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Dopo il vertice Ue

Euro, un grande futuro dietro le spalle

10 Dic 2011 - Mario Sarcinelli - Mario Sarcinelli

Riunioni e dichiarazioni sempre meno riescono a nascondere la profonda divisione dei medici sulle cure per il salvataggio dell’Eurozona. Quest’ultima ansima per la mancanza di liquidità, a sua volta dovuta alla caduta di fiducia tra le banche, non solo straniere. Le nuove emissioni pubbliche dell’Eurozona meridionale sono collocate a tassi che rendono vano, alla distanza, lo sforzo per pareggiare il bilancio. A causa delle nuove regole sulla valutazione dei titoli pubblici tenuti sino a scadenza, le banche sono costrette ad aumenti di capitale che i mercati non sono in grado di assorbire, e finiscono col ridurre il finanziamento alle imprese.

Ultima spiaggia
La recessione sta perciò avvolgendo sempre più l’Europa nelle sue spire e non lascia indenni nemmeno la Cina e gli Stati Uniti. Questi ultimi mostrano una tale inquietudine sugli sviluppi della congiuntura monetaria in Europa da indurre il presidente Obama a fare frequenti telefonate alla cancelliera tedesca Merkel e ad inviare il segretario al Tesoro Geithner in missione in Europa, compresa l’Italia, alla vigilia del Consiglio europeo dell’8 e del 9 dicembre. Su questa riunione si è riposta una fiducia da ultima spiaggia, anche se i precedenti e i preparativi guidati dall’asse franco-tedesco alimentavano qualche dubbio.

Agli inizi di dicembre i leader di Francia e Germania hanno fatto pubblico riferimento all’esigenza di rivedere i Trattati, metodo notoriamente in contrasto con le procedure di urgenza. Dal suo canto, il presidente francese Sarkozy poneva l’accento: a) sulla solidarietà tra i paesi europei, con riferimento implicito agli Eurobond e al rifiuto della ristrutturazione per i debiti pubblici; b) sull’intervento della Banca centrale europea (Bce) come arma letale per la soluzione della crisi; c) sulla costituzione di un nucleo duro di paesi dell’Eurozona; d) sull’integrazione dell’Europa attraverso l’azione dei capi di stato e di governo.

La Merkel, a sua volta, sottolineava che bisognava: a) dare la priorità alla disciplina di bilancio e alle regole in materia; b) conservare alla Bce la sua indipendenza; c) includere nel nucleo duro quanti più stati possibile, non solo l’Eurozona; d) utilizzare per l’integrazione istituzioni indipendenti come la Commissione e la Corte di giustizia.

Menu alla tedesca
Dopo una riunione del 5 dicembre, conclusa con uno striminzito comunicato, nella conferenza stampa i due leader hanno anticipato i contenuti di una lettera inviata al presidente del Consiglio europeo Van Rompuy, che contiene le linee di una nuova Unione per la stabilità e la crescita, che riflette più l’impostazione tedesca che quella francese ed è articolata in vari capitoli. Per una rafforzata architettura istituzionale, il testo ha proposto di tenere: a) almeno due vertici l’anno dei capi di Stato e di governo per fissare le linee strategiche delle politiche economiche e di bilancio; b) una riunione mensile durante la crisi; c) un Eurogruppo ministeriale e una struttura rafforzata per dare esecuzione alle decisioni prese.

Per un quadro di prevenzione globale, la lettera suggerisce invece: a) l’adozione da parte di ciascun membro dell’Eurozona di regole, preferibilmente a livello costituzionale, per il bilancio in pareggio; b) l’impegno da parte dei parlamenti nazionali a tener conto delle raccomandazioni europee sulla condotta delle politiche economiche e di bilancio; c) l’obbligo per lo stato che supera il limite del 3 % di concludere con la Commissione e far approvare dall’Eurogruppo un accordo di “partenariato europeo per la riforma”; d) una serie di interventi d’intensità crescente nei diritti dello Stato che si trova in violazione del limite al disavanzo; e) l’inserimento della riduzione lineare di un ventesimo l’anno del debito pubblico che eccede il 60 %.

Per il rafforzamento della crescita, della competitività e della convergenza, si chiede, attraverso l’art. 136 o mediante le cooperazioni rafforzate, un nuovo quadro giuridico compatibile col mercato unico al fine di progredire più celermente sui fronti: a) della regolazione finanziaria; b) del mercato del lavoro; c) dell’armonizzazione della base dell’imposta sulle società; d) delle politiche di sostegno alla crescita, compresi i fondi europei destinati all’Eurozona.

Infine, per apprestare un meccanismo in grado di affrontare le crisi, ci si limita: a) ad anticipare l’entrata in funzione del Meccanismo intergovernativo permanente per la stabilità (Esm) al 2012; b) a rivedere il Trattato Esm così da rendere unica ed eccezionale la soluzione adottata per la Grecia per la partecipazione dei privati.

Al termine della solita, defatigante riunione notturna il Consiglio europeo ha raggiunto un accordo per una “unione di bilancio”, imponendo vincoli più stretti, tollerando uno sforamento strutturale massimo dello 0,5 del Pil e prevedendo la possibilità di tener conto di avversi cicli economici o di circostanze eccezionali. Questo risultato è stato salutato dal presidente della Bce, Mario Draghi, come un passo avanti verso quel fiscal compact cui aveva accennato il 1° dicembre dinanzi al parlamento europeo, aggiungendo però che le conclusioni dovranno essere rimpolpate nei prossimi giorni.

La casa brucia
La finestra che era parsa schiudersi nel discorso a Strasburgo (Other elements might follow…) non accenna ancora ad aprirsi. Il Regno Unito, che ha offerto di partecipare ad un nuovo Trattato intergovernativo in cambio di un protocollo di garanzia per la City di Londra, ha ricevuto un netto rifiuto, in particolare dal presidente francese Sarkozy. Ai nuovi accordi parteciperanno 26 degli attuali membri dell’Unione, esclusa la Gran Bretagna.

L’Esm, da attivare a metà 2012, avrà una dotazione di 500 miliardi di euro, meno di quanto era stato auspicato, e non avrà una licenza bancaria, come proposto dal presidente Van Rompuy. Anche l’appello del presidente del Consiglio italiano, Mario Monti, per estendere i compiti dell’Esm e per non lasciar cadere il ricorso agli Eurobond, da tanti invocato, è rimasto inascoltato. Infine, si è deciso che l’Unione fornisca al Fondo monetario internazionale 200 miliardi di euro, attraverso prestiti bilaterali, di cui 150 a carico dell’Eurozona, cioè dell’area che ne ha più bisogno.

La casa brucia, ma i pompieri propongono nuove regole per la costruzione degli edifici; tutto ciò sarebbe razionale se fosse stata raggiunta la conclusione che l’incendio non è domabile. Quest’ammissione non c’è. Al contrario, si vuole rinvigorire l’organismo, ma lo si cura con i trattamenti in uso ai tempi di Molière: salassi e purganti che lo debilitano ancor più. La recessione rischia di diventare endemica in Europa.

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