IAI
Lanciatore Vega

Italia e Europa rilanciano lo spazio

27 Feb 2012 - Anna Veclani - Anna Veclani

A dispetto del difficile momento di crisi che caratterizza l’Europa, il recente lancio inaugurale del razzo Vega, perfettamente riuscito, ha segnato un successo politico, industriale e tecnologico sia per l’Italia che per l’intero continente. Punto di arrivo delle prime attività spaziali condotte dal pioniere Luigi Broglio, il lanciatore è stato sviluppato sotto la guida italiana nell’ambito di un programma cooperativo dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Il piccolo Vega completa così la famiglia dei lanciatori europei, composta dal vettore pesante di esperienza trentennale Ariane e dal razzo russo di portata media Soyuz, il più utilizzato ed affidabile al mondo, recentemente “europeizzato”.

I tre lanciatori dovrebbero quindi garantire, almeno nel breve periodo, indipendenza strategica per l’Europa, ovvero un accesso autonomo allo spazio; il successo delle missioni nazionali e di quelle legate alla politica spaziale europea; una maggiore competitività sulla scena globale per la società di lancio Arianespace, che opera allo spazioporto europeo di Kourou (Guyana francese).

Nel lungo periodo, invece, l’Europa dovrà individuare una strategia equilibrata di investimento nelle sue capacità di lancio e adottare scelte politiche difficili in merito alla governance e all’organizzazione industriale del settore del trasporto spaziale. Anche l’Italia, attore spaziale di rilievo e protagonista dello sviluppo di Vega, dovrà fare la sua parte. L’occasione, imperdibile, sarà il prossimo Consiglio ministeriale dell’Esa previsto per la fine dell’anno.

Missione Vega
Vega è in grado di rilasciare in orbita bassa uno o più satelliti, di natura commerciale, ma soprattutto istituzionale, per missioni scientifiche e di osservazione della Terra. Il lancio di qualifica ha permesso, ad esempio, di posizionare il satellite dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) per misure relativistiche Lares, i sette esperimenti scientifici CubeSats (nano-satelliti) ed ALMASat-1 (micro-satellite dell’Università di Bologna). Lo sviluppo del lanciatore, al quale l’Italia ha contribuito per più del 60%, ha determinato positivi ritorni industriali e tecnologici nel paese, consolidando ulteriormente la nicchia di eccellenza che l’Italia vanta nel campo della propulsione solida e rafforzando la rispettiva filiera di industrie e centri di ricerca.

Oltre ai capicommessa Elv, società appositamente costituita dall’Asi (30%) e da Avio (70%) per la guida del progetto, e Vitrociset, azienda responsabile della piattaforma di lancio di Vega a Kourou, partecipano al programma numerose piccole e medie imprese. In base alle stime di mercato, Vega sarà commissionato per cinque lanci all’anno, favorendo gli investimenti in ricerca e sviluppo, l’efficienza dei cicli produttivi e la creazione di nuovi posti di lavoro. Al momento, sono già stati firmati due contratti con l’Esa per il lancio dei satelliti Sentinelle del programma europeo di osservazione della Terra – il Global Monitoring for Environment and Security (Gmes) – nel 2014 e nel 2016.

Vega, accanto a Souyz e Ariane, permetterà all’Europa di ampliare il mercato dei lanci istituzionali, oggi molto limitato, specialmente rispetto a quello di altre potenze spaziali come Cina, Stati Uniti e Russia. I tre lanciatori sfrutteranno l’opportunità offerta dai programmi europei Gmes e Galileo (navigazione satellitare) per effettuare più lanci istituzionali: più di trenta satelliti da posizionare in orbita sull’orizzonte del 2020. In questo senso si è già utilizzato Soyuz per il lancio dei primi due satelliti operativi di Galileo e tutti i successivi saranno lanciati dallo stesso vettore e da Ariane. A questi, si potranno aggiungere i lanci legati a missioni istituzionali nazionali.

Futuro alle porte
Il successo di Vega e Ariane, i due lanciatori propriamente europei, nonché dei loro successori, dipenderà in gran parte dalle decisioni assunte dai paesi membri dell’Esa durante la ministeriale di fine 2012. Il Consiglio dovrà infatti stabilire quali programmi di lanciatori portare avanti con uno sguardo al 2025; e definire una struttura appropriata di Arianespace e dell’industria del trasporto spaziale tale da garantirne sostenibilità e competitività nel lungo periodo.

