IAI
Sistema satellitare Galileo

I ritardi dell’Ue nella conquista dello spazio

10 Feb 2011 - Anna Veclani - Anna Veclani

Il sistema globale di navigazione satellitare Galileo, un programma di punta della Commissione europea, è al centro di nuove polemiche. Varie critiche e dubbi suscitano infatti i crescenti costi del nuovo sistema, i ritardi nella sua entrata in funzione e gli ostacoli che potrebbero ridurne la capacità di competere non solo con il sistema americano Gps, ma anche con quelli che Cina, Russia, India e Giappone stanno mettendo a punto grazie a tecnologie sempre più avanzate.

Recentemente Berry Smutny, amministratore delegato della Ohb System, una delle più importanti compagnie aerospaziali tedesche, è stato costretto alle dimissioni dopo che Wikileaks aveva reso noto un suo giudizio tagliente su Galileo: il programma satellitare europeo sarebbe, secondo Smutny, «un’idea stupida» perché prevede servizi a pagamento molto simili a quelli che il sistema Gps americano fornisce gratuitamente e perché serve prevalentemente “gli interessi francesi” nel campo della difesa. Una valutazione che ha fatto scalpore, anche perché l’Ohb System ha ottenuto un contratto dalla Commissione europea per la costruzione di quattordici satelliti per il sistema Galileo.

Lentezze e divisioni
Il sistema satellitare Galileo, realizzato in cooperazione con l’Agenzia spaziale europea, ha per obiettivo lo sviluppo di un sistema civile europeo indipendente dal Gps americano in termini di servizi ai cittadini, tecnologia e sicurezza, ma interoperabile e complementare a quest’ultimo e al Glonass russo. Si tratta di sistemi che forniranno servizi simili, ma Galileo dovrebbe offrire maggiore qualità e garanzie.

Dopo la prima elaborazione alla fine degli anni novanta, il programma ha avuto uno sviluppo lento e problematico per varie ragioni: il fallimento dell’ipotizzato co-finanziamento tra fonti pubbliche e private, l’aumento continuo dei costi, i contrasti politici tra gli stati membri e all’interno delle istituzioni europee e, infine, alcuni contenziosi internazionali.

Il programma Galileo prevedeva inizialmente che i primi satelliti fossero operativi già nel 2008, ma a tutt’oggi ne sono in orbita solo due sperimentali. Entro il 2014 dovrebbero essercene diciotto operativi, in grado di fornire almeno tre dei cinque servizi previsti. La messa in orbita dei restanti dodici satelliti e l’avvio degli altri due servizi è prevista «negli anni a venire».

Per far fronte alla crescente competizione con il sistema americano Gps, la Commissione vuole fornire un maggior numero di servizi gratuiti rispetto alle previsioni iniziali. Si valuta che sul lungo periodo i profitti ammonteranno a una media annua di settanta milioni di euro, mentre i costi stimati per il completamento dell’infrastruttura sono lievitati da tre miliardi e mezzo di euro (secondo le prospettive finanziarie 2007-2013) ad oltre cinque (secondo quelle 2014-2020). A queste si aggiungeranno, a partire dal 2014, ottocento milioni di euro l’anno per mantenere il sistema in funzione. Tali spese saranno totalmente coperte da fonti pubbliche, anche se i meccanismi di finanziamento non sono stati ancora specificati.

Competizione transatlantica
All’inizio dello scorso decennio gli Stati Uniti si trovavano in una posizione di predominio incontrastato nel settore della navigazione satellitare, e ad oggi il sistema Gps è l’unico completo e operativo su scala globale. Il sistema russo Glonass non è infatti ancora in grado di coprire tutta la superficie terrestre.

L’avvio dell’iniziativa europea nel campo della navigazione satellitare non è stata accolta con favore dagli Stati Uniti, i quali vi hanno visto un’inutile duplicazione del sistema Gps, con il rischio di ripercussioni negative sia dal punto di vista della sicurezza che da quello economico. Nonostante il Gps sia controllato dalle autorità militari americane e sia funzionale alle missioni di sicurezza e difesa nazionale ha avuto varie applicazioni in ambito civile, che hanno portato anche significativi profitti.

