IAI
Difesa italiana

Futuro digitale per le forze armate

26 Nov 2011 - Michele Nones, Alessandro Marrone - Michele Nones, Alessandro Marrone

L’esercito italiano ha avviato un profondo processo di trasformazione e ammodernamento degli equipaggiamenti, per sfruttare le potenzialità della loro messa in rete e mantenere così il passo con gli alleati della Nato, con cui è impegnato in importanti missioni internazionali. L’Information Technology (It), ovvero l’uso della tecnologia nella gestione e nel trattamento dell’informazione, ha avuto e continuerà ad avere un forte impatto nel settore della difesa.

Usa, Nato e Italia
Gli Usa per primi hanno teorizzato in modo sistematico i vantaggi di mettere in rete i vari elementi delle forze armate, dal plotone di soldati sul campo al quartier generale. Ciò permette una conoscenza condivisa dei contesti operativi a livello tattico e strategico, con benefici estremamente importanti in termini di efficacia e precisione dell’azione, nonché di protezione delle forze armate dispiegate sul terreno.

Francia e Gran Bretagna hanno compreso l’importanza strategica dell’It in campo militare, ma hanno adottato un approccio meno ambizioso di quello americano. Approccio sancito in ambito Nato nel 2002 come Network Enabled Capability (Nec), ovvero capacità militari in grado di connettersi in rete per condividere informazioni, trasmettere ed attuare ordini, e utilizzare in modo sinergico e coordinato tutti gli equipaggiamenti (assets) a disposizione.

E l’Italia? Le forze armate italiane hanno impostato in linea teorica il processo di trasformazione, ammodernamento e messa in rete dei propri mezzi attraverso il nuovo concetto strategico emanato nel 2005 dall’allora capo di Stato maggiore della difesa, l’ammiraglio Gianpaolo di Paola, oggi ministro della difesa. Tale processo era – ed è – considerato essenziale per mantenere lo strumento militare nazionale, ed in particolare l’esercito italiano, in grado di affrontare efficacemente minacce asimmetriche, di operare in teatri operativi profondamente differenti, e di tenere il passo con un’innovazione tecnologica tanto rapida quanto disponibile per avversari e alleati.

La digitalizzazione e messa in rete delle strutture delle forze armate italiane è universalmente riconosciuta come conditio sine qua non per rimanere interoperabili con gli eserciti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, e quindi per partecipare alle missioni internazionali anche con ruoli di guida, in linea con gli interessi e gli obiettivi strategici nazionali. Missioni cui l’Italia partecipa da ormai 20 anni, e da cui i militari italiani hanno anche tratto alcune idee per definire i requisiti del processo di trasformazione.

Forza Nec
Per quanto riguarda l’esercito italiano, il processo di trasformazione e messa in rete dei vari assets si è concretizzato nel programma denominato “Forza Nec”, oggetto di un recente studio realizzato dallo Iai. Sebbene il programma sia guidato dall’esercito, vi è una significativa dimensione interforze, ad esempio rispetto alle unità anfibie co-gestite con la marina militare italiana. Inquadrato nel piano di ammodernamento 2013-2032, Forza Nec mira a integrare altri sistemi e programmi quali: il sistema di comando e controllo dello stato maggiore dell’esercito (Siaccon); il sistema di comando, controllo e navigazione per la digitalizzazione delle piattaforme da combattimento (Siccona); il programma soldato futuro; il Blue Force Situational Awareness (Bfsa), un sistema per identificare le unità alleate; la Software Defined Radio (Sdr), un nuovo tipo di strumento di comunicazione.

Una caratteristica fondamentale di Forza Nec è il riutilizzo degli equipaggiamenti già in dotazione all’esercito tramite ammodernamenti e connessione in rete, per il tempo necessario all’introduzione fisiologica delle successive versioni di mezzi che saranno già progettati in modo net-centrico. Questa strada, alternativa alla sostituzione tout court del parco mezzi esistente, non solo è di gran lunga più economica e praticabile, ma permette di utilizzare meglio equipaggiamenti già conosciuti dal personale militare e quindi sfruttare al massimo le loro potenzialità.

Altro pilastro del programma è il cosiddetto “approccio a spirale”. In sostanza, il processo è diviso in lotti sufficientemente grandi e completi di mezzi, ognuno dei quali viene ammodernato con la tecnologia allo stato dell’arte e immediatamente utilizzato nelle operazioni. L’approccio a spirale ha il duplice vantaggio di garantire la flessibilità necessaria per incorporare nei lotti successivi i vari progressi tecnologici, oggi sempre più rapidi e imprevedibili, e di fornire nel minor tempo possibile ai reparti sul terreno i risultati dell’investimento nell’ammodernamento tecnologico.

L’investimento per il periodo 2010-2016 ammonta a 800 milioni di euro. Il programma ha superato lo studio di fattibilità e la fase di Project Definition terminata nel 2010. La fase attuale di Concept Development and Experimentation (Cd&e) serve a testare e valutare l’efficacia dei vari sistemi prima di passare alla loro produzione vera e propria su larga scala. Tale attività si svolge principalmente attraverso l’Integration Test Bed (Itb). L’Itb è un insieme di siti interconnessi nei quali si compiono simulazioni virtuali o sperimentazioni con prototipi reali, per verificare il loro funzionamento in connessione con gli altri elementi della rete.

Dimensione industriale
Il programma Forza Nec ha comportato già una serie di innovazioni in campo industriale. È stata introdotta la figura del prime contractor, che da un lato è l’unica controparte contrattuale per l’amministrazione difesa, e dall’altro coordina le attività delle imprese sub-fornitrici di singoli sistemi o tecnologie. Nel caso di Forza Nec il prime contractor funge anche da system integrator, cioè mette in rete e assicura l’interoperabilità tra diversi elementi quali ad esempio un veicolo, un sistema radio, l’equipaggiamento del soldato semplice e il posto comando in teatro.

Selex sistemi integrati ha il duplice ruolo di prime contractor e system integrator, in quanto ha le capacità tecnologiche e industriali per progettare e realizzare la rete, comprendente hardware e software, alla quale connettere tutti gli elementi realizzati da altre imprese italiane. Imprese che comprendono Iveco, Oto Melara, Mbda, Selex Galileo, Alenia Aeronautica, AgustaWestland, Elettronica, AeroSekur e diverse altre grandi e medie realtà dell’industria della difesa nazionale. L’integrazione di tanti sistemi di diversa natura, e prodotti da diversi fornitori, non è un compito facile e richiede di impostare già a monte la progettazione dei mezzi da produrre in modo tale che possa essere assicurata la loro messa in rete.

Forza Nec è dunque strategico per la trasformazione delle forze armate italiane, ed è una grande sfida per le capacità della difesa italiana e dell’industria nazionale di realizzare un programma così innovativo e complesso. Una sfida che sta al sistema-paese affrontare e vincere.

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