IAI
Confronto con la Gran Bretagna

Crisi strategica della cooperazione italiana

20 Mar 2011 - Iacopo Viciani - Iacopo Viciani

La direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli affari esteri ha recentemente pubblicato le “nuove” linee guida della cooperazione per il triennio 2011-2013. L’elaborazione di un documento strategico triennale è una novità avviata con l’edizione 2009-2011, che è stata poi aggiornata annualmente.

Fino ad oggi il documento strategico è stato pensato e approvato all’interno dell’amministrazione, senza obbligo né di trasmissione al parlamento né d’approvazione da parte del comitato ministeriale per la programmazione economica, che per legge sarebbe invece chiamato ad approvare gli indirizzi e le priorità geografiche della cooperazione allo sviluppo.

La maggiore novità della nuova strategia italiana riguarda la decisione di ridurre il numero dei paesi prioritari da 35 a 25, a causa delle scarse risorse finanziarie e umane. Nel prossimo triennio la cooperazione italiana cesserà dunque gli interventi in Burkina, Ghana, Marocco, Mauritania, Haiti, Perù, Kosovo, Siria e Uganda.

Contraddizione
Il documento non specifica quali siano i criteri della scelta, tranne la concentrazione nelle aree in conflitto, indicati come “stati fragili”. Tuttavia si mantiene la stessa proporzione (50% e 50%) di investimenti verso paesi a medio reddito e quelli meno avanzati, così come tra Stati fragili e non. Nonostante la strategia sottolinei l’esigenza di accrescere l’impegno negli “stati fragili”, in realtà questi non rappresentano neppure il 50% dei paesi prioritari della cooperazione italiana.

Per quanto riguarda l’aiuto multilaterale, la strategia indica che si privilegeranno le organizzazioni internazionali che hanno sede in Italia, lavorano in emergenza, nell’ambito della sicurezza alimentare, salute, istruzione e energia.

Nel 2009 le organizzazioni internazionali finanziate dall’Italia sono state 32, in netto calo rispetto alle 60 del passato, ma era stato preso l’impegno a non ridurne ulteriormente il numero. Nel 2010, però, i dati della direzione generale cooperazione allo sviluppo hanno indicato un ulteriore taglio (a sole 27) delle organizzazioni finanziate.

L’Italia è il donatore che destina la maggior quota di aiuto pubblico allo sviluppo attraverso il canale multilaterale; il 74% nel 2009 su una media europea del 39%. In ragione di questo significativo impegno finanziario, dal 2004 la Commissione per l’aiuto allo sviluppo (Development assistance committee, Dac) dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ha costantemente raccomandato all’Italia di elaborare una strategia d’impegno precisa verso le organizzazioni multilaterali. Ancora nel 2009, il Dac ha ritenuto che non fosse disponibile alcun documento che stabilisse chiaramente criteri e obiettivi dello stanziamento.

Oggi la scelta sul multilaterale si fa più critica, poiché l’Italia finanzia complessivamente molte organizzazioni che sono state invece giudicate inefficaci da una recente valutazione della cooperazione inglese: tra queste figurano, ad esempio, Unesco, Unido, Ilo, Fao e UN Habitat.

Esempio britannico
Il dipartimento britannico per la cooperazione allo sviluppo ha recentemente approvato la nuova strategia bilaterale e multilaterale per i prossimi anni. In futuro la cooperazione britannica ridurrà il numero di paesi e organizzazioni internazionali finanziate, nonostante si preveda la crescita degli stanziamenti complessivi per la cooperazione fino a 8,4 miliardi di sterline.

La cooperazione bilaterale anglosassone ridurrà i suoi paesi prioritari da 49 a 27 e cesserà ogni cooperazione in Russia, Serbia, Cambogia, Cina, Gambia, Angola, Vietnam, Moldavia, Niger Burundi e Lesotho. L’aiuto aumenterà invece in India, Etiopia, Kenia, Yemen, Pakistan, Nigeria, Somalia e Congo. La scelta è stata quella di concentrare le risolse nei paesi più poveri e negli “stati fragili”. Tuttavia l’uscita da Niger e Burundi e il mantenimento delle operazioni in India sembrano essere eccezioni a questo principio generale.

Il ri-orientamento inglese riguarda anche le organizzazioni internazionali, di cui sono state valutate efficacia e rilevanza. Sulla base di questa valutazione, Londra ha deciso di interrompere i finanziamenti alle agenzie menzionate sopra. Oltre alle organizzazioni che vedranno cessare i loro finanziamenti, tra quelle più inefficaci è annoverata anche la Fao. Aumenteranno invece i fondi per Unicef, Unido, Fondo globale per la lotta all’Aids e programma alimentare mondiale.

La scelta unilaterale del Regno Unito sulle organizzazioni internazionali è stata criticata, ma ha il merito della chiarezza e sta avviando un confronto pubblico all’interno del paese. Il governo ha presentato la strategia in parlamento, illustrando le sue scelte ed ottenendone l’approvazione.

La strategia britannica non è necessariamente migliore di quella italiana, ma è certamente più trasparente e condivisa. Indica chiaramente i criteri delle scelte e ha ottenuto l’approvazione parlamentare dopo un aspro dibattito. Invece la cooperazione allo sviluppo italiana ha aggiornato la sua strategia pluriennale per il terzo anno consecutivo, senza neppure trasmetterla alle Camere per informazione.

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