Anche le aperture europee alla partecipazione cinese, indiana e russa al progetto Galileo hanno suscitato preoccupazione negli Usa. Washington teme che questi paesi possano aver accesso a tecnologie sensibili fino ad alcuni anni fa prerogativa quasi esclusiva degli Usa.

Gli europei puntano invece a ripetere i risultati positivi ottenuti con la creazione del consorzio Airbus (nel campo dell’aviazione civile e militare) e di Arianespace (per i lanciatori di satelliti). La logica europea non è di competizione con gli Usa, bensì di ricerca di maggiore autonomia in ambito sia civile che militare.

Le operazioni militari congiunte durante la prima guerra del Golfo (1990-91), così come in quella in Bosnia (1991-1995), e i bombardamenti Nato in Kosovo (1999) hanno messo impietosamente a nudo la dipendenza degli europei dalle capacità di navigazione satellitari americane, le uniche esistenti a livello transatlantico. Durante quelle operazioni gli Usa hanno in effetti utilizzato in modo discrezionale i segnali di navigazione e i canali di comunicazione. A ciò si aggiunga che durante un’operazione militare delicata, gli Stati Uniti potrebbero spegnere o degradare il segnale Gps a disposizione dell’utenza civile. Di qui il crescente interesse degli europei, primi fra tutti i francesi, per la creazione di un autonomo sistema di navigazione satellitare.

Punto di equilibrio
Se l’ostacolo della competizione economica tra Usa e Ue è stato faticosamente superato, il vero nodo da risolvere è rimasto, per alcuni anni, quello della sicurezza. Il Public Regulated Service (Prs) di Galileo, un segnale criptato fornito ai governi e alle forze di sicurezza, e parte dell’Open Service (OS), un segnale aperto e gratuito per tutte le utenze a livello mondiale, sarebbe stato infatti trasmesso su frequenze simili a quelle previste per il nascituro segnale criptato militare americano, l’M-Code. Ciò implicava alti rischi di interferenze e riduzione delle capacità di navigazione per gli americani durante operazioni militari anche in ambito Nato.

Prendendo atto della scarsa disponibilità degli americani a rivedere le proprie tecnologie, gli ingegneri europei hanno messo a punto misure per evitare che il Prs e l’OS interferissero con le frequenze dell’M-Code americano, aprendo la strada ad una maggiore cooperazione e rendendo il Gps e Galileo sistemi potenzialmente complementari.

Nuovi attori
La competizione ed i contenziosi internazionali non finiscono qui. Le potenze emergenti hanno a loro volta colto il valore strategico degli assetti spaziali in ambito sia militare che civile, mentre il know-how e la tecnologia permettono lo sviluppo di sistemi sempre più sofisticati.

Oggi la controversia sulle frequenze per i segnali criptati ad uso militare si sta riaccendendo, ad esempio, tra Unione europea e Cina, su un terreno molto simile a quello su cui si sono confrontati Ue e Usa. Due anni di negoziati non sono serviti, fino ad oggi, a convincere la Cina ad allocare su altre frequenze i segnali criptati ad uso militare del suo sistema di navigazione satellitare Compass/Beidou, attualmente in fase di lancio.

Nel frattempo, il sistema russo Glonass raggiungerà la piena operatività, con copertura globale, entro il 2012, mentre anche India e Giappone stanno facendo progressi nello sviluppo di sistemi satellitari in grado di assicurare una copertura regionale. In questo contesto, Galileo corre il pericolo di essere il fanalino di coda dei sistemi di navigazione: ogni anno di ritardo mette a rischio sia la sostenibilità economica che l’efficienza di Galileo, suscitando crescenti preoccupazioni fra gli addetti ai lavori.

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