IAI
Rischio astensionismo

Marocco alle urne

23 Nov 2011 - Silvia Colombo - Silvia Colombo

Il 25 novembre in Marocco si terranno le elezioni parlamentari anticipate. Dopo il successo delle consultazioni in Tunisia, un mese fa, e in vista delle attesissime elezioni in Egitto del 28 novembre, è probabile che il voto in Marocco venga considerato di secondo piano. L’importanza di questo passaggio non deve essere tuttavia sottovalutata, visto che dall’esito delle elezioni dipenderà anche se il paese diverrà “il grande successo o grande fallimento della primavera araba” come ha scritto qualche tempo fa la rivista The Atlantic.

Vigilia
Il Marocco è stato condotto alle elezioni dall’iniziativa del sovrano Mohammed VI che, in seguito allo scoppio di manifestazioni e proteste organizzate dal Movimento 20 Febbraio e sostenute da Giustizia e Carità, movimento islamista bandito dalle autorità, ma molto attivo nella società, ha deciso di promuovere una riforma della Costituzione che è stata approvata per via referendaria il primo luglio scorso.

Il nuovo testo costituzionale va incontro ad alcune delle richieste dei manifestanti, nella speranza di riportare la calma nel paese. Sebbene il nuovo testo temperi parzialmente l’assolutismo della monarchia attraverso il rafforzamento del ruolo del governo e del parlamento, il sovrano continua a detenere ampi poteri. Fino ad ora, dunque, una profonda riforma delle strutture di potere non c’è ancora stata.

Il risultato delle elezioni, così come il futuro del paese, rimangono dunque estremamente incerti. Il futuro stesso del movimento 20 Febbraio rimane appeso a un filo, visto che negli ultimi mesi la sua azione si è molto indebolita e che esso non è stato in grado di proporre un programma concreto, né di creare un fronte politico comune con altri gruppi. L’azione dei manifestanti, talvolta repressa anche con la forza, non è arrivata a chiedere la caduta del regime. La legittimità della monarchia, anzi, non è sembrata minimamente scalfita dagli eventi.

I manifestanti si battono contro la corruzione della pubblica amministrazione e i privilegi, e per una maggiore equità sociale, in un paese che ha livelli di disuguaglianza più alti di tutto il mondo arabo e un reddito procapite tra più bassi. In questo senso le proteste in Marocco assomigliano più al movimento Occupy negli Stati Uniti e agli Indignados in Europa, che alle rivolte tunisine e quelle di Piazza Tahrir al Cairo.

Spettro astensionismo
La capacità della monarchia di intercettare il malcontento e di canalizzarlo verso una transizione non violenta deve passare ora al vaglio delle urne. Vista l’incertezza che regna nel paese, al di là della solidità della monarchia, è difficile avanzare dei pronostici. È possibile tuttavia soffermarsi sul possibile sviluppo del sistema partitico e sulla partecipazione al voto, da sempre tallone d’Achille del paese.

Sebbene in Marocco esistano ben 35 partiti legalmente riconosciuti, l’analisi dei risultati delle consultazioni elettorali dal 2002 ad oggi rivela che soltanto un terzo, circa una dozzina di partiti, si contendono realmente i voti e i seggi in parlamento. Anche in occasione delle prossime elezioni ci si aspetta che i partiti dominanti si aggiudicheranno tra il 90 e il 96% dei seggi. Ciò significa che cambiamenti significativi nella composizione del prossimo parlamento non sono prevedibili.

Anche le voci sull’avanzata del partito islamista Giustizia e Sviluppo (Parti de la Justice et du Développement, Pjd) – sulla scia del trionfo di Ennahda in Tunisia – sono da più parti considerate poco attendibili.

Secondo un recente sondaggio realizzato dall’istituto Hudson, il Pjd si attesterebbe soltanto al quarto posto, con il 9% dei voti. La perdita di consensi da parte del partito islamista può essere spiegata dalla composizione dell’elettorato che tradizionalmente sostiene questo partito. Si tratta infatti soprattutto delle classi medie istruite e residenti in città, che rappresentano una parte piuttosto esigua del corpo elettorale marocchino.

Anche l’atteggiamento di condiscendenza nei confronti della monarchia e la scarsa attenzione nei confronti della popolazione rurale hanno contribuito alla parabola discendente del Pjd, iniziata già nelle elezioni legislative del 2007.

Specificità del Marocco
Queste ultime sono state caratterizzate dal più basso tasso di partecipazione mai registratosi nel paese: circa il 37% della popolazione, di cui il 19% aveva votato scheda bianca. Una delle sfide fondamentali della transizione marocchina è dunque rappresentata dall’avvio di una nuova stagione di partecipazione politica e di rinnovata fiducia nelle istituzioni, da parte soprattutto delle giovani generazioni. Un tasso di astensione ancora elevato – tradizionalmente più marcato nei contesti urbani e tra la popolazione istruita – potrebbe ulteriormente penalizzare il partito islamista.

Lo spettro dell’astensionismo rimane dunque l’incognita principale alla vigilia delle elezioni, anche in considerazione della campagna di boicottaggio condotta dal movimento 20 Febbraio. Viste le crescenti difficoltà del partito islamista, non sorprende che stiano circolando voci di una possibile coalizione post-elettorale tra la Koutla, il blocco di tre partiti che fa parte del governo, e il Pjd. Un simile accordo permetterebbe al primo di rafforzare la propria posizione all’interno del parlamento e al secondo di passare dall’opposizione alla coalizione di governo.

Questi elementi lasciano dunque immaginare un ulteriore consolidamento dei principali attori del sistema politico. La transizione del Marocco dipenderà tuttavia dai dettagli. Una semplice prosecuzione dello status quo, accompagnata dall’aumento dell’incertezza sul futuro delle riforme potrebbe accrescere significativamente l’instabilità del paese. Un effettivo rafforzamento del parlamento, pur di fronte a una monarchia ancora solida, potrebbe di fatto aprire una fase politica nuova, confermando la specificità del Marocco nella primavera araba.

.