IAI
Primarie Usa

Testa a testa per la nomination repubblicana

24 Gen 2012 - Alessandro Marrone - Alessandro Marrone

Con la netta vittoria di Newt Gingrich su Mitt Romney nelle primarie in South Carolina, la corsa per la nomination alla Casa Bianca nel campo repubblicano rimane aperta ed incerta, testimoniando la frattura tra l’ala moderata e quella più conservatrice del partito, oggi privo di leader riconosciuti.

Inattesa rimonta
Gingrich, ex speaker della Camera dei rappresentanti negli anni ‘90, ha ottenuto il 40% dei voti in South Carolina, stato tendenzialmente conservatore, grazie alla sua posizione rigorosamente conservatrice su temi etici, quali ad esempio l’aborto. Non sembra aver inciso in tal senso la sua vita privata, segnata da due divorzi e un adulterio, considerando che anche tra l’elettorato femminile che ha partecipato alle primarie Gingrich ha raccolto il 39% dei consensi.

Romney, ex governatore di uno stato di orientamento democratico come il Massachusetts, è arrivato secondo in South Carolina con il 27,8% dei voti. Romney non ha guadagnato consensi tra l’elettorato della destra cristiana probabilmente a causa della sua fede mormone, e della sua precedente posizione a favore dell’aborto, rinnegata solo pochi anni fa. A sfavore di Romney potrebbe aver pesato anche la sua provenienza dal New England, rispetto a un candidato come Gingrich che politicamente e per biografia personale ben rappresenta l’area geografica, sociale e culturale del sud degli Stati Uniti.

Terzo classificato in South Carolina con il 17% dei voti Rick Santorum, altro esponente della destra repubblicana, ma più giovane e meno conosciuto di Gingrich, e con minori risorse economiche a disposizione per la sua campagna elettorale. Il deputato texano Ron Paul, fiero e anziano (76 anni) esponente di quella corrente libertaria che pre-esisteva al Tea Party e ne ha ricevuto linfa negli anni dell’amministrazione Obama, ha ottenuto il 13% dei voti pur avendo investito ben poche energie nella campagna in South Carolina.

Le ultime primarie sono seguite a quelle del New Hampshire, vinte da Romney con il 40% dei consensi, e a quelle dell’Iowa, vinte da Santorum con soli 34 voti di vantaggio su Romney. In entrambi i casi Paul è arrivato terzo, raccogliendo circa il 20-25% dei consensi, un risultato inatteso per il deputato texano alla sua seconda corsa per la candidatura repubblicana dopo il tentativo del 2008.

Effetto sorpresa
Paul, radicalmente liberista in campo economico, a differenza degli altri due candidati della destra repubblicana sostiene posizioni simili a quelle dei liberal sui temi etici e sul rapporto tra diritti civili e sicurezza nazionale, ed ha un orientamento isolazionista in politica estera. Con una piattaforma del genere è altamente improbabile che Paul conquisti la candidatura repubblicana, tuttavia è probabile che continui ancora a lungo la sua corsa, a differenza di quanto fece nel 2008, visto il significativo successo che sta riscuotendo.

Maggiori chance di diventare lo sfidante repubblicano di Obama ha invece Gingrich. L’ex speaker della Camera in South Carolina ha infatti raccolto il consenso di gran parte della destra repubblicana, anche grazie al minore frazionamento del campo conservatore dovuto al ritiro di Michelle Bachmann e Rick Perry. Dopo il ritiro, Perry ha esplicitamente dichiarato il suo sostegno per Gingrich, contribuendo alla sua recente affermazione.

La destra cristiana costituisce una parte consistente, e in alcuni stati maggioritaria, del partito repubblicano, ed è alquanto scettica se non apertamente ostile nei confronti di Romney. Quest’ultimo, considerato il candidato favorito nelle scorse settimane, finora non sembra dotato di quel carisma necessario a mobilitare gli elettori repubblicani e a conquistare consensi anche in fasce di elettorato non troppo in linea con le sue posizioni o la sua biografia personale. Romney gode del sostegno di gran parte dell’establishment repubblicano, ma ciò non è stato finora sufficiente per convincere la base del partito: la campagna a suo favore da parte della governatrice della South Carolina, Nikki Hailey, ad esempio, non ha avuto l’effetto sperato.

Romney resta il candidato più forte quanto a risorse economiche, ma la sua recente sconfitta potrebbe ridare fiato alla campagna di raccolta fondi dei suoi avversari. L’ex governatore del Massachusetts rimane uno dei candidati più credibili per le elezioni presidenziali, l’unico che secondo tutti i sondaggi potrebbe mettere a rischio la rielezione di Obama grazie alle sue posizioni moderate.

Opposte fazioni
Credibilità e moderazione potrebbero però non essere adatte, in queste primarie, a contrastare la capacità di Gingrich di suscitare entusiasmo in quella parte della base repubblicana più fortemente alla ricerca di un candidato che rappresenti l’opposto di Obama. In questo quadro, è incerto il ruolo di Santorum, che contendendo a Gingrich la leadership della destra religiosa potrebbe dividere l’ala più conservatrice del partito repubblicano, favorendo in questo modo Romney. Ciò si è verificato, in una certa misura, in Iowa e South Carolina, seppure in dimensioni non sufficienti a far prevalere il candidato mormone. Ma non è detto che si ripeta nelle prossime primarie se Gingrich consoliderà la sua posizione tra la destra cristiana.

Un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dal ruolo dei gruppi privati che, formalmente senza coordinamento con lo staff dei singoli candidati, secondo una recente sentenza della Corte Suprema possono finanziare campagne pubblicitarie a favore o contro i politici in corsa per la nomination repubblicana. L’incertezza della corsa repubblicana è testimoniata anche dalla sostanziale inaffidabilità dei sondaggi di opinione condotti negli ultimi mesi: fino a pochi giorni prima del voto in South Carolina, ad esempio, la maggior parte delle rilevazioni dava Romney in vantaggio su Gingrich, che poi ha invece vinto con 13 punti di vantaggio sul candidato mormone.

Buone performance nei dibattiti televisivi o, viceversa, una posizione ondivaga o debole sui temi via via al centro dell’attenzione dei media, potrebbero spostare da un candidato all’altro le preferenze di quella significativa percentuale di elettori che risulta ancora indecisa. In una situazione politicamente così fluida, le primarie previste in Florida per il 31 gennaio potrebbero rivelarsi ancora non risolutive, seppure certamente importanti, per la scelta definitiva dell’anti Obama repubblicano.

.