IAI
Verso il cambio al vertice

Un principe rosso alla guida della Cina

24 Feb 2012 - Carlo Ferri - Carlo Ferri

La recente visita del vice presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti è servita da palcoscenico privilegiato per presentare al mondo chi, con ogni probabilità, diventerà la personalità politica più influente della Cina nel prossimo decennio. I principali analisti cinesi e internazionali prevedono, infatti, che Xi Jinping sostituirà Hu Jintao alla carica di Segretario generale del Partito comunista cinese in occasione del diciottesimo congresso nazionale, che si terrà il prossimo autunno a Pechino.

Se le autorità cinesi decideranno di seguire il protocollo già adottato nelle due passate occasioni, Xi Jinping cumulerà, nel corso del 2013, anche la carica di presidente della Repubblica Popolare Cinese, diventando il numero uno del partito e dello stato. La visita negli Stati Uniti è stata, quindi, un’opportunità unica per apprezzare lo stile di Xi Jinping sulla scena internazionale. Che tipo di leader hanno dunque scelto le autorità cinesi? Quali politiche saranno favorite sotto la sua guida?

Privilegiati
Figlio di Xi Zhongxun, un rivoluzionario della prima ora, Xi Jinping è spesso identificato come facente parte della corrente dei “principi rossi”, i privilegiati del partito. Xi Zhongxun era stato rimosso in tre occasioni dalle proprie funzioni e aveva subito, in epoca maoista, una prigionia di sedici anni, per venire poi riabilitato solamente alla fine della Rivoluzione culturale. Uomo vicino a Deng Xiaoping, principale artefice dell’apertura della Cina all’occidente e al capitalismo, durante gli anni ottanta Xi Zhongxun ha giocato un ruolo rilevante nel processo di riforma del paese asiatico.

Xi Jinping ha sicuramente ereditato dal padre l’orientamento riformista e, probabilmente, un giudizio critico dell’epoca di Mao. In effetti, egli stesso ha attraversato un’adolescenza dura, come molti giovani durante la Rivoluzione culturale. Nel gennaio del 1969, quindicenne, viene inviato in un remoto villaggio nelle montagne dello Shaanxi, dove lavora e vive in condizioni d’indigenza per sei anni, lontano dalla madre e dal padre recluso. Solamente nel 1975, alla fine della Rivoluzione culturale, Xi Jinping torna in citta, dove viene ammesso alla prestigiosa università Qinghua di Pechino e si diploma in ingegneria chimica.

Nel 1979, comincia la carriera. Nel 1990, diventa primo segretario della provincia del Fujian e tre anni dopo è trasferito nello Zhejiang. Alla fine degli anni novanta, Xi Jinping, torna di nuovo a studiare e consegue un diploma in scienze politiche, seguito da un dottorato in legge. Considerato fra le personalità più limpide dell’apparato, è chiamato nel 2007 ad assumere la carica di primo segretario di Shanghai, a seguito della rimozione di Chen Liangyu, accusato di corruzione.

Alcuni analisti hanno visto in questo avvicendarsi una manovra di Hu Jintao per sostituire un uomo per lui scomodo con un proprio protetto. Ad ogni modo, Xi Jinping, rimane in carica solo sette mesi, perché, a fine 2007, è nominato membro del comitato permanente dell’ufficio politico del Partito comunista cinese. Entra, pertanto, a far parte dei nove dirigenti più influenti del paese. Infine, nel 2008, è investito della carica di vice presidente.

Dirigenza condivisa
L’entrata di Xi Jinping nel comitato permanente è però affiancata alla promozione di un altro giovane membro: Li Keqiang. Malgrado diversi nomi siano circolati come successori alla carica di primo ministro, Li Kiqiang è considerato il dirigente più probabile a succedere a Wen Jiabao, per questa funzione. A differenza di Xi Jinping, Li Keqiang proviene da una famiglia umile della provincia dello Anhui. Anch’egli titolare di un dottorato di ricerca, è generalmente considerato vicino alla corrente “populista” del partito, composta di dirigenti, come nel caso di Hu Jintao e Wen Jiabao, la cui carriera politica si è costruita soprattutto nelle regioni interne e meno sviluppate del paese.

