IAI
Vertice Nato di Chicago

Italia in prima linea sulla non-proliferazione

24 Mag 2012 - Federica Mogherini - Federica Mogherini

Pochi giorni prima del vertice Nato di Chicago, la Camera ha approvato con voto unanime una mozione che impegna il governo italiano ad una posizione chiara e molto avanzata sul disarmo e la non-proliferazione nucleare. Il tema è infatti al centro della Defence and Deterrence Posture Review (Ddpr) che il vertice Nato ha approvato, con decisione consensuale e resa pubblica, dopo che il summit di Lisbona del 2010 aveva lasciato aperto il nodo della ridefinizione degli assetti convenzionali, nucleari e missilistici necessari all’Alleanza per far fronte alla sua missione strategica.

Armi nucleari in Europa
Il vertice di Chicago aveva in realtà un’altra priorità: ridisegnare il profilo dell’alleanza in un contesto globale estremamente complesso e fluido, e farlo in un anno elettorale per Stati Uniti e Francia (dove sono alle spalle le presidenziali, ma non le legislative). Questo ha certamente portato a focalizzare l’attenzione su alcuni passaggi simbolici, che aiutassero a cogliere il senso della strada intrapresa: una Nato sempre più network per la sicurezza globale, sempre meno alleanza esclusivamente militare, sempre più integrata e sostenibile in tempi di crisi economica.

Così, da un’agenda molto densa sono emersi alcuni punti più di altri: la strategia di transizione in Afghanistan da qui al 2014 e nella fase successiva, ancor più delicata; il rilancio di un sistema di partnership sempre più articolato, strategico e globale; l’avvio di 20 progetti di “smart defence” chiamati a razionalizzare gli strumenti alla luce sia delle priorità strategiche, sia delle esigenze di bilancio; l’avvio dello scudo missilistico e la necessità di stemperare le conseguenti tensioni con la Russia, che hanno reso impraticabile il Consiglio Nato-Russia proprio a dieci anni dalla sua nascita a Pratica di Mare.

Il passaggio del vertice che più è rimasto in ombra è quello relativo alla Ddpr. Forse perché se è vero che già la sua approvazione è un successo, è altrettanto vero che sul versante sensibile delle armi nucleari non ci sono sostanziali passi avanti. Non sulla “declaratory policy”; non sulle misure di trasparenza (sarebbe ora di superare la “secrecy policy” del “neither confirm nor deny” che vincola ad una antistorica opacità); non sulla presenza delle armi nucleari tattiche in Europa, se non un vago cenno di apertura per il futuro, in un quadro di reciprocità con la Russia che sarebbe irrealistico negare, ma che rischia di condannare l’Alleanza a mantenere un arsenale costoso, del tutto inutile dal punto di vista militare, e anche pericoloso se si considera il rischio di incidenti, errori o atti terroristici.

Finestra di opportunità
Un documento che indica quindi il mantenimento dello status quo, ma non chiude la porta ad ulteriori revisioni. Era difficile che un vertice “elettorale” ci consegnasse qualcosa di più: troppo forte per l’Obama premio nobel per la pace il rischio di venir additato come un “commander in chief” debole, soprattutto di fronte a una Russia che diserta il summit e mostra il volto nervoso di Putin. Il fatto positivo è che la finestra di opportunità aperta nel 2009 col discorso di Praga non si sia chiusa, e che ci siano margini per un lavoro futuro.

Di questo scenario eravamo consapevoli quando abbiamo deciso di impegnare il governo ad un complesso di posizioni molto avanzate in materia di disarmo e non-proliferazione nucleare. Il fatto che la posizione dell’Italia sia delineata da un atto parlamentare approvato unanimemente e con il favore del governo, rappresenta un’opportunità per giocare un ruolo più determinante sul dossier. L’Italia ha infatti una credibilità consolidata sia rispetto al Trattato di non proliferazione (Tnp) sia sulla “safety and security” nucleare.

Il versante su cui invece ha avuto un profilo più basso, a tratti silenzioso, è stato quello della “posture” nucleare della Nato, in particolare sulla presenza di armi nucleari tattiche americane su territorio europeo (ed italiano), su cui abbiamo scontato un residuo di mentalità da guerra fredda. Per superare questa condizione è utile che questo “anno sabbatico” che le scadenze elettorali internazionali determinano, sia usato per far maturare una posizione chiara, condivisa (tra parti politiche e tra diversi livelli istituzionali competenti) e trasparente, che consenta all’Italia di giocare pienamente il suo ruolo nell’ambito dell’Alleanza, senza fughe solitarie in avanti né atti unilaterali, ma anche senza inutili timidezze.

Priorità dell’Italia
L’impegno dell’Italia è oggi volto ad ottenere, in via consensuale in sede Nato: una “declaratory policy” che indichi come scopo fondamentale delle sue armi nucleari la deterrenza dell’uso di armi nucleari da parte di altri, in linea con Usa e Gran Bretagna; misure di trasparenza rafforzate; un’ulteriore riduzione del numero di armi nucleari tattiche in Europa, per arrivare alla loro eliminazione in tempi certi e rapidi (in particolare, la mozione impegna il governo a sostenere piani concreti, come quello proposto recentemente da Sam Nunn, o la proposta di 45 leader europei promossa dallo European Leadership Network); il rilancio delle attività del Consiglio Nato-Russia.

La mozione impegna inoltre il governo a lavorare per la realizzazione degli impegni presi alla Conferenza di revisione del Tnp nel 2010: l’attuazione del sistema delle “garanzie negative di sicurezza”, l’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando delle sperimentazioni, l’avvio di negoziati per la messa al bando della produzione di materiale fissile (Fmct), la realizzazione di una Zona priva di armi di distruzione di massa e dei rispettivi vettori in Medio Oriente, l’adozione universale del protocollo aggiuntivo dell’Aiea, con l’obiettivo di consolidare le capacità ispettive dell’agenzia.

Con questo profilo, e con una maggiore consapevolezza di sé, l’Italia può aiutare l’Alleanza a compiere scelte coraggiose e lungimiranti per il disarmo e la non-proliferazione nucleare.

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