IAI
Nuovo documento Usa

La strategia di Obama per lo spazio

25 Mar 2011 - Anna Veclani - Anna Veclani

L’amministrazione americana ha recentemente reso pubblica la National Security Space Strategy (Nsss), firmata congiuntamente dal Segretario alla difesa Robert Gates e dal Direttore dell’intelligence nazionale James Clapper. Si tratta di un’importante novità nella politica spaziale americana, visto che è la prima volta che un documento strategico viene dedicato alla sicurezza nello spazio. L’approccio multilaterale che lo caratterizza, inoltre, è in netta discontinuità con la politica spaziale adottata dalla precedente amministrazione Bush, più restia alla cooperazione e alla definizione di regole vincolanti sul controllo degli armamenti.

La nuova strategia si colloca nel quadro dei documenti periodicamente elaborati dall’amministrazione americana e volti ad identificare minacce, obiettivi ed approcci nell’ambito della sicurezza e della difesa.

Congestione e competizione
L’esigenza di elaborare una apposita strategia per gli Usa nasce dalla presa d’atto del crescente “affollamento” nello spazio, in termini di oggetti, minacce e attori. Lo spazio viene infatti definito nel documento come “congestionato, conteso e competitivo”. L’obiettivo americano è dunque di proteggere non solo gli assetti spaziali da cui dipendono la sicurezza, la difesa e parte dell’economia nazionale, ma anche l’ambiente spaziale che li ospita.

Per garantire la sicurezza, gli Stati Uniti puntano soprattutto sul soft power, sulla cooperazione e sulla diplomazia. Un orientamento in linea con la National Space Policy adottata nel giugno 2010 e con il più generale rilancio del multilateralismo avviato dall’amministrazione. Alcune delle misure prospettate sono inoltre in particolare sintonia con quelle proposte dall’Unione europea nel quadro del Codice di Condotta per le attività nello spazio extra-atmosferico (2008).

Nuova stagione
Dal lancio del primo satellite russo nel 1957 e dallo sbarco americano sulla Luna nel 1969, le attività spaziali delle due ex super potenze si sono moltiplicate considerevolmente, accanto a quelle di molti altri paesi, tra i primi l’Italia, che hanno saputo sviluppare programmi spaziali ambiziosi già a partire dagli anni Sessanta.

Oggi si contano infatti almeno sessanta paesi ed organizzazioni internazionali in grado di realizzare sistemi satellitari a servizio della sicurezza, della difesa, dell’economia, della scienza e del benessere dei cittadini. In aggiunta, anche le società private sono sempre più coinvolte in attività spaziali.

L’attivismo di questi attori ha progressivamente portato alla congestione dello spazio, ovvero ad un aumento degli oggetti in tutte le orbite, che includono i sistemi satellitari stessi, i detriti dannosi per il buon funzionamento dei satelliti e la miriade di radiofrequenze inevitabilmente soggette ad interferenze. L’esempio lampante delle conseguenze di un tale affollamento è la collisione avvenuta nel 2009 tra un satellite commerciale americano della compagnia Iridium e quello del governo russo Cosmos, il quale a sua volta ha causato la dispersione di innumerevoli detriti.

Dominio conteso
Nonostante si sia spesso cercato di evitarne la militarizzazione, lo spazio rimane un dominio conteso e percepito come fonte di possibili minacce provenienti da attori statali e non. Il test antisatellite condotto dalla Cina nel 2007 per mezzo di un missile balistico di media gittata, il primo mai effettuato dopo la fine del confronto bipolare, ha contribuito a risvegliare antichi timori.

In quell’occasione la Cina sostenne che l’operazione fosse stata semplicemente necessaria all’abbattimento di un satellite meteorologico obsoleto. In realtà, il paese aveva voluto dimostrare al mondo di possedere un programma spaziale avanzato e la capacità militare di distruggere un satellite, costituendo quindi una minaccia per la sicurezza degli assetti spaziali esistenti.

