IAI
Crisi del debito sovrano

Unione fiscale per la ripresa economica

24 Ago 2011 - Alberto Majocchi - Alberto Majocchi

L’aggravarsi della crisi del debito sovrano e la lenta ripresa dell’economia europea rendono sempre più evidenti le difficoltà dei governi europei ad adottare efficaci politiche di rilancio. Il deterioramento della finanza pubblica a causa della caduta del reddito e della contrazione delle entrate aggrava ulteriormente il problema.

Si sta quindi facendo strada la consapevolezza che un ruolo decisivo per sostenere la ripresa debba essere giocato dall’Unione europea, per ridurre tensioni sociali sempre più insostenibili in molti paesi e allentare – attraverso gli effetti espansivi automatici sulle entrate fiscali – i vincoli che gravano sui bilanci nazionali.

Istituto fiscale europeo
L’obiettivo è un modello di sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale. Il motore di questa nuova fase di sviluppo è rappresentato dagli investimenti pubblici per la produzione non soltanto di beni materiali, come le infrastrutture (trasporti, energia, banda larga), ma anche immateriali. In particolare, investimenti per la ricerca di base e per l’istruzione superiore, mirati al sostegno dell’innovazione tecnologica per promuovere un incremento della produttività e della competitività dell’industria europea, giunta ormai alla soglia della frontiera tecnologica.

La prima tappa, in questo senso, è la creazione di un Istituto fiscale europeo, con il compito principale di agire come finanziatore di ultima istanza (lender of last resort), provvedendo al salvataggio dei paesi che rischiano di essere travolti dalla crisi del debito sovrano e preparando il terreno per una finanza federale e l’istituzione di un Tesoro europeo.

Un passo importante in questa direzione è stato compiuto con la decisione del Consiglio europeo del 24-25 marzo di procedere alla creazione di un European Stability Mechanism, anche attraverso una modifica dell’articolo 136 del Trattato che consenta di attivare, se necessario, il meccanismo di sostegno per garantire la stabilità dell’area euro.

Questa prima fase del processo – nella misura in cui venga annunciata al mercato come preludio alla creazione di una vera e propria finanza federale – dovrebbe garantire la stabilità finanziaria dei paesi deboli e, di conseguenza, ridurre il divario (spread) rispetto ai titoli delle aree più forti. Come è avvenuto negli anni novanta con la riduzione dei tassi di interesse per i paesi impegnati a predisporre le condizioni per l’ingresso nella moneta unica.

Eurobonds
In una seconda fase è necessario avviare l’emissione di eurobonds, per contribuire alla provvista dei mezzi finanziari necessari al piano di rilancio dell’economia europea, volto a favorire un aumento della produttività e della competitività dell’Europa e, al contempo, a promuovere la transizione verso un’economia sostenibile.

Al finanziamento degli investimenti capaci di garantire un rendimento sul mercato e, quindi, di coprire – con il reddito generato dagli investimenti – il costo del pagamento degli interessi e del rimborso del capitale, potrebbe infatti provvedere con emissioni di eurobonds la Banca Europea degli Investimenti.

Ma per finanziare gli investimenti destinati alla produzione di beni pubblici europei (istruzione superiore, ricerca e innovazione, nuove tecnologie, conservazione dell’ambiente, delle risorse naturali e del patrimonio artistico, energie rinnovabili, mobilità soft), che rappresentano la conditio sine qua non per una crescita dell’economia europea sostenibile nel lungo periodo, occorre da un lato provvedere all’emissione di eurobonds e, al contempo, garantire al bilancio europeo le risorse fiscali necessarie per il servizio e il rimborso del debito.

Nell’ultima fase, finalizzata alla costruzione di una vera e propria finanza federale, il bilancio, finanziato con risorse proprie dell’Unione, verrebbe gestito da un Tesoro europeo di natura federale, responsabile della realizzazione del piano di sviluppo sostenibile e del coordinamento della politica economica dei paesi membri. In questo modo crescerebbe anche l’appetibilità degli strumenti di debito emessi dall’Unione, garantiti da prelievi che affluiscono direttamente alle casse federali, gestite da un ministro europeo delle finanze, come ipotizzato in una recente dichiarazione anche dal Presidente della Bce, Jean-Claude Trichet.

Tesoro europeo
Il piano per la costruzione di una finanza federale e l’istituzione di un Tesoro europeo dovrebbe essere oggetto di una decisione del Consiglio europeo, che fissi da subito le scadenze delle diverse tappe e, soprattutto, la data d’inizio dell’Unione fiscale. Ma una decisione di questo tipo, per quanto rilevante, non è tuttavia sufficiente. Il Tesoro è un organo costituzionale di diversa natura rispetto alla Banca centrale, poiché No Taxation without Representation rimane un principio fondamentale della democrazia.

Il Tesoro deve quindi essere soggetto al controllo democratico del Parlamento e agire nel quadro di un governo che sia rappresentativo della volontà popolare. In definitiva, la decisione di procedere alla costruzione di un’Unione fiscale, con un Tesoro e una finanza federali, deve essere accompagnata dalla fissazione di una data di avvio della Federazione compiuta, che contempli in prospettiva anche una politica estera e di sicurezza europea.

Questo processo deve prendere avvio, almeno inizialmente, entro il perimetro dell’area euro, dove si è ormai manifestata una crescente interdipendenza ed è possibile prevedere ulteriori sviluppi in senso federale.

Per avviare la ripresa in Europa e superare la crisi del debito sovrano è quindi ineludibile la mobilitazione di forze politiche e sociali che vogliano promuovere una decisione politica da parte dei governi dell’area euro, supportata anche dal Parlamento europeo, per la creazione di un Tesoro europeo e di una finanza federale. Un passo importante nella direzione di una compiuta Federazione europea.

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