operazioni.

In secondo luogo, perché se i mezzi non ricevono un’adeguata manutenzione risultano meno affidabili e sicuri, e possono diventare inutilizzabili come una qualsiasi automobile con i freni troppo usurati o rotti – fenomeno tanto più frequente quanto maggiore è l’utilizzo dei mezzi sul terreno e in ambienti particolarmente ostili. Perché la spesa per l’esercizio è così penalizzata rispetto alla spesa per il personale? Perché ad esempio la cancellazione di un certo numero di ore di volo non implica le riforme dolorose e impopolari necessarie per ridurre il personale militare e renderne più efficiente la struttura.

Il risultato di tale scelta miope è però quello di avere delle forze armate pienamente operative solo sulla carta, mentre in realtà al momento del bisogno buona parte dei mezzi giace pressoché inutilizzabile nei magazzini e buona parte del personale non è pronto per operare. Non a caso, già oggi l’Italia ha quasi dimezzato il numero di militari impiegati nelle missioni internazionali rispetto a meno di dieci anni fa. Il rischio concreto in assenza di riforme, è quello del tutti a casa.

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