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Diritto internazionale

Lotta all’inquinamento dello spazio

30 Mar 2012 - Gabriella Catalano Sgrosso - Gabriella Catalano Sgrosso

Un gran numero di oggetti creati dall’uomo per le attività spaziali, ma non più utili, gira nello spazio: sono comunemente denominati “space debris”. Si tratta di oggetti che viaggiano alla velocità di 3 Km/sec e di 7,7 Km /sec, per cui un’eventuale collisione con oggetti in funzione (operazionali) potrebbe avere conseguenze molto dannose. Il pericolo maggiore, comunque, è quello delle collisioni a catena, la c.d. sindrome di Kesser, con produzione sempre maggiore di detriti.

Preoccupa soprattutto l’accumulo che si sta creando nelle orbite più vicine alla terra e nell’orbita geostazionaria, orbite più popolate da satelliti e dove il pericolo di collisione è maggiore. Poiché ormai tutti concordano nel ritenere che il metodo più semplice ed economico per trattare lo space debris è di prendere misure preventive e di mitigazione della produzione di detriti, piuttosto che misure riparatrici dopo l’incidente, gli sforzi della comunità scientifica e giuridica si stanno orientando in tal senso.

La sensibilità per la tutela dell’ambiente, di cui fa parte anche lo spazio, sta inoltre diventando sempre più acuta. Anche per questo gli Stati e le organizzazioni devono assumersi l’obbligo di adottare misure preventive.

Strumenti giuridici esistenti
Dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico, ivi compresa la Luna e gli altri Corpi celesti del 1967 (primo dei 5 accordi stipulati sotto l’egida delle Nazioni Unite e ratificato da cento Stati), deriva, tra gli altri principi base, un obbligo generico di non interferenza con le altrui attività, come potrebbe essere una contaminazione dannosa (art.1).

Un troppo indefinito divieto di contaminazione dello spazio e della Terra dallo spazio (forward contamination and back contamination) si ricava dall’art. IX dello stesso Trattato.

La Convenzione sull’immatricolazione del 1975 (che ha ottenuto 56 ratifiche), identifica l’oggetto ed eventualmente anche il relitto. In fase di modifica della Convenzione, sarebbe auspicabile che fosse reso obbligatorio fornire al Segretario generale, per l’iscrizione nel Registro internazionale, oltre ai normali dati richiesti dalla Convenzione, ulteriori utili informazioni sulle misure preventive prese, atte a non aumentare il debris nello spazio.

Si pone il problema se la Convenzione sulla responsabilità internazionale per i danni causati da oggetti spaziali del 1972 (87 ratifiche) possa essere applicata anche ai danni provocati dai detriti spaziali compresi, almeno in modo generico, nel termine “oggetto spaziale”.

L’art. II della Convenzione prevede la particolare responsabilità oggettiva assoluta (risarcimento senza obbligo della prova della colpa) nel caso che i danni siano provocati anche da detriti “sulla superficie terrestre o agli aeromobili in volo”. La connessione causale danno-Stato dell’oggetto spaziale, da cui i detriti si siano staccati, sarà ancora più difficile da dimostrare se il danno si sarà verificato molto tempo dopo l’incidente che ha provocato il detrito stesso.

Problemi più gravi, per il risarcimento dei danni da detriti, pone l’art. IV il quale prevede una responsabilità per colpa se il danno è causato nello spazio ad altro oggetto spaziale. Se questa prova della colpa è già estremamente complessa, qualora il danno si verifichi dopo poco l’avvenuto lancio, qualora il danno sia provocato dopo mesi o anni da un detrito, la prova della colpa è quasi impossibile.

In vista dell’adozione di una responsabilità assoluta per tutti tipi di danni, bisogna nel frattempo studiare se si può ipotizzare un tipo di responsabilità per colpa particolare. Se si viene alla formazione di norme di condotta che impongano allo Stato di lancio determinati comportamenti, l’inosservanza di queste norme renderebbe il comportamento dello Stato colpevole. E la prova che queste misure non siano state prese, sarebbe la prova stessa della colpa.

Una norma più incisiva per la protezione ambientale è l’art. VII dell’ Accordo sulla Luna del 1979 (solo 13 ratifiche). L’obbligo principale per gli Stati che esplorano ed utilizzano la Luna è di evitare di perturbare l’equilibrio lunare operando delle trasformazioni nocive o apportando materiali inquinanti.

