IAI
Un’indagine del Senato

Piano nazionale per l’integrazione dei Rom

11 Feb 2011 - Pietro Marcenaro - Pietro Marcenaro

Oltre il 90% degli italiani ritiene che le popolazioni dei Rom e dei Sinti in Italia sfruttino i minori, e una percentuale analoga crede che vivano di espedienti e piccoli furti; l’87% ritiene che siano chiusi verso chi non è zingaro e l’83% che abitino per loro scelta in campi isolati dal resto della città. Circa il 35% degli italiani crede infine che il numero dei Rom e dei Sinti presenti in Italia sia tra cinque e dieci volte superiore alla realtà. Sono alcuni dei risultati dell’indagine sulla condizione dei Rom e dei Sinti in Italia condotta dalla commissione per i diritti umani del Senato dal 2009, il cui rapporto finale è stato approvato all’unanimità mercoledì 9 febbraio. Dal rapporto emergono, tra l’altro, una serie di indicazioni politiche volte ad accrescere la sicurezza dei cittadini, il livello d’integrazione dei Rom e la ricerca di standard di vita più accettabili.

Immagine avversa
Alcuni sondaggi realizzati dall’Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione (Ispo) mostrano che il 35% degli italiani intervistati sovrastima la presenza di Rom e Sinti in Italia, collocandola tra uno e due milioni di persone; l’84% è inoltre convinto che gli “zingari” siano prevalentemente nomadi. Il 47% degli italiani ha inoltre un’«immagine avversa» di Rom e Sinti , il 35% un’«immagine di emarginazione» e solo un 12% ne ha un’immagine «neutra» o «positiva». Il 65% è persuaso infine che Rom e Sinti siano tra i popoli maggiormente discriminati.

L’indagine del Senato, che si è avvalsa dei dati forniti dal Ministero degli Interni e da una molteplicità di associazioni e organizzazioni non governative, fotografa invece una realtà completamente diversa. I Rom in Italia risultano circa 170 mila e rappresentano circa lo 0,2% della popolazione totale, una delle percentuali più basse d’Europa. Il 50% poi è cittadino italiano, mentre una quota rilevante, pur essendo nata in Italia, non possiede la cittadinanza. Il 40% dei Rom e Sinti è costituito da minori di 14 anni, e addirittura il 60% ha meno di 18 anni.

Sono invece circa 40 mila i Rom e Sinti che vivono nei campi di accoglienza, in gran parte concentrati nei più grandi agglomerati urbani come Roma (7.200 secondo le stime del “piano nomadi” elaborato dal Comune nel 2009) o Milano (circa quattromila in città, cui ne vanno aggiunti altri due-tremila nella provincia). La stragrande maggioranza dei Rom e Sinti presenti in Italia poi è sedentaria e il nomadismo riguarda una percentuale che secondo alcune stime non supera il 3 % della popolazione.

Progetto comune
Queste informazioni inducono alcune riflessioni. In primo luogo è necessario un progetto nazionale per realizzare un sistema informativo che offra alla politica uno spaccato quanto più chiaro e dettagliato sulle condizioni dei Rom e dei Sinti nei vari contesti. Gran parte di queste informazioni vengono già raccolte da numerosi punti di osservazione presenti sul territorio (enti locali, associazioni, onlus, etc.), ma è necessario rendere omogenei i metodi di ricerca e di selezione dei dati e elaborarli in modo sistematico. Questo progetto non è possibile senza il dialogo, il coinvolgimento e la partecipazione dei Rom e dei Sinti.

Una seconda necessità, evidenziata in primo luogo dagli organismi internazionali, riguarda la definizione di un piano nazionale in grado di rispondere alle diverse esigenze provenienti dai territori. Istituzioni locali,organizzazioni non governative, rappresentanze dei Rom esistenti dovranno essere affiancate da un apposito gruppo di esperti in grado di raccogliere i dati e informazioni necessari alla realizzazione del progetto.

Un’altra urgenza riguarda il riconoscimento, simbolico e culturale, della presenza dei Rom in Italia. Occorre riparare l’errore commesso nel 2000, quando il genocidio dei Rom venne escluso da quelli che vengono ricordati ogni anno il 27 gennaio, nel Giorno della Memoria. E occorre rivedere il capitolo della legge 482 del 1999, che riconosce le minoranze linguistiche italiane, per includervi la minoranza Rom e la sua lingua, il romanès.

Condizioni inumane
Un’altra questione centrale riguarda i campi Rom. Si tratta di realtà che, con pochissime eccezioni, non esistono in altri paesi europei e che sono caratterizzate, per usare il linguaggio delle convenzioni internazionali, da condizioni inumane e degradanti. Sono realtà incompatibili con qualsiasi progetto di inclusione e integrazione, che riproducono condizioni di crudele emarginazione i cui effetti si riversano nella vita delle città. Nei campi abusivi manca l’acqua, la luce, i servizi igienici, e spesso le baracche sono costruite a ridosso di discariche, infestate di topi.

Anche i campi regolari, in cui dovrebbero essere garantiti i servizi minimi, sono costruiti nelle periferie delle città o in terre di nessuno da tenere il più lontano possibile da case, scuole, abitudini quotidiane. Sono luoghi che rendono impossibile qualsiasi tipo di integrazione sociale: come è possibile mandare un bambino a scuola se vive a venti chilometri dall’istituto più vicino, in una roulotte senza riscaldamento o immersa nel fango? È quindi necessario un programma di graduale chiusura dei campi e di offerta di soluzioni abitative diverse, accettabili e accettate, cioè discusse e concertate con i diretti interessati.

Attenzione particolare va dedicata, inoltre, a bambini e alla scuola. Un primo passo può essere compiuto attraverso percorsi di riconoscimento della cittadinanza per i minori nati e cresciuti in Italia e con la realizzazione di progetti condivisi volti ad incrementare l’inserimento scolastico. Una delle sperimentazioni più positive in questo campo è stata compiuta dalla Comunità di Sant’Egidio, che ha incentivato l’assolvimento degli obblighi scolastici da parte dei Rom attraverso borse di studio gestite in modo attento e rigoroso.

Lavoro e coinvolgimento
Tra le ipotesi per favorire l’integrazione delle famiglie Rom e Sinti nel mondo del lavoro, inoltre, ci sono anche quelle volte al riconoscimento formale di alcune attività specifiche, come la raccolta del ferro o lo spettacolo itinerante, che già oggi contribuiscono al reddito e alla sopravvivenza di alcuni nuclei.

Soluzioni accettate e condivise sono raggiungibili, infine, solo tramite il pieno coinvolgimento delle rappresentanze di Rom e Sinti. La realtà associativa di queste comunità appare oggi estremamente frammentata e attraversata da conflitti settari. È dunque necessario formare una leva di operatori sociali e mediatori culturali interni alle comunità che siano in grado di organizzare la partecipazione alle attività comuni con una certa continuità.

Le risorse che verranno destinate a queste attività determineranno risparmi rilevanti sia nel campo dell’assistenza sia in quello della sicurezza. Saranno risorse investite sul futuro non solo dei Rom, ma della società italiana ed europea.

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Vedi anche:

Sintesi del rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia

Rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia