IAI
Ruolo dell’Italia

La politica estera di Napolitano

2 Lug 2011 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

“Ma per fortuna che c’è il Presidente”, che, da solo, dice la cosa giusta al momento giusto e mantiene la credibilità dell’Italia sopra la linea di galleggiamento della politica internazionale, in Europa, nella Nato, all’Onu, ovunque nel Mondo.

L’assonanza con un motivo popolare di Giorgio Gaber, fine Anni Sessanta, non suoni irriverente: in un periodo di apparente sbandamento della politica estera italiana, con dichiarazioni di leader e di ministri spesso contraddittorie l’una con l’altra, sull’Europa o sulla partecipazione alle missioni di pace internazionali, gli interventi di Giorgio Napolitano, non a caso sempre più frequenti, sono divenuti un punto di riferimento per i cittadini italiani, ma anche per gli interlocutori stranieri: una testimonianza di equilibrio e di misura, che la politica da talk show sovente non ha, e un riferimento costante alle linee tradizionali della politica estera italiana, l’europeismo e l’atlantismo, non per consuetudine e non solo per idealismo, ma per un’attenta valutazione dell’interesse nazionale oggi.

Punto di equilibrio
E quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama vuole capire qualcosa di quanto accade in Italia, e magari in Europa, invita a prendere un te alla Casa Bianca il presidente Napolitano.

Man mano che la credibilità internazionale di Palazzo Chigi e della Farnesina s’andava logorando tra scandali extra-politici e sortite internazionali che faticano a conciliare, ammesso che ci provino, interessi politici interni, spesso a breve termine, e impegni esteri, il ruolo di garante del presidente, anche sulla scena internazionale, s’è andato affermando, anche grazie alla competenza e al prestigio professionale dei consiglieri diplomatici che s’è scelto, prima l’ambasciatore Roberto Nigido, poi l’ambasciatore Rocco Cangelosi e ora l’ambasciatore Stefano Stefanini, tutti con un solido background di diplomazia multilaterale all’Ue o alla Nato.

L’ultimo esempio, che fonde imperativi nazionali e obbligazioni europee, viene dall’intervento di Napolitano sulla manovra economica. Tra le cortine di fumo che hanno preceduto e accompagnato il varo di interventi che devono consentire all’Italia di rispettare le regole del gioco europee e di mettersi al riparo dagli attacchi speculativi, il presidente ha fatto pervenire, da Oxford, dove riceveva una laurea honoris causa, un messaggio chiaro e netto: lo sforzo è indispensabile e dev’essere convergente e “chi decide oggi è responsabile anche domani”, cioè anche dopo le elezioni politiche che dovrebbero normalmente svolgersi nel 2013.

Perché, giocando sull’intreccio della scadenza dettata dall’Ue per la riduzione del debito, il 2014, e delle scadenze elettorali italiane, c’è la tentazione di decidere oggi, ma di rinviare a domani le misure più severe, così da scaricarne su altri le responsabilità d’attuazione.

Visione europea
Sarà che l’Italia è “al punto di rottura” della politica estera (e non solo), come ha scritto, proprio su AffarInternazionali, nel suo ultimo articolo prima dell’improvvisa scomparsa pochi giorni or sono l’ambasciatore Silvio Fagiolo, altro diplomatico di grande esperienza che il presidente leggeva ed ascoltava con attenzione e cui ha dedicato un ricordo intenso.

Fatto sta che, di recente, gli interventi di Napolitano si sono moltiplicati, su tutti i fronti. E il ritmo s’è fatto man mano più serrato, il tono e il contenuto mai cerimoniali e sempre sostanziali. Solo nell’ultima decade di giugno, il presidente ha parlato della strage di Ustica, nel 30° anniversario di uno dei misteri d’Italia (e ha chiesto di “rimuovere le ambiguità” che persistono, di “fare sforzi anche internazionali per togliere i dubbi”) e a più riprese dei rifiuti a Napoli.

E, ancora, ha scritto a Marco Pannella, per convincere l’anziano e determinato leader radicale a desistere dallo sciopero della sete, assicurandolo che le sue battaglie sono “un patrimonio comune”; ha parlato agli imprenditori della finanza pubblica (“l’abbattimento del debito pubblico è impegno urgente”) e ai precari (“è necessario un rapporto di fiducia fra le generazioni per aiutare i giovani a superare instabilità e incertezze”); e s’è pronunciato con equilibrio, ma con fermezza, sulla vicenda di Cesare Battisti, dopo le decisioni del Brasile di rifiutare l’estradizione del terrorista condannato all’ergastolo per quattro omicidi e di rimetterlo in libertà (provvedimenti che “ledono gli accordi e l’amicizia” fra i due Paesi”).

Garanzia
Messaggi su tutti i fronti dell’attualità nazionale. E, specie dopo i proclami della Lega a Pontida, s’è notata un’intensificazione dei ‘discorsi di garanzia’ in politica estera, quasi che Napolitano avvertisse l’esigenza di ridare un baricentro alla posizione dell’Italia e di correggere le oscillazioni dettate dai calcoli di politica interna: il 25 giugno, il presidente, nel mezzo delle sortite più disparate sul futuro della presenza militare italiana in Libia e altrove, e degli atteggiamenti più radicali verso immigrati e rifugiati provenienti dal Nord Africa, ha assicurato che l’Italia non farà mancare il proprio sostegno alle missioni di pace per realizzare un ordine multilaterale e ha ricordato come esse siano state approvate dal Parlamento. E, pochi giorni prima, in coincidenza con la giornata dell’Onu del rifugiato, aveva insistito, e non era la prima volta, sui valori dell’accoglienza e della solidarietà.

Primavera araba, crisi libica, tensioni sull’immigrazione (anche con i partner dell’Ue) sono stati i temi più frequenti degli interventi di Napolitano, che s’è fatto soprattutto sentire in modo deciso per correggere il tiro e rimettere la barra del timone sulla rotta giusta quando le difficoltà di dialogo con l’Ue e con alcuni paesi europei hanno indotto il presidente del Consiglio e il ministro dell’interno, ma non solo loro, a prospettare, come se fosse un’opzione, l’uscita dell’Italia dall’Unione.

Allora la voce del presidente e dell’europeista ha risuonato chiara, forte e netta: il futuro dell’Italia è in Europa e l’Italia non ha futuro al di fuori dell’Europa. E quando il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è stato designato dal Vertice europeo presidente della Banca centrale europea c’era una vibrazione di soddisfazione nella voce di Napolitano, che, da Lubiana, ha detto la sua certezza che Draghi saprà corrispondere alla fiducia riposta in lui dall’Italia e dall’Europa e saprà guidare l’euro con mano sicura.

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