Verso una soluzione
Nell’ambito delle Nazioni Unite, nel 1958 fu creato il Comitato per l’utilizzazione pacifica dello spazio extra-atmosferico (Uncopuos), che ha permesso agli Stati, sempre più numerosi (da 18 membri all’origine si è passati progressivamente a 53), di partecipare all’elaborazione delle norme relative.

Per poter meglio risolvere le questioni, considerando i legami fra diritto e gli aspetti tecnici, il Comitato ha creato un Sotto-Comitato scientifico e tecnico e un Sotto-Comitato giuridico. Il Sotto-Comitato tecnico-scientifico ha preso in considerazione recentemente il problema approvando un piano triennale di lavoro e l’emanazione di una risoluzione “United Nations Guidelines on Space Debris Mitigation”, res. 62/217 del 21 dicembre 2007.

Le sette misure di mitigazione, contenute nella risoluzione, sono passive e attive. Le misure passive sono rivolte alla protezione degli oggetti spaziali, con forme di scudi per evitare possibili collisioni con detriti. Le misure attive vanno da una migliorata concezione dei razzi e carichi utili, in modo da ridurre la possibilità di esplosioni involontarie e distacco di elementi e l’uso di vettori riutilizzabili, alla rimozione del propellente dagli “upper stages“, che è una delle fonti maggiori di debris. Rientrano nelle misure attive la rimozione dei satelliti inattivi. Alcune disposizioni normative tentano di evitare la produzione di detriti nell’orbita geostazionaria, e invitano a deorbitare i satelliti alla fine della loro vita in orbite “cimitero”, a 300Km di distanza dall’orbita geostazionaria.

Un’altra misura è il controllato rientro sulla Terra del veicolo spaziale una volta che abbia terminato la propria funzione. La stessa Stazione sovietica Mir ha subito un controllato rientro, al termine della sua prolungata vita nello spazio.

Finalmente, nel 2008, il Sottocomitato Giuridico dell’Uncopuos ha incluso nella sua agenda, la questione del debris. Anche se limitatamente allo scambio di informazioni sui meccanismi nazionali adottati per le misure di mitigazione del debris, si va nella giusta direzione per un inquadramento giuridico della materia.

Allo stato attuale sembra tuttavia piuttosto utopistico pensare alla formulazione di una convenzione specifica con vincoli definitivi. Il numero delle ratifiche, per altro, rischierebbe di essere esiguo.

Tali misure preventive, abbastanza flessibili per essere facilmente rivedibili in rapporto all’evoluzione tecnica, potrebbero costituire il contenuto di un codice di condotta stipulato da gruppi di esperti scientifici e tecnici nell’ambito dell’Uncopuos e portare alla formulazione di “Principi relativi alla protezione dell’ambiente spaziale dai danni causati dal debris” sull’esempio di quelli formulati per regolare l’uso dell’energia nucleare nello spazio.

L’attuale regolamentazione giuridica internazionale, riguardante la protezione dell’ambiente spaziale dall’inquinamento dei detriti, è alquanto generica e frammentaria, in linea con l’epoca in cui le Convenzioni dell’Onu furono formulate.

Sembra tuttavia che la soluzione del problema, che va cercata urgentemente, prima che la prolificazione del debris spaziale renda le missioni estremamente rischiose, come per gli altri ambienti (terra, acqua, aria), stia nella prevenzione.

Gli studi della Comunità scientifica internazionale si stanno muovendo, sotto la spinta di alcuni Stati leader (Francia Giappone, Russia, Stati Uniti) che hanno già adottato leggi nazionali per mitigare la produzione di space debris e di alcune organizzazioni, per mettere a punto tutte le misure preventive che impediscano, o rendano molto più improbabile, la produzione di debris. Misure che gli Stati devono convincersi ad adottare con una politica, antieconomica nell’immediato, ma lungimirante per garantire maggiore sicurezza nel futuro.

Gabriella Catalano Sgrosso è Professore associato, Diritto Internazionale, Roma “La Sapienza”.

Vedi anche:
Gabriella Catalano Sgrosso, Diritto Internazionale dello spazio, LoGisma ed. Firenze 2011, ISBN 978-88-97530-02-2, € 48,00.
Gabriella Catalano Sgrosso, , LoGisma ed. Firenze 2011, ISBN 978-88-97530-08-4, € 58,00, V. www.logisma.it.
Le due edizioni dell’opera sono on line su Casalini Libri .