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Caso Wulff e crisi greca

Angela Merkel nell’angolo

18 Feb 2012 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

La cancelliera tedesca Angela Merkel deve registrare, nel giro di poche ore, un doppio smacco politico ed economico: le dimissioni del capo dello Stato da lei imposto neppure due anni or sono, Christian Wulff, accusato di corruzione, e il dissenso, ufficialmente negato, del suo ministro dell’economia Wolfgang Schäuble sull’atteggiamento da tenere nei confronti della Grecia. E il ‘venerdì orribile’, tra l’altro un venerdì 17, di Angela la cancelliera comincia con l’annullamento della visita a Roma (forse un rinvio alla prossima settimana).

Dopo Horst Koehler, fattosi da parte dopo dichiarazioni non condivise sull’Afghanistan, Wulff è il secondo presidente tedesco che si brucia senza portare a termine il mandato, da quando la Merkel è a capo del governo. La vicenda getta un’ombra sulla leadership politica della cancelliera, che già aveva incontrato qualche difficoltà a far eleggere Wulff, mentre Schäuble pare contestarne la visione europea ed economica.

Vulnus per la cancelliera
Adesso, la cancelliera ha due puzzle da comporre su tavoli diversi: quello greco, economico-europeo, e quello del presidente della Repubblica, politico-interno. Le dimissioni di Wulff, 52 anni, sono un vulnus alla capacità di giudizio della cancelliera che aveva scelto quel conservatore ancor giovane a un posto essenzialmente onorifico, ma che richiede prestigio morale. Un prestigio senza rimedio compromesso dopo la decisione del procuratore di Hannover di chiedere al Bundestag di togliere al presidente l’immunità parlamentare per sospetti di corruzione: Wulff s’è dimesso dopo avere riconosciuto che la fiducia dei tedeschi in lui era “compromessa” – il 77% avevano perso stima in lui e quasi il 50% ne reclamavano le dimissioni subito; ha ammesso di avere compiuto “degli errori”, ma ha rivendicato di non avere fatto “nulla di illegale”.

L’interim viene ora assicurato dal presidente del Bundesrat Horst Seehofer. E la cancelliera, questa volta, ha già dichiarato di volere individuare una soluzione concordata per la presidenza, invece di imporre, come fece nel 2010, la propria scelta – Wulff passò solo al terzo scrutinio, dopo essere stato ‘impallinato’ ai primi due da franchi tiratori della maggioranza. La Merkel consulterà gli alleati della coalizione al potere e quindi le opposizioni.

Wulff era sotto il tiro dei media e della magistratura da due mesi; sotto accusa, suoi comportamenti quand’era a capo del governo della Bassa Sassonia, dal 2003 al 2010: avrebbe profittato della sua posizione per ottenere vantaggi di varia natura, fra cui vacanze pagate da ricchi imprenditori in Italia, a Maiorca e negli Stati Uniti, e avrebbe poi cercato di soffocare lo scandalo.

In questo contesto, la telefonata a tre, pur delicata, con il presidente del Consiglio italiano Mario Monti e il premier greco Lucas Papademos, che ha surrogato la mancata missione romana, è stata quasi il momento meno difficile del venerdì 17 della cancelliera tedesca. Alla fine del colloquio, “dettagliato e condotto con spirito costruttivo”, recita una nota diffusa da Palazzo Chigi, i tre leader si dichiarano “fiduciosi che lunedì l’Eurogruppo possa raggiungere l’accordo sulla Grecia”.

Aiuto o default
I ministri delle finanze dei paesi dell’eurozona si riuniranno lunedì a Bruxelles per decidere se vi sono le condizioni per attribuire ad Atene un aiuto senza precedenti, dell’ordine di 130 miliardi di euro. Punti sul vivo dai ritardi della Grecia, che, dopo avere falsato i conti, adesso recalcitra a metterli in ordine, su uno sfondo forti tensioni sociali, alcuni paesi esitano a sbloccare i fondi perché temono che il programma varato dal Parlamento ellenico e gli impegni presi dai partiti politici diventino carta straccia dopo le elezioni anticipate indette, tra lo sconcerto europeo, per il prossimo aprile.

Sul fronte greco-europeo, più che con Papademos e i partner dell’Ue, la Merkel dovrebbe dunque vedersela con il ministro dell’economia, che, secondo la Sueddeutsche Zeitung, propende per una dichiarazione d’insolvenza formale da parte di Atene, mentre la cancelliera considera un default della Grecia un’eventualità troppo rischiosa. Il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert s’affretta a tamponare la falla aperta dalla Suddeutsche Zeitung: la Merkel e Schäuble, assicura, non sono in disaccordo, ma stanno anzi “spingendo in un’unica direzione” per assicurare la stabilità della Grecia e la sua appartenenza all’euro.

E sul fatto che la Grecia debba rimanere all’interno dell’eurozona, la cancelliera e il ministro, effettivamente, concorderebbero. Basandosi sull’esperienza di questi ultimi due anni, però, Schäuble non crede che il governo ellenico possa e sappia realizzare le riforme concordate con Ue, Bce ed Fmi nei tempi indicati. E, anche qualora tutto proceda come previsto, il ministro ritiene l’obiettivo del 120% nel rapporto debito/Pil entro il 2020 troppo gravoso per il sistema economico greco.

Per questo, riferisce il quotidiano, da qualche tempo Schäuble starebbe vagliando la possibilità di un’insolvenza ufficiale da parte greca e dell’apertura di un’ulteriore trattativa con i creditori, verso un taglio del debito più consistente. La Merkel condividerebbe in gran parte l’analisi del ministro, ma non le conclusioni, perché sarebbe soprattutto preoccupata dall’eventualità che una dichiarazione di insolvenza possa scatenare una reazione a catena incontrollabile nell’eurozona, in particolare in Spagna e Italia, fino a portare al crollo dell’euro. Schäuble, invece, ritiene che l’insolvenza ellenica avrebbe ripercussioni limitate, perché i mercati avrebbero già scontato l’impossibilità della Grecia di ripianare i propri debiti.

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