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Francia al voto

La politica estera del prossimo presidente

28 Apr 2012 - Giordano Merlicco - Giordano Merlicco

La politica estera raramente è un fattore determinante nelle campagne elettorali dei paesi europei. Le elezioni presidenziali in Francia non fanno eccezione e, nell’attuale congiuntura economica, le conseguenze della crisi sono al primo posto tra le preoccupazioni dei francesi.

Dalle presidenziali francesi si può aspettare tuttavia un cambiamento della politica europea, che sarebbe più marcato in caso di affermazione di Hollande, ma si verificherebbe anche se Sarkozy riuscisse ad ottenere una riconferma. Il presidente uscente dovrebbe infatti tenere conto dei segnali emersi in queste elezioni, modificando almeno in parte l’atteggiamento assunto durante il suo primo mandato.

Bilancio controverso
Durante il suo mandato da presidente, Sarkozy ha insistito molto sulla politica estera come tratto saliente dei poteri assegnati al capo dello stato dalla costituzione francese. Sarkozy si è avvalso dell’esempio offerto dal secondo mandato di Jacques Chirac, che raggiunse l’apice della sua popolarità interna ed internazionale proprio con le sue scelte di politica estera e, in particolare, con la decisione di opporsi all’invasione americana dell’Iraq.

Durante la campagna elettorale in atto, Sarkozy non ha rilasciato molte dichiarazioni sulle questioni internazionali. La sua strategia mira piuttosto a presentarsi come un leader che ha saputo rilanciare il ruolo della Francia sulla scena internazionale.

La presidenza di Sarkozy è stata caratterizzata da scelte ambiziose in politica estera, anche se non tutte hanno ottenuto i risultati sperati. Con Sarkozy la Francia è tornata nel comando integrato della Nato, dopo che Parigi l’aveva lasciato nel 1966, per volontà del generale De Gaulle. Allora la scelta di Sarkozy ricevette molte critiche, ma ora in pochi farebbero marcia indietro. Hollande ha voluto precisare che, fosse stato per lui, la Francia non avrebbe compiuto questa scelta, ma che non è sua intenzione fare retromarcia su questo fronte.

La diplomazia francese ha investito molte energie nel progetto dell’Unione per il mediterraneo (Upm), accolto inizialmente con grande entusiasmo. Gli esiti del progetto sono stati deludenti, sia per la difficoltà di sottrarlo ai conflitti in corso (a cominciare da quello arabo-israeliano), sia perché i mezzi a disposizione dell’Upm si sono rivelati decisamente insufficienti rispetto alle sue ambizioni.

Sarkozy aveva inoltre espresso l’intenzione di modificare i rapporti con i paesi africani e, in particolare, con le ex colonie. Un impegno che è rimasto inattuato. Sarkozy è stato anzi criticato per il modo disinvolto con cui ha gestito i rapporti con la “Francafrique”. Il presidente, infatti, ha spesso preferito affidare compiti di rilievo a persone di sua fiducia, piuttosto che passare per i canali istituzionali della diplomazia.

Sorpresa
La Francia è stata colta di sorpresa dagli sconvolgimenti nei paesi arabi. La gestione della rivolta in Tunisia ha destato non poco imbarazzo, soprattutto quando sono venuti alla luce i legami personali e, talvolta, gli interessi economici che legavano la cerchia dell’ex presidente tunisino Ben Ali a personalità del governo di Parigi. Tuttavia, in Africa settentrionale, la Francia ha recuperato l’influenza perduta in Tunisia assumendo un ruolo di primo piano nella guerra di Libia.

In seno all’Unione europea, l’azione di Sarkozy è stata determinante per l’adozione del Trattato di Lisbona, che ha permesso di superare la fase di stallo seguita alla bocciatura del trattato costituzionale nei referendum del 2005 in Francia e Olanda. La gestione della crisi economica ha permesso invece a Parigi di rinvigorire i rapporti con la Germania, tanto che la cancelliera tedesca Angela Merkel non ha mancato di offrire il suo sostegno a Sarkozy all’inizio della campagna elettorale francese.

