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Spazio, Scienza e tecnologia

L’ascesa della Cina nel futuro dell’Occidente

4 Ott 2011 - Mario Arpino - Mario Arpino

Dopo il successo conseguito nella sperimentazione di un vettore che consenta l’”accesso allo Spazio” ed il conseguente lancio in orbita dei primi cosmonauti, il 29 settembre è partito il modulo di base della stazione orbitale cinese che, una volta completata, sarà abitata. Le Agenzie riferiscono che il presidente Hu Jintao, il premier Wen Jiabao e tutti i “vertici militari” erano presenti nella sala controllo, mentre l’evento, per la prima volta in diretta – questo è un segnale di una sicurezza ormai matura – è stato seguito da milioni di cinesi. Ciò non può non portare, assieme al nostro plauso, ad una serie di preoccupanti riflessioni.

I paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) – lo si può leggere in un recente articolo di Nicola Casarini su questa rivista – per la prima volta sembrano essere i soli a detenere le risorse necessarie per la risoluzione dei problemi del debito occidentale. In particolare, gli esperti stimano che sia la Cina quello economicamente più forte, se a fine agosto 2011 le sue riserve sono state stimate in oltre 3200 miliardi di dollari, le più ingenti nel mondo. Le voci pregresse sull’acquisto di titoli pubblici italiani e di partecipazioni in aziende pubbliche da parte del fondo sovrano cinese hanno quindi riaperto il dibattito sulle intenzioni future della Cina, fermandosi – visto il momento – a valutazioni di carattere prettamente economico.

Cattivi pensieri
Continuando di questo passo, con un Occidente economicamente nelle mani dei Cinesi – cosa che non permetterà mai più ad America ed Europa di alzare la voce – appare evidente che occorre cominciare a sollevare lo sguardo dal piatto e valutare nel loro insieme le possibili conseguenze strategiche. Se attualmente il premier Wen Jiabao si dimostra amico – per convenienza, non certo per amore – nel 2012 il suo mandato terminerà, suscitando molteplici incognite.

Se si osservano anche solo superficialmente altri aspetti strategici della crescita cinese – la politica spaziale, scientifica, tecnologica e quella degli armamenti e, parallelamente, il declino occidentale nel primo e nell’ultimo di questi settori, non possono non venire in mente cattivi pensieri. Nello Spazio, senza remore visibili circa gli aspetti militari, i cinesi stanno seguendo sistematicamente un piano generale ben noto agli esperti di settore ed esplicitato nel Space Science and Technology in China: a Roadmap to 2050, edito dall’Accademia cinese per le scienze e pubblicato negli Usa dalla libreria del Congresso.

Sinora ogni obiettivo è stato conseguito con precisione cronometrica, in un momento in cui, al contrario, il Piano spaziale europeo continua ad essere assai timido e limitato nelle risorse, mentre quello americano, che per direttiva di Obama è stato mutilato nelle sue attività più qualificanti, è in attesa di tempi migliori, che tuttavia stentano a manifestarsi. Dopo il fermo dello Shuttle, l’atmosfera nella sede Nasa di Houston – questa è una testimonianza diretta – tra licenziamenti di personale esperto e stagnazione di programmi innovativi, è quella non certo esaltante di uno stabilimento con troppi dirigenti e maestranze in cassa integrazione.

Programma in sei punti
La roadmap cinese, che noi chiameremmo piuttosto “visione al 2050”, si occupa delle scienze spaziali, delle loro applicazioni nello Spazio e del conseguimento delle tecnologie necessarie. Il piano si articola in sei capitoli: il primo è focalizzato sugli sviluppi della situazione economica, sociale, scientifica e tecnologica fino al 2050, il secondo è caratterizzato da un’analisi approfondita delle esigenze da soddisfare, il terzo e il quarto sono mirati sugli sviluppi futuri a livello globale, confrontati con la posizione della Cina nel novero delle “potenze con capacità spaziali”.

Il quinto capitolo, che tratta più specificamente gli aspetti spaziali, pur non dicendolo in modo esplicito, indica che già tra il 2020 e il 2030 la Cina potrebbe doppiare l’attuale supremazia russo-americana. Una dettagliata tabella delle attività prevede l’attivazione della prima base lunare abitata nel 2040 ed la prima discesa umana su Marte nel 2050, mentre il ventennio precedente sarà dedicato, parallelamente agli sviluppi scientifici, alle tecnologie da acquisire per la sopravvivenza dell’uomo nello Spazio vicino e lontano.

Della convenzione di Mosca, che vieta l’uso militare dello Spazio, nel piano cinese – che cerca di non essere in alcun modo allarmante – non si trova alcun cenno nemmeno nel capitolo conclusivo.Al momento, stando al piano, sembra che questo forte impulso conferito alla supremazia cinese come potenza spaziale abbia scopi preminentemente scientifici ed orientati al miglioramento della condizione umana sulla terra, oggi, e domani nello Spazio.

Supremazia militare
I cattivi pensieri non vengono quindi dalla roadmap, quanto dalla considerazione che il potenziale economico consente anche lo sviluppo di un piano per il conseguimento di una supremazia militare che, come per lo Spazio, oggi ancora non c’è. Di questo secondo piano, ovviamente, non si parla, anche se le scarse notizie sui singoli progressi portano naturalmente a configurarne le linee essenziali. Un esempio per tutti: la notizia che la Cina stia costruendo una flotta di portaerei è passata quasi inosservata presso il grande pubblico.

Ebbene, oggi è noto che le tecnologie sono avanzatissime, altamente innovative, e che il costo è circa un terzo – con una capacità operativa doppia – dei prodotti dei cantieri occidentali. Ciò lascia configurare un analogo sviluppo nei velivoli di alte prestazioni e negli armamenti missilistici e terrestri. Non è poi così remoto il rischio che, qualora gli attuali atteggiamenti cambiassero e si rendesse necessaria una nuova corsa agli armamenti, l’Occidente si possa trovare in serie difficoltà.

Essere buonisti, fino a prova contraria, è sempre cosa nobile e giusta. Ma qualche altro tipo di riflessione, diversa da quelle meramente economiche, andrebbe comunque fatta.

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