L’iniziativa cinese aveva altresì rivelato la vulnerabilità degli Stati Uniti e di tanti altri paesi le cui capacità militari dipendono in gran parte da sistemi satellitari sofisticati per la comunicazione, l’osservazione della Terra e la navigazione. Il test anti-satellite provocò inoltre la disseminazione di migliaia di detriti nello spazio, accrescendo il rischio di danneggiare indistintamente i satelliti già in orbita.

Lo spazio è infine diventato sempre più competitivo dal punto di vista commerciale, grazie alla diffusione di tecnologie d’avanguardia e alle liberalizzazioni su scala mondiale nel settore: mentre all’inizio degli anni ottanta gli Stati Uniti detenevano una posizione quasi monopolistica, oggi il mercato americano copre circa un terzo di quello globale.

Fine dell’unilateralismo
Durante il suo primo mandato (2001-2004), l’amministrazione Bush aveva rivitalizzato i piani dei primi anni ottanta relativi allo sviluppo di assetti spaziali non solo in chiave difensiva, ma anche offensiva, ed in particolare nell’ambito della missilistica e dei test antisatellite. Nonostante non vi fosse traccia all’epoca di una corsa al riarmo spaziale, gli eventi dell’11 settembre avevano contribuito a far credere che questa potesse riprendere piede.

Sebbene nel 2007 questi piani avessero perso vigore per mancanza di risorse finanziarie, il test antisatellite cinese riaccese negli americani l’ambizione a riaffermare la loro indiscussa egemonia in questo campo. Già la National Space Policy del 2006, del resto, considerava lo spazio come un “interesse vitale” da difendere anche a costo di contrastare i tentativi di “sviluppo di nuovi regimi legali o di altre restrizioni che cerchino di proibire o limitare l’accesso o l’uso dello spazio da parte degli Stati Uniti”.

L’amministrazione Bush aveva dunque scelto la via unilaterale al mantenimento del proprio vantaggio strategico e militare nello spazio per fronteggiare la crescente competizione e le minacce che da essa potevano scaturire.

Diplomacy First
Secondo la Nsss dell’amministrazione Obama, gli approcci strategici da adottare per garantire la sicurezza e la stabilità nello spazio consistono soprattutto nella promozione di scopi pacifici delle attività spaziali, nonché nella partnership con nazioni, organizzazioni internazionali e società private responsabili. Gli Stati Uniti rassicureranno a loro volta i partner assumendo comportamenti altrettanto corretti e faranno valere il potere del “buon esempio”, contando nella forza del soft power.

Il nuovo documento strategico sottolinea che l’amministrazione Usa cercherà accordi internazionali per la sorveglianza dello spazio (Space Situational Awareness) attraverso la condivisione di dati sulle attività spaziali, coopererà per lo sviluppo di norme comuni che regolino le operazioni spaziali ed incoraggerà meccanismi di fiducia reciproca (confidence-building). Ciò che risulta particolarmente in contrasto con le posizioni precedenti è la volontà di prendere in considerazione proposte di controllo degli armamenti, sebbene queste non siano chiaramente specificate nel testo.

In proposito, l’amministrazione Obama ha in più occasioni dimostrato grande interesse per la proposta europea di un Codice di Condotta per le attività nello spazio extra-atmosferico, particolarmente coerente con la Nsss. Il codice è stato proposto in alternativa ai progetti di trattati avanzati da altri paesi, suscettibili a problemi di non verificabilità. Non legalmente vincolante, il codice avrebbe invece il merito di richiamare gli stati ad aderire volontariamente a regole condivise per evitare incidenti intenzionali o accidentali e la dispersione di detriti nello spazio.

Considerata la forte interdipendenza che caratterizza le attività spaziali, gli stati potrebbero trarre mutuo beneficio dall’adozione di un tale strumento di soft law. È la convinzione, almeno, che sembra guidare l’innovativa strategia americana per la sicurezza nello spazio, che offre la possibilità di maggiore cooperazione tra due importanti attori spaziali come Stati Uniti e Unione europea.

.