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Nomine all’Eda e accordo franco-britannico

Le mosse maldestre della Baronessa e il futuro della difesa europea

17 Gen 2011 - Michele Nones - Michele Nones