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Crescita versus rigore

L’effetto Hollande tra Roma e Berlino

9 Mag 2012 - Michele Comelli - Michele Comelli

La vittoria del candidato socialista François Hollande alle presidenziali francesi ha rilanciato un ampio dibattito in tutti i paesi dell’Unione europea. Un cambiamento di rotta nella politica europea della Francia si ripercuoterebbe infatti non solo sui rapporti tra Parigi e Berlino, ma più in generale sulla linea dell’Ue nella risposta alla crisi dei debiti sovrani.

Braccio di ferro
Davvero l’ago della bilancia in Europa si è spostato dal rigore e dalla disciplina fiscale alla crescita? Certamente, l’esito delle presidenziali francesi, come anche quello delle elezioni greche, segnala che i cittadini europei rigettano un’impostazione imperniata unicamente sul risanamento dei bilanci pubblici e che sta richiedendo loro dolorosi sacrifici. In Francia, in particolare, il presidente uscente Nicolas Sarkozy è apparso subalterno alla cancelliera tedesca nell’interpretare la linea del rigore.

Hollande, al contrario, ha dato voce alla stanchezza di molti cittadini verso l’austerità fiscale, così come alla volontà di non dire addio alle conquiste sociali acquisite. La vittoria del candidato socialista contribuirà certamente a determinare un riorientamento del dibattito europeo verso la crescita e lo sviluppo, anche se non è chiaro in che misura Hollande sarà in grado di mantenere gli ambiziosi impegni assunti durante la campagna elettorale.

Non appare probabile, ad esempio, che Hollande chieda davvero la rinegoziazione del Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria (il c.d. Fiscal Compact) firmato il 2 marzo scorso da 25 paesi membri dell’Ue. Già tre paesi hanno ratificato l’accordo, ma soprattutto un’eventuale rinegoziazione sarebbe difficilmente accettabile per la Germania, che ha fortemente voluto che le regole sulla disciplina di bilancio (peraltro già in vigore a livello di diritto secondario tramite emendamenti al Patto di stabilità contenuti in particolare nella c.d.. legislazione dei “Six Packs” approvata lo scorso anno) fossero inserite nella legislazione primaria, a livello di Trattato, in maniera da diminuire al minimo la flessibilità nel metterle in atto.

Rodaggio
Il cosidetto motore franco-tedesco, che aveva trovato un equilibrio dinamico nella coppia Sarkozy-Merkel, necessiterà di un periodo di aggiustamento prima di funzionare al meglio. Non solo i due leader hanno posizioni diverse sulla risposta alla crisi dei debiti sovrani, ma nemmeno si conoscono molto, avendo Hollande scarsa esperienza internazionale. Angela Merkel non ha fatto inoltre mistero della sua preferenza per Sarkozy, andando ben di là di quanto diplomazia e protocollo consiglierebbero. Dopo una incertezza iniziale, è tuttavia probabile che i due riescano a trovare un’intesa, nell’interesse loro e dell’Ue.

Il rapporto Parigi-Berlino è infatti troppo importante per soffrire delle lunghe crisi. Le migliori prove di funzionamento del motore franco-tedesco si sono per altro avute proprio quando i leader dei due paesi appartenevano a schieramenti politici contrapposti, come Giscard d’Estaing e Schmidt, o Mitterrand e Kohl. La regola potrebbe essere confermata dalla coppia Merkel-Hollande.

In Italia, la vittoria di Hollande ha suscitato reazioni positive non solo tra i partiti ed i leader del centro-sinistra, ma anche tra quelli del centro-destra. Bisogna mettere in conto che sia Berlusconi sia altri esponenti del suo partito non hanno mai perdonato a Sarkozy l’atteggiamento irrisorio ed umiliante mostrato nel corso di una conferenza stampa nello scorso autunno, quando i leader di Francia e Germania si fecero sfuggire un sorriso sarcastico dopo una domanda relativa all’affidabilità del governo italiano (e del presidente del Consiglio in particolare) rispetto agli impegni assunti al livello europeo.

Tra le ragioni che spiegano il sostegno relativamente bipartisan che Hollande ha ottenuto in Italia vi è la speranza che il futuro inquilino dell’Eliseo rimetta al centro della politica europea la questione della crescita, e che la graduale ridefinizione del rapporto tra Parigi e Berlino apra spazi di manovra per Roma. Il governo italiano vede infatti nel futuro presidente francese un alleato per attribuire rinnovata importanza in sede europea al tema della crescita.

Roma e Parigi
Dal punto di vista geopolitico la Francia appare infatti un partner più naturale per il governo italiano rispetto ad altri, come la Gran Bretagna, i paesi nordici e quelli dell’Europa orientale, con cui pure Roma ha sottoscritto il 20 febbraio scorso la “lettera sulla crescita” che esorta l’Ue a dare seguito ad una serie di misure destinate a rilanciare lo sviluppo nell’Unione.

Non bisogna tuttavia sottovalutare che le ricette che Hollande ha proposto in campagna elettorale sono ispirate al classico modello socialista, che prevede un forte ruolo dello Stato nella creazione di nuovi posti di lavoro, il che, tra l’altro sarebbe difficilmente compatibile con un contenimento della spesa pubblica.

Il governo Monti, invece, propone delle misure di stampo liberista, che devono essere adottate non a livello nazionale, bensì europeo. Il completamento del mercato unico dei servizi, la creazione di un mercato unico dell’energia o dell’area europea della ricerca, sono certamente più in sintonia con le classiche ricette proposte dalla Commissione europea e volte all’abbattimento delle barriere regolamentari tra Stati membri.

L’intenzione di Hollande di rinegoziare il Fiscal Compact non va inoltre nella direzione recentemente indicata dal governo italiano, di una tempestiva ratifica parlamentare del Trattato da attuarsi in concomitanza con quella del parlamento tedesco. La rinegoziazione del Fiscal Compact sembra però più un tema di propaganda elettorale che una realistica opzione politica. Dalle prime mosse del nuovo presidente francese si riuscirà a capire qualcosa in più sulle sue reali intenzioni. In tutta Europa, ma soprattutto di qua dalle Alpi, l’attenzione rimarrà molto alta.

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Vedi anche:

Il dibattito sulle prospettive dell’Ue e dell’Euro in Germania, Francia, Regno Unito e Spagna