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Transatlantic Trends 2011

Gli italiani scommettono sulla primavera araba

14 Set 2011 - Raffaello Matarazzo - Raffaello Matarazzo

L’opinione pubblica italiana sembra più aperta della classe politica su alcune importanti priorità di politica estera. Nonostante la crescente preoccupazione per il quadro economico e il futuro dell’integrazione europea, gli italiani si dichiarano moderatamente ottimisti sull’esito del conflitto in Libia e molto favorevoli alla promozione della democrazia in Nord Africa e Medioriente, anche al prezzo di un prolungato periodo di instabilità.

Divisi sull’opportunità di un più stretto controllo dell’economia da parte dell’Ue, gli italiani sono tuttavia tra i più insoddisfatti, a livello europeo, della gestione della crisi economica e del conflitto in Libia da parte del governo nazionale. Sono alcuni dei risultati della decima edizione del Transatlantic Trends 2011, lo studio sugli orientamenti delle opinioni pubbliche europee e americana realizzato dal German Marshall Fund di Washington e dalla Compagnia di San Paolo di Torino.

Inquietudine
Insieme all’opinione pubblica tedesca, quella italiana continua ad essere la più favorevole ad una forte leadership dell’Ue negli affari internazionali (85%), piuttosto che degli Usa (56%), anche se l’approvazione per la politica estera di Obama rimane tra le più alte in Europa (79%), con un relativo calo rispetto alle elevatissime aspettative del 2009.

L’Italia è tuttavia il paese europeo in cui è più alta la percezione che i rapporti transatlantici siano peggiorati nel corso dell’anno. Ciò è probabilmente legato sia alla crescente preoccupazione per le scarse risposte comuni alla crisi economica, sia al particolare impatto che ha avuto in Italia la pubblicazione dei cablo di WikiLeaks, alla fine del 2010. I dubbi sui rapporti transatlantici non si riflettono comunque sull’apprezzamento per la Nato, in sensibile aumento anche per il ruolo svolto nel conflitto libico (63% rispetto al 54% dello scorso anno).

Meno lineare è invece l’atteggiamento verso l’euro e il rafforzamento della governance europea. Gli italiani sono divisi, più che in altri paesi, sui benefici prodotti dalla moneta unica, anche se coloro che ne sottolineano l’impatto positivo sono in leggero aumento (49%), in linea con quanto si registra anche in Germania e Francia. Analoga spaccatura esiste sull’idea che l’Ue eserciti un maggiore controllo sull’economia nazionale, con una lieve maggioranza di contrari (47%), all’opposto di quanto vorrebbero, invece, i tedeschi.

Questa freddezza svanisce tuttavia sulla proposta di contribuire alla creazione del Fondo di sostegno ai paesi in difficoltà finanziarie, che trova in Italia il più diffuso sostegno a livello europeo (76%), in linea con francesi, portoghesi e spagnoli, ma in parziale distonia con tedeschi e britannici. Nonostante la percentuale di quanti dichiarano di essere stati colpiti direttamente dalla crisi economica sia rimasta alta, ma stabile, rispetto allo scorso anno (67%), una buona metà dell’opinione pubblica è favorevole ad una diminuzione della spesa pubblica ai fini del risanamento di bilancio.

Sostegno alla democrazia
L’intervento armato in Libia ha trovato in Italia (o almeno aveva in giugno, quando è stato realizzato il sondaggio) un sostegno meno convinto (47%) che in molti altri paesi europei, anche se l’opinione pubblica è tra le più fiduciose sulla possibilità che si riesca a stabilizzare il paese. Tra i più favorevoli a fornire aiuti economici diretti, sostegno a società civile e partiti politici per rafforzare la democrazia in Nord Africa e Medioriente, gli italiani risultano invece tra i più riluttanti ad inviare militari per abbattere governi autoritari.

Il ruolo svolto dalla Turchia durante la primavera araba ha probabilmente contribuito a migliorare la percezione del paese sia in Italia che nel resto d’Europa. I Transatlantic Trends di quest’anno registrano infatti una lieve inversione di tendenza rispetto alle diffidenze tra Turchia e Ue degli ultimi anni. La percentuale di italiani che ha un’opinione non positiva della Turchia è in sensibile calo (anche se rimane tra le più alte d’Europa, probabilmente più per ragioni culturali che politiche) mentre aumenta il numero di quanti giudicano positivamente l’eventuale adesione del paese all’Ue (pur non ritenendola probabile in tempi brevi).

Secolo cinese
Il contrasto al terrorismo internazionale è il settore in cui il governo italiano registra il più ampio consenso (60%), in linea con l’elevato apprezzamento anche per l’azione di Obama (81%). In seguito all’uccisione del capo di al-Qaida, Osama Bin Laden, lo scorso maggio, anche in Italia cala leggermente la percentuale dei pessimisti sugli esiti della missione in Afghanistan, che rimangono comunque una solida maggioranza (61%), mentre continuano ad aumentare i favorevoli alla riduzione o al ritiro definitivo dei soldati italiani, anche a causa dei gravi attentati dell’ultimo anno.

Di qualche interesse, infine, è il dato sulla Cina, verso cui le opinioni pubbliche europee e americana manifestano crescenti aperture, anche se la maggioranza dei tedeschi, turchi e italiani, in linea con gli americani, rimane diffidente verso il gigante asiatico. Che, comunque, viene percepito – sia in Europa che negli Usa – molto più come una minaccia commerciale che militare.

E forse riguarda proprio l’Oriente una delle rilevazioni più significative del Transatlantic Trends di quest’anno: mentre la maggior parte degli europei (52%) ritiene che gli Stati Uniti siano più importanti per gli interessi nazionali dei paesi asiatici (37%), la maggioranza degli americani (51%) giudica invece sempre più importanti i paesi asiatici rispetto a quelli Ue (38%). È il segno dei tempi, ma non può essere considerata una buona notizia né per l’Ue, né per il futuro delle relazioni transatlantiche.

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