IAI
Non proliferazione

Giro di vite sul commercio nucleare

20 Ott 2011 - Chiara Proietti Silvestri - Chiara Proietti Silvestri

I quarantasei Stati membri del Nuclear suppliers group (Nsg), club degli esportatori di tecnologia nucleare, hanno recentemente adottato un nuovo codice per regolare il commercio delle tecnologie di arricchimento dell’uranio e di riprocessamento del combustibile esaurito (Enr). Il codice definisce criteri più stringenti per l’accesso alla tecnologia Enr, con l’obiettivo di ostacolare la proliferazione delle tecnologie nucleari, che possono essere utilizzate anche per scopi militari.

Ampio dibattito
Il rafforzamento delle regole per il commercio nucleare era in discussione dal 2003, quando fu scoperto un circuito di contrabbando nucleare in paesi come Iran, Nord Corea e Libia, creato dal pakistano Dr. A. Q. Khan. L’introduzione di un nuovo quadro di regole nel 2008, il cosiddetto clean text fu del resto indebolita dalla decisione di non inserire anche la ratifica del Protocollo addizionale con l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) tra i criteri da rispettare, e di introdurre una clausola che escludeva l’India dalle restrizioni.

Le modifiche approvate a giugno riguardano prevalentemente le condizioni per l’esportazione di materiale nucleare sensibile. I nuovi articoli (par. 6 e 7 delle linee guida del Nsg), in particolare, proibiscono il trasferimento di tecnologia Enr agli stati che non hanno ratificato il Trattato di non proliferazione (Tnp) o che, pur avendolo ratificato, ne violino il contenuto.

I potenziali destinatari di materiale nucleare devono inoltre dimostrare di essere in linea con gli obblighi previsti dagli Accordi di salvaguardia dell’Aiea e di aver ratificato un Protocollo addizionale o, in alternativa, un accordo di controllo in cooperazione con l’Aiea. Il testo lascia spazio agli Stati di pronunciarsi sull’idoneità dei destinatari tenendo conto anche di criteri soggettivi.

La ratifica del Protocollo addizionale come condizione necessaria al trasferimento di materiale nucleare è particolarmente importante . Il Protocollo, infatti, estende l’attività di controllo dell’Aiea anche ai siti nucleari non dichiarati, consente ispezioni a sorpresa e il prelevamento di campioni.

Il testo presenta tuttavia anche alcune zone d’ombra, come la parte che sostanzialmente autorizza Brasile e Argentina a ricevere materiale nucleare sensibile pur senza fornire le stesse garanzie che vengono richieste ai paesi firmatari del Protocollo addizionale. Un’eccezione, questa, che indebolisce il potere dell’Aiea di ottenere una piena aderenza da parte di tutti gli Stati, ma necessaria per l’approvazione del testo.

Vincitori e vinti
Il paese più colpito da questi sviluppi è l’India, beneficiaria della cosiddetta clean waiver che nel 2008 le era stata riconosciuta per mantenere attivo il commercio di tecnologia nucleare e per salvaguardare il Trattato di Cooperazione istituito 3 anni prima con gli Stati Uniti. La decisione era stata presa sotto la spinta dei paesi più legati all’India dal punto di vista commerciale, in particolare Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia.

Secondo Daryl Kimball, esperto di non proliferazione, le nuove norme non creano particolari ostacoli allo sviluppo dell’industria nucleare indiana, poiché quest’ultima ha già accumulato le conoscenze e la tecnologia per le fasi di riprocessamento e arricchimento dell’uranio. Le revisioni fatte dal club degli esportatori non dovrebbero, tra l’altro, applicarsi ai reattori ed al combustibile, perciò le contestazioni del governo indiano sembrerebbero più legate a questioni di prestigio che ad elementi tecnici.

Critiche sono state mosse anche da altri paesi in via di sviluppo, in particolare dal Movimento dei non allineati, contrari a cambiamenti che potrebbero limitare il loro “diritto” all’energia nucleare così come stabilito dall’articolo IV del Tnp. Secondo questa interpretazione del trattato, di cui si è fatto promotore l’Iran, il Tnp riconosce a tutti gli Stati l’inalienabile diritto ad accedere alla tecnologia del ciclo del combustibile per scopi pacifici, senza limiti di sorta. Molti Stati e parte consistente della dottrina, sottopongono tuttavia questo diritto non solo alle condizioni esplicitate nel trattato, e che fanno riferimento agli articoli I e II, ma anche a quelle imposte dall’articolo III che concerne i meccanismi di salvaguardia dell’Aiea.

È pur vero che la contrarietà di tali Stati a potenziali restrizioni al commercio nucleare è originata soprattutto dall’astio verso la connaturata discriminazione, alla base del Tnp, tra Stati nucleari (i cosiddetti “have”) e quelli non nucleari (i cosiddetti “have not”) e dallo stallo che affligge il settore del disarmo. Gli Stati non nuclearizzati, infatti, non intendono continuare a fare concessioni fintanto che non vedranno l’impegno da parte degli Stati detentori dell’arma atomica a fare altrettanto. La loro preoccupazione è che il divario degli impegni presi tra gli Stati “have” e gli “have not” continui a crescere a favore dei primi i quali, a conti fatti, non hanno posto molto sul piatto della bilancia.

Nuove tensioni
Le nuove regole lasciano la sensazione che il club degli esportatori funga più da cartello che da gruppo garante delle esportazioni nucleari. Esse vanno certamente al di là di quanto stabilito dal Tnp in materia di non proliferazione; ma costituiscono uno sforzo necessario a restituire credibilità all’attività di controllo del Nsg e, più in generale, al regime di non proliferazione.

Pur non essendo giuridicamente vincolante questo codice può svolgere un ruolo importante contro la diffusione di armi nucleari. Obiettivo ancora più ambizioso oggi, dopo l’annuncio cinese di voler vendere al Pakistan (Stato non parte del Tnp e con una elevata instabilità interna) altri due impianti nucleari, oltre quello di Chashma la cui costruzione è iniziata il 28 maggio scorso; e la recente proposta iraniana alla Russia di riprendere la costruzione di nuovi impianti nucleari.

La rimozione dello status di eccezionalità conferito all’India nel 2008 dovrebbe avere anche l’effetto di sedare la discussione, lanciata dagli Stati Uniti lo scorso anno, sulla possibile entrata dell’India tra gli Stati del Nsg. Nonostante le ragioni a favore del riavvicinamento dellIndia utilizzate dagli Usa, per giustificare tale proposta, una simile scelta avrebbe avuto l’effetto di irrigidire ancor più la posizione del Pakistan nel continuare a produrre materiale fissile per il proprio programma militare. Edi finire per creare, quindi, ulteriori tensioni nell’area asiatica.