Per il futuro si dovrà decidere se avviare contemporaneamente lo sviluppo dell’evoluzione di Ariane, l’Ariane 5 Mid-life Evolution (ME), ed il programma preparatorio del successore, il Next Generation Launcher (Ngl), o optare per una sola delle due alternative, non senza oneri gravosi nel primo caso e conseguenze per la continuità dell’accesso europeo allo spazio nel secondo.

Riguardo Arianespace e l’industria, prima di stabilire la nuova strategia di investimento, si dovranno fare i conti con le perdite che la società ha subito negli ultimi anni, dovute prevalentemente al principio del “ritorno geografico” – regola aurea applicata in ambito Esa – e all’organizzazione industriale sottesa a sviluppo, produzione e commercializzazione dei lanciatori. Il “ritorno geografico”, pur offrendo vantaggi per le industrie nazionali, non garantisce efficienza dal punto di vista dei costi e del ciclo produttivo. Il sistema di appalti consente inoltre che alcuni fornitori di Arianespace, e in primo luogo il capocommessa di Ariane, siano anche suoi azionisti, dando vita a un conflitto di interessi.

Oggi Arianespace è una società pubblico-privata dominata dalla Agenzia spaziale francese (Cnes), che detiene la maggioranza relativa dell’azionariato, seguita dalle industrie del settore, in particolare da Eads e le sue controllate. Si dovrebbe quindi definire una governance più lineare e trasparente, prendendo in considerazione ogni possibile opzione, consapevoli che nel settore del trasporto spaziale è difficile avere bilanci in attivo senza il sostegno dei governi. Tra le possibilità si può immaginare una struttura completamente pubblica o, al contrario, interamente privata, ma che riesca a tutelare gli interessi di quei paesi che più investono nel settore del trasporto spaziale, come Francia, Italia e Germania.

Ciò potrebbe rivelarsi possibile anche nel caso di una privatizzazione. La costituzione di una nuova società, guidata da Eads-Astrium Space Transportation e Avio, consentirebbe ad esempio una razionalizzazione delle attuali attività europee di natura industriale e commerciale nel settore del trasporto spaziale, che oggi sono frammentate e collegate a diverse società internazionali partecipate dalle stesse Eads e Avio. Gli interessi dei suddetti governi, essendo rappresentati negli azionariati delle due aziende, sarebbero così garantiti.

Nuova governance
La riflessione sulla governance dovrebbe altresì includere la gestione del cosmodromo europeo di Kourou, all’apparenza una struttura francese concessa in uso all’Esa. In base agli accordi, l’Esa è proprietaria delle infrastrutture di lancio, ma la Francia detiene il potere decisionale su tutte le operazioni e garantisce con le proprie forze armate la sicurezza del centro. La dimensione europea dovrebbe essere quindi più valorizzata, anche in virtù del fatto che l’Esa è in parte responsabile, anche giuridicamente, dei danni eventualmente procurati, in particolare, dai lanci di Vega. Una maggiore “europeizzazione” dello spazioporto potrebbe essere garantita dalla copertura da parte dell’Ue di parte, almeno, dei costi.

A cavallo tra il 2011 ed il 2012, l’Europa ha conseguito alcuni importanti successi in campo spaziale, anche grazie all’autonomia delle capacità di accesso allo spazio: dal primo lancio della versione europea di Soyuz per la messa in orbita dei satelliti di Galileo a quello di qualifica di Vega, dalla firma dei nuovi contratti per lo sviluppo dei successivi satelliti di Galileo a quella per l’adattamento di Ariane per il lancio di questi ultimi.

È evidente dunque che senza una efficace politica di accesso allo spazio, l’Europa non potrebbe portare avanti iniziative spaziali, comuni o nazionali che siano, e competere con Stati Uniti, Russia e Cina, fortemente impegnati a sostenere le attività spaziali. Gli stati membri Esa, Italia inclusa, devono quindi continuare a garantire gli investimenti necessari al settore del trasporto spaziale, ma anche impegnarsi politicamente a ridefinire la sua governance. Ciò permetterà alla politica spaziale europea e a quelle nazionali di progredire, rafforzando il prestigio, l’indipendenza strategica, l’innovazione e, non ultimo, anche l’occupazione in questo importante settore.

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