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Ruolo delle città

Torino nel mondo

1 Dic 2011 - Piero Fassino - Piero Fassino

Per un secolo Torino è stata una città esclusivamente industriale, e ciò le ha permesso di diventare una metropoli.

La transizione iniziata alla fine degli anni ottanta è stata molto sofferta, ma ha consentito alla città di assumere la poliedricità che la caratterizza oggi: centro industriale che punta sempre di più su innovazione, ricerca e specializzazione tecnologica; metropoli terziaria e di servizi; città finanziaria con postazioni strategiche delle due principali banche del paese; polo universitario e della conoscenza con due atenei di eccellenza (centomila studenti, di cui quindicimila stranieri) e un sistema della formazione di qualità europea come il Campus Onu, dove trovano sede tre importanti centri di preparazione dei quadri dell’Onu come l’Ilo, l’Unicri e lo Staff college.

Torino è diventata, infine, anche una capitale di cultura attrattiva e accogliente, visitata nel 2010 da oltre cinque milioni di persone.

Oltre la crisi
Il cambiamento del codice genetico della città è maturato anche attraverso alcuni passaggi cruciali, come ad esempio l’Olimpiade invernale del 2006, che hanno offerto di Torino un’immagine inedita rispetto a quella del passato, che era principalmente legata alla Fiat o alla Juventus. La recente crisi economica e finanziaria ha messo ancor più in luce sia le profonde interrelazioni che caratterizzano il moderno sistema internazionale, sia il rapporto tra i grandi circuiti finanziari e i sistemi produttivi locali. L’area metropolitana torinese è un esempio lampante di queste interconnessioni.

Nella provincia di Torino ci sono 238 mila imprese, buona parte delle quali ben predisposte all’internazionalizzazione. Non a caso si tratta della terza provincia in Italia per esportazioni, e nei primi sei mesi del 2011 le vendite oltre confine sono cresciute dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati della Camera di commercio di Torino indicano inoltre che l’area metropolitana è tra le prime, a livello nazionale, per investimenti in ricerca e sviluppo sostenuti dalle imprese, con una prevalenza della ricerca applicata e a servizio delle aziende.

Oltre all’innovazione, i punti di forza della città sono anche l’auto motive, l’aerospazio e la lunga tradizione di design apprezzata in tutto il mondo. Ma ciò che contraddistingue Torino è soprattutto la capacità di fare sistema, attraverso una collaborazione continua tra istituzioni, Università, enti di ricerca, aziende, realtà economiche e imprenditoriali.

Internazionalizzazione
Se le imprese torinesi stanno oggi conoscendo una lieve ripresa della produttività è soprattutto grazie alla domanda internazionale. La ripresa, infatti, è selettiva: le imprese che avevano sviluppato strategie di internazionalizzazione stanno, anche se con le ovvie difficoltà del momento, uscendo dal “torpore” della crisi, al contrario di quelle legate al mercato nazionale.

Un esempio del dinamismo internazionale della città è anche rappresentato dall’importante candidatura che la Camera di commercio di Torino ha lanciato nel giugno scorso per ospitare, nel 2015, la settima edizione del congresso mondiale delle Camere di commercio. Un evento che offrirebbe ulteriore visibilità al sistema produttivo locale, con riflessi potenzialmente positivi per tutto il Piemonte.

Torino sta inoltre promuovendo internazionalmente importanti realtà culturali, a partire dal museo Egizio, dalla Galleria d’arte moderna, dal Castello di Rivoli o dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Per non parlare delle Orchestre sinfoniche della Rai di Torino e del Teatro Regio, apprezzate in tutto il mondo.

E poi cultura, intesa come vero strumento di arricchimento umano. Vale la pena ricordare solo l’ultimo evento in ordine di tempo: l’eccezionale e rarissima esposizione dell’Autoritratto di Leonardo del 1500, che viene custodito con ogni cura in un caveau della Biblioteca reale di piazza Castello. Quel volto “sanguigno” di 33 centimetri per 21 che il mondo ci invidia è esposto alla Reggia di Venaria, e lì rimarrà fino alla fine di gennaio del prossimo anno. Un sicuro successo che, mi dicono gli organizzatori di Italia 150, vede le prenotazioni levitare anche e specialmente dalle richieste provenienti dall’estero. Una specie di “effetto Sindone”. Cultura è anche questo. Saper creare eventi che catalizzino l’interesse mondiale su Torino e che riescano a ripagare i turisti, stranieri e italiani, della fatica e del costo anche di un lungo viaggio.

Nuove generazioni
Come sindaco ritengo la proiezione internazionale di Torino così importante che, a differenza dei miei predecessori, dopo l’elezione ho deciso di tenere sotto la mia diretta responsabilità le deleghe alle relazioni internazionali, alla cooperazione e alle politiche giovanili: i tre settori fondamentali per il futuro della città.

Nei primi intensi mesi di lavoro la nuova amministrazione si è dedicata al rilancio dei rapporti con le città gemellate o collegate a Torino: dalle piccole e grandi città francesi – prima fra tutte Lione, cui ci lega la questione della Tav – fino ad arrivare a città giapponesi o dell’America latina. Attraverso gemellaggi, partenariati e altro, Torino intrattiene oggi rapporti strutturati con 62 città in tutto il mondo.

La crescente integrazione economica e politica del sistema internazionale non è eludibile, e va vissuta come grande opportunità. Se oggi Torino riesce a vivere questa stagione in modo aperto e competitivo, è soprattutto per merito dei suoi cittadini, che ne hanno saputo interpretare in modo intelligente la trasformazione degli ultimi anni, senza lasciar mai prevalere istinti di chiusura o di isolamento.

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