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Opinioni pubbliche in Europa e Usa

Più coordinamento Ue per l’immigrazione

15 Dic 2011 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

Per l’immigrazione ci vuole una politica europea: quante volte lo abbiamo sentito la primavera scorsa, quando profeti di sventura politicamente ispirati predicevano l’approdo sulle coste italiane d’un esodo biblico di migranti dal Nord Africa. L’esodo non c’è stato, almeno nelle dimensioni paventate (poche decine di migliaia di arrivi, dove se ne annunciavano milioni); e la politica europea non è, ovviamente, nata.

Il momento giusto per portarla avanti sarebbe ora, lontani dalla pressione, e dalle paure, di una crisi immanente, ma ancora dentro alle pulsioni razziste e xenofobe con cui le società europee, dai paesi nordici all’Italia, affrontano la crisi economica e vivono l’ansia di una evoluzione multi-etnica delle nostre comunità. Tragedie come quella di martedì 13 dicembre a Firenze, dove un’estremista di destra dà la caccia agli ambulanti senegalesi e ne uccide due, prima di suicidarsi, segnalano un profondo disagio che può sfociare in dramma a ogni momento.

Meglio l’Ue
Nel 2011, il sostegno delle opinioni pubbliche europee a un’autorità comune che determini quote di immigrati paese per paese è cresciuto ovunque, stando ai dati raccolti dall’ultimo sondaggio Transatlantic Trends Immigration, passando in un anno dal 30 al 42%. L’interesse maggiore a una gestione europea è dichiarato dai paesi del Sud dell’Ue: il 60% degli italiani (contro il 47% nel 2010) e il 51% degli spagnoli (contro il 34% dell’anno prima) ritengono preferibile affidarsi all’Unione per affrontare il problema e dirimere i contrasti. In Germania l’appoggio alla soluzione comunitaria è notevolmente inferiore (35%, comunque in aumento rispetto al 27% 2010). Non sorprendentemente, la percentuale più bassa si registra In Gran Bretagna (18%), dove pure cresce rispetto al 2010 (12%).

Transatlantic Trends Immigration è una ricerca annuale condotta dal German Marshal Fund degli Stati Uniti e dalla Compagnia di San Paolo di Torino, in collaborazione con altri istituti, i cui risultati sono presentati a Roma, a cura dell’Istituto Affari Internazionali. I dati sono raccolti negli Stati Uniti e, in Europa, in Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Italia: quest’anno, l’attenzione è focalizzata sulla primavera araba e sul suo impatto, pure psicologico, sulla percezione dell’immigrazione. Anche gli americani, come gli europei, sono favorevoli a una competenza federale rispetto a una statale: 54%, rispetto al 50% dello scorso anno e al 41% che s’affiderebbe a Stati o contee.

L’anelito a una competenza europea, che sembra spingere i governi a superare i contrasti che l’hanno fin qui impedita, trova conferma nella disponibilità a ripartirsi gli oneri derivanti dall’immigrazione nord-africana recente: l’80% degli intervistati europei concorda sul fatto che la responsabilità vada condivisa tra tutti i paesi Ue e non affrontata individualmente dai singoli Stati. In Gran Bretagna, l’entusiasmo per la condivisione è il minore (68% favorevoli), in Italia è il maggiore (88% favorevoli). Generoso, di qua e di là dell’Atlantico, lo spirito d’accoglienza verso chi fugge dall’oppressione, dalle violazioni dei diritti dell’uomo, dai conflitti armati: il 79% degli europei e il 74% degli americani sono pronti ad accogliere chi lascia la propria terra per questi motivi.

Polarizzazione crescente
Nel complesso, l’indagine, giunta alla quarta edizione, indica che l’atteggiamento verso l’immigrazione resta sostanzialmente invariato sia negli Stati Uniti che nei paesi europei, nonostante l’aggravarsi della crisi e l’esplosione della primavera araba: la maggioranza degli americani (53%) e degli europei (52%), con un picco in Gran Bretagna (68%), giudica l’immigrazione più un problema che un’opportunità; sopravvaluta la presenza degli immigrati – americani e britannici li credono addirittura un terzo della popolazione, quando sono poco più d’un decimo; è più aperta verso gli immigrati altamente qualificati e resta ottimista riguardo all’integrazione. Tutte tendenze già emerse. Il sondaggio conferma, inoltre, che i cittadini in Usa e Ue (e gli italiani più di tutti: 83%) non apprezzano le politiche dei governi in materia di immigrazione e sono anche per questo favorevoli a gestioni del problema centralizzate.

Naturalmente, le differenze d’atteggiamento e di percezione non sono misurabili solo su scala transatlantica o nazionale, ma anche in base all’orientamento politico. Il dato emerge soprattutto negli Stati Uniti, dove democratici e repubblicani “assumono posizioni divergenti su molte questioni” – si legge in un comunicato di sintesi del rapporto diffuso in Italia dalla Compagnia di San Paolo – a partire dal peso attribuito all’immigrazione nell’agenda politica fino alle possibili misure da adottare in questo ambito.

Riguardo ai clandestini, ad esempio, solo il 48% dei democratici mostra una certa preoccupazione, rispetto alla grande maggioranza dei repubblicani (72%). Riguardo all’alternativa tra regolarizzare o rimpatriare i clandestini, il 58% dei democratici è favorevole alla prima opzione, contro il 33% dei repubblicani (ma l’opinione pubblica americana è globalmente favorevole a regolarizzare lo status dei giovani immigrati irregolari che si iscrivano al college o entrino nell’esercito). Ma la regolarizzazione dei clandestini è un tema politicamente divisivo anche in Europa: è favorevole il 49% di quelli che si considerano di sinistra, il 32% di quelli di centro e il 23% di quelli di destra.

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