La contemporanea promozione di Li Keqiang e Xi Jinping al comitato permanente ha marcato una differenza rispetto al processo che ha portato al potere Hu Jintao e Wen Jiabao. Le attuali autorità sembrerebbero voler rafforzare una maggiore divisione dei poteri e come conseguenza, diminuire il ruolo centrale del segretario generale. Il concetto della “dirigenza condivisa” è stato d’altronde rafforzato proprio in occasione della nomina di Xi e Li, nel 2007.

Attraverso il comunicato ufficiale del diciassettesimo congresso, Hu Jintao ha posto l’accento sulla necessità di separare le responsabilità di potere, al fine di prevenire l’azione arbitraria di un unico dirigente. Questa evoluzione può essere interpretata come la conseguenza, nel discorso ufficiale, della presenza di più anime all’interno del partito. Allo stesso tempo, rappresenta il segno di una progressiva, seppur lenta, democratizzazione del sistema politico cinese. Se questo orientamento verrà confermato, il potere dei membri del prossimo comitato permanente è destinato ad accrescersi.

Lotte intestine
Massima istanza politica del paese, il comitato permanente è oggi composto da nove dirigenti. Ad eccezione di Xi Jinping e Li Keqiang, gli altri sette membri, fra cui Hu Jintao e Wen Jiabao, saranno tutti sostituiti in ottobre per raggiungimento del limite di età fissato, a 68 anni. Se l’introduzione di questa norma ha, nei fatti, favorito il ricambio generazionale, ha anche accresciuto le lotte interne al partito, come prova la recente vicenda del primo segretario di Chongqing e membro dell’ufficio politico nazionale, Bo Xilai.

Il 6 febbraio, Wang Lijun, capo della polizia e vice sindaco di Chongqing, nonché braccio destro di Bo Xilai, ha improvvisamente raggiunto il consolato americano di Chengdu. Apparentemente, Wang Lijun, vittima di un’inchiesta per corruzione e abbandonato da Bo Xilai, ha chiesto asilo politico agli Stati Uniti in cambio d’informazioni sensibili su alti dirigenti cinesi. Il giorno successivo, uscito dal consolato, Wang è stato all’istante arrestato dalle autorità cinesi e trasferito nella capitale. L’incidente, avvenuto a qualche giorno dalla visita ufficiale di Xi Jinping negli Stati Uniti, è risultato quanto meno imbarazzante per Pechino e ha segnato la sconfitta politica di Bo Xilai.

Alla luce della probabile uscita di scena di Bo Xilai, fra i venticinque membri dell’attuale ufficio politico in carica, solamente dieci rimangono candidabili, entro i limiti di età, ad un posto per il comitato permanente. Xi Jinping e Li Keqiang vedranno sicuramente rinnovato il loro mandato. Per gli altri otto, rimarrebbero, dunque, solo sette posti. Le autorità potrebbero decidere di aumentare il numero di poltrone, come già accaduto in passato, per attenuare le tensioni all’interno del partito.

Comunque vada, i prossimi dirigenti, siano essi più vicini alle posizioni di Xi Jinping o di Li Keqiang, proseguiranno l’opera di apertura e modernizzazione del sistema cinese, probabilmente, anche nella sua dimensione politica. Fra gli attuali membri dell’ufficio politico, ad esempio Liu Yandong, l’unica donna, e Li Yuanchao sono noti per sostenere posizioni favorevoli alla democratizzazione del partito, così come per incoraggiare una maggiore partecipazione dei gruppi di interesse e delle organizzazioni non governative al processo politico del paese.

Il diciottesimo congresso, che si terrà a Pechino nel prossimo autunno, consacrerà l’ascesa al potere di una nuova generazione, la quinta, che sarà composta di dirigenti preparati e moderni. Il peso considerevole assunto dalla Cina negli equilibri mondiali, impone alla comunità internazionale di guardare con attenzione a questo appuntamento. Il congresso sarà, infatti, un’occasione rilevante di cambiamento per la Cina e un’opportunità importante per il mondo al fine di conoscere il nuovo volto del gigante asiatico.

.