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Presidenziali 2012

Yes Web Can: come Obama (re)inventa l’e-campaign

17 Giu 2012 - Stefania Cicco - Stefania Cicco

All’inizio della campagna elettorale per le presidenziali 2012, Barack Obama ammise il timore di non farcela: “La mia rielezione sarà dura – disse ai suoi sostenitori: l’economia sta uscendo da una recessione mondiale, la gente ha perso fiducia”. Forse, fu solo una mossa per scuotere le sue ‘truppe’, troppo sicure che la partita non potesse essere persa; o, forse, era la confessione sincera di un leader in difficoltà. Da allora, la situazione è cambiata a più riprese (e di certo ancora cambierà di qui all’Election Day del 6 novembre), ma Obama ha sempre continuato – e tuttora continua – ad affidare alla rete gran parte delle sue speranze di rielezione e anche di raccolta fondi.

Internet President
Oggi come nel 2008, i new media si confermano come il principale, irrinunciabile, alleato dell’Internet President, non solo perché importante fonte di cospicui finanziamenti – soltanto sul web Obama raccolse, durante la scorsa campagna, circa 500 milioni di dollari – ma anche in quanto efficacissimi canali di attivazione e mobilitazione di elettori.

Nel 2008, la grandiosa capacità di Obama è stata, e per molti versi continua ad esserlo, proprio quella di attivare, attraverso la rete, schiere di cittadini solitamente estranei ai processi della democrazia, spesso emarginati o scoraggiati dalla politica, riuscendo a mettere su un imponente movimento bottom up, dal basso, e a conciliarlo con una ferrea organizzazione top down, dall’alto, dando origine ad un “modello ibrido” di coordinamento organizzativo, che coniuga controllo e partecipazione, spinte verticali e orizzontali. Tutto, rigorosamente, online.

A sentire Jim Messina, l’italo-americano ex vice capo dello staff alla Casa Bianca ed attuale campaign manager di Barack Obama, oggi l’utilizzo delle principali piattaforme del web 2.0 è in grado di far sembrare preistoria la passata campagna elettorale; in realtà l’Internet Team del presidente, durante il periodo di governo, ha dovuto fronteggiare non poche difficoltà nel dialogo con gli elettori digitali, dovute al trasferimento del modello di comunicazione dalla campagna alle attività di governo. E c’è chi considera tali difficoltà decisive nella sconfitta delle elezioni di midterm del 2010.

Gli evocativi slogan del periodo elettorale (“Time to Change”, “I’m asking you to believe”, “Yes We Can”) hanno dovuto inevitabilmente lasciare il posto agli aridi tecnicismi necessari a spiegare una complessa riforma sanitaria o ai commenti, difficili da comprendere fino in fondo, indispensabili per giustificare una recessione senza precedenti, facendo perdere fascino e carica emotiva alle grandi narrazioni della campagna. A questo si aggiunse anche l’efficacia mediatica del movimento del Tea Party, che imparò proprio dal presidente in carica a sfruttare le potenzialità delle tecnologie digitali.

Nuova strategia comunicativa
In questa direzione si muove oggi l’intera strategia comunicativa del presidente e del suo staff, probabilmente consapevole che senza il supporto di milioni di cittadini, senza il loro entusiasmo e la loro partecipazione, l’utilizzo di Internet di per sé servirà a ben poco. “It begins with us”, come recita il titolo del video pubblicato online per lanciare la candidatura ufficiale alle presidenziali, in attesa che siano noti gli slogan di Usa 2012.

Anche un’attenta analisi delle principali piattaforme di comunicazione online usate dall’attuale presidente degli Stati Uniti, come il sito personale BarackObama.com, il sito ufficiale della Casa Bianca WhiteHouse.gov e la pagina ufficiale di Facebook, conferma come l’innovativo modello di comunicazione politica, che tenta di ripercorrere le tappe vincenti della precedente campagna, sia interamente volto a ricercare il coinvolgimento dal basso dei cittadini.

Tutti e tre gli strumenti si presentano ugualmente caratterizzati da una forte dose di autonomia e autoreferenzialità, soprattutto rispetto ai media tradizionali; ne consegue una sorta di “comunicazione disintermediata”, che ha l’obiettivo di informare e coinvolgere i cittadini, prima e al posto degli altri organi di informazione ufficiali, coerentemente con la volontà di mettere l’utente, potenziale elettore, al centro del proprio progetto.

Una comunicazione autoprodotta e preconfezionata, che intende informare e coinvolgere gli utenti-elettori, bypassando i tempi e i filtri del giornalismo tradizionale, attraverso uno stile colloquiale e “oraleggiante”, instaurando una conversazione alla pari, che esprima vicinanza e complicità, in un dialogo one to one con ogni singolo individuo.

Tutto questo potrebbe, però, non bastare: gli utenti mostrano un desiderio maggiore di informazione e non si collegano più al sito con l’obiettivo diretto di donare o diventare volontari, ma preferiscono prima raccogliere informazioni e poi decidere se dare o meno il proprio sostegno. In più, gli indici di partecipazione globale dei siti ufficiali, calcolati nel primissimo periodo della campagna in corso, si attestano ancora su valori mediamente bassi, se si considerano le straordinarie aspettative riposte in questo particolare ambito della comunicazione strategica di Obama.

Stanno sul ‘chi vive’, dunque, l’Internet President e i suoi: le strategie di mobilitazione online sembrano essere più facili da attuare per coloro che sono privi di potere rispetto a coloro che, invece, lo detengono. Riproporre il modello vincente della scorsa campagna elettore, senza adattarlo alle nuove condizioni (ed esigenze) del popolo americano, rischia di annoiare piuttosto che mobilitare. Quello che nel 2008 era novità oggi è prassi.

La capacità del Presidente 2.0 di rapportarsi con i suoi ‘followers’ sui new media, in vista della prossime elezioni, dipenderà, pertanto, anche e soprattutto dalla misura in cui la base dei sostenitori continuerà ad assomigliare ad un movimento sociale, mosso da passione, convinzione ed entusiasmo, e non ad un semplice blocco elettorale.

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