L’insistenza di Sarkozy sulla necessità di attenersi alla disciplina di bilancio e promuovere politiche di risanamento fiscale non sembra tuttavia aver riscosso il favore dell’elettorato francese. Per avere possibilità di successo al secondo turno, Sarkozy deve inoltre conquistare gli elettori di Marine Le Pen e l’Europa sembra il terreno di scontro privilegiato per la conquista dell’opinione pubblica nazionalista.

All’indomani del primo turno Sarkozy ha attaccato “l’Europa colabrodo” che non protegge le sue frontiere, aggiungendo che “i grandi paesi che hanno successo sono quelli che hanno creduto nella nazione e che fanno rispettare la propria identità nazionale”.

Europa e Afganistan
Su diverse questioni Hollande condivide le scelte di Sarkozy. Per citarne alcune, il candidato socialista appoggia la politica contro l’Iran, che combina la pressione diplomatica e le sanzioni economiche.

Hollande condivide inoltre la diffidenza di Sarkozy per l’integrazione europea della Turchia. Anzi, in questo caso, Hollande è stato ancora più duro del presidente uscente, affermando che una delle condizioni dell’ingresso di Ankara nell’Ue dovrebbe essere il riconoscimento da parte turca del genocidio degli armeni.

La convergenza su questi ed altri punti di politica internazionale è del resto provata dall’attività del parlamento, dove i deputati del Partito socialista francese hanno spesso offerto il loro sostegno alle decisioni della maggioranza.

Su due questioni Hollande ha assunto posizioni in netto disaccordo con Sarkozy: l’Afganistan e l’Europa. Cosciente dell’impopolarità della missione afgana, Hollande ha dichiarato che, in caso di vittoria, egli rimpatrierebbe il contingente francese entro il 2012. Il candidato socialista ha voluto precisare che la cooperazione con Kabul continuerebbe e che il ritiro avverrebbe in accordo con gli altri paesi della Nato. Occorre tuttavia ricordare che si tratta di una scadenza che anticipa di ben due anni il termine fissato dagli Stati Uniti, che prevede il ritiro delle truppe combattenti entro il 2014.

Per quanto riguarda l’Ue, Hollande ha duramente condannato la debolezza con cui l’Ue ha reagito alla crisi economica e ha biasimato le politiche di austerità promosse dalla Germania e appoggiate da Sarkozy.

Per Hollande la soluzione della crisi economica passa invece per misure che stimolino la crescita. Il candidato socialista ha dunque biasimato il trattato per la disciplina di bilancio, firmato in marzo da 25 dei 27 paesi membri, che egli chiederebbe di rinegoziare.

Hollande ha inoltre appoggiato l’idea di emettere titoli dell’eurozona (i cosiddetti ‘eurobond’), per far fronte alle difficoltà finanziarie degli stati membri, e di tassare le transazioni finanziarie, una misura che Sarkozy si era detto pronto ad applicare anche a livello nazionale, ma di cui non c’è traccia nella legislazione francese.

Un’altra Ue
Di fronte al consenso incontrato dalle proposte del suo sfidante, Sarkozy ha dovuto riorientare il suo programma. Dopo aver inizialmente accettato la scadenza del 2014, Sarkozy ha dichiarato che la Francia completerà il ritiro del proprio contingente in Afganistan entro il 2013, e che mille soldati francesi lasceranno il paese asiatico già entro la fine del 2012. Sarkozy ha inoltre moltiplicato le dichiarazioni in favore di politiche europee di stimolo alla crescita.

Dalle presidenziali francesi è dunque lecito attendersi un cambiamento della politica europea. Se un’affermazione di Hollande determinerebbe una discontinuità più netta, anche una riconferma di Sarkozy non potrebbe non tenere conto degli elementi emersi durante la campagna elettorale, e sarebbe costretto a riorientare, anche solo parzialmente, la linea seguita nel corso del primo mandato.

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