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Super PACs

Fiumi di denaro sulla campagna americana

20 Apr 2012 - Dario Sabbioni - Dario Sabbioni

È ancora presto per valutare l’impatto dei Super PACs (Political Action Committees, espressione che indica i comitati che finanziano la campagna elettorale americana) nella competizione che terminerà il 6 novembre con l’elezione del quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America. Numerosi elementi fanno tuttavia pensare che il denaro affluito attraverso questi organismi , che non hanno effettivi tetti di spesa, giocherà un ruolo molto rilevante nella scelta del prossimo inquilino della Casa Bianca.

Da due anni, infatti, i tradizionali PACs sono diventati anche Super, ovvero grandi raccoglitori di ricchissime donazioni private da parte di aziende, sindacati, associazioni (politiche e non) e individui. Ma quale è il vero potenziale di questi nuovi soggetti della politica americana? E perché il noto giornalista americano Fred Wertheimer, della Cnn, è giunto a definirli “un disastro per la democrazia”?

Fatta la legge…
A partire dalla prima metà degli anni settanta, la legislazione americana in materia di finanziamento ai partiti è diventata sempre più ambigua: da una parte sono sorti vincoli sempre più stringenti alle donazioni private, dall’altra sono aumentati gli escamotage dei grandi finanziatori per riuscire ad aggirare, tramite abilissimi avvocati, le regole poste dalla Federal Election Commission (Fec) fin dal 1972.

Dalla combinazione di due sentenze del 2010, una della Corte Suprema (Citizens United v. Federal Election Commission) ed una di una corte minore (Speechnow.org v. Federal Election Commission), si è arrivati al sistema di finanziamento che oggi suscita preoccupazioni tra i cittadini e gli osservatori politici, per due motivi principali. Da una parte, il combinato disposto delle due cause ha vietato contributi diretti alle campagne dei candidati, generando accuse di scarsa democraticità; dall’altra, il divieto di coordinamento tra il Super PAC e la campagna dei diversi candidati ha portato alla nascita di un vero e proprio monstrum, ovvero delle organizzazioni tentacolari leggere ma estremamente influenti.

Il modo più tipico per evitare di incorrere in una violazione della legge federale è stato quello di dirottare fondi su enti o associazioni ad hoc, che non risultando diretti finanziatori dei candidati né delle loro campagne hanno potuto agire quasi indisturbati e senza limiti reali nei versamenti. Oppure, come dimostrano le più recenti tecniche di campagna elettorale, è prevalso l’uso del negative advertisinge dalla character assassination, ovvero la scelta di puntare sulla distruzione del candidato avversario più che sulla presentazione della propria proposta politica. Ciò ha reso più facile per i PACs erogare finanziamenti ad agenzie che conducessero campagne denigratorie dell’avversario.

Senza limiti
La facilità con cui si è riusciti a creare, sotto il titolo di “spesa indipendente”, un sistema di finanziamento della campagna così differenziato, viene spiegata in uno studio per il Congresso americano del dicembre 2011 intitolato “Super PACs in Federal Elections: Overview and Issues for Congress”, che mette a confronto le sigle attraverso le quali si possono finanziare i candidati: comitati di partito, comitati “tradizionali”, comitati del candidato, PACs, etc. L’aspetto più rilevante messo in luce riguardo ai Super PACs è appunto la mancanza di un tetto di spesa, elemento potenzialmente dirompente.

Nella “migliore democrazia che si possa comprare”, come recita un’inchiesta del 2002 del reporter Usa Greg Palast (sulla scia della campagna Bush-Gore del 2000, una delle più dispendiose di sempre anche se a livelli incomparabili con quelli di oggi), le organizzazioni non-profit sono state quasi raggiunte da quelle for-profit nel finanziamento delle campagne elettorali. Nel biennio 2010-2011, come dimostrano i dati di Demos.org, il 17% della raccolta fondi (fundraising) dei Super PACs proviene dal mondo delle aziende e del business, mentre la metà è costituita da quote individuali.

È interessante inoltre notare come da quando si sono affermati i Super PACs, il contributo dei più ricchi al finanziamento della campagna elettorale è aumentato esponenzialmente, da un’iniziale 50% fino al 93% di oggi. Facile contrapporre questo fenomeno alla strategia di mobilitazione di Obama del 2008 che ebbe come cardine i piccoli contributori e come obiettivo proprio le fasce più deboli della popolazione.

Impatto sull’agenda politica
I Super PACs hanno già quindi influenzato la corsa alla nomination repubblicana. Secondo i dati di opensecrets.org, portale dedicato al monitoraggio delle spese delle campagne a livello federale negli Usa, vi sono pochi dubbi che i 160 milioni di dollari raccolti fino alla metà di aprile 2012 – e quindi destinati ad aumentare – costituiscono la più grande quantità di denaro in movimento per una sola elezione nella storia americana.

Il Super PAC Restore Our Future, che sostiene il candidato di punta dei repubblicani, Mitt Romney, ha raggiunto la ragguardevole cifra di 43 milioni di dollari, poco meno di un terzo del totale dei fondi raccolti da Super PACs repubblicani e democratici fino ad oggi. In più, la somma dei fondi raccolti da tutti i candidati repubblicani che si sono ritirati dalla corsa (ovvero tutti ad esclusione dell’ex-speaker della Camera Newt Gingrich e del congressman texano Ron Paul) non raggiunge nemmeno la metà di quanto raccolto da Romney.

Il Super PAC a sostegno di Obama, Priorities Usa Action, è stato fondato nell’aprile 2011 e fino a qualche mese fa si è mosso abbastanza in sordina, perché in passato il presidente si era ripetutamente dichiarato contrario a questo nuovo sistema di finanziamento. Da qualche mese, invece, Obama ha cambiato idea, anche sull’onda del già cospicuo fundraising che i Super PAC stanno realizzando nel campo repubblicano.

Con 424 Super PACs ufficialmente “in gara”, inoltre, le elezioni del 2012 confermano il trend di enorme crescita rispetto ai soli 84 Super PACs che esistevano per le elezioni di metà mandato del 2010.

I Super PACs svolgeranno un ruolo non secondario anche nella battaglia (che sarà serratissima) per il Congresso. Nella ventina di seggi chiave per determinare la maggioranza repubblicana o democratica, infatti, dove di solito i costi di una campagna non superano i due milioni di dollari, le ingenti risorse raccolte dai Super PACs potranno fare la differenza.

Le legislative che a novembre si svolgeranno contestualmente alle elezioni presidenziali saranno dunque un altro importante test dell’impatto di questi comitati. Sempre più dollari in campo, significano infatti sempre maggiore influenza da parte di chi i dollari li spende e, dunque, li ha. E come indicano numerosi sondaggi realizzati recentemente negli Usa, i più ricchi hanno priorità e interessi significativamente diversi da quelli della stragrande maggioranza degli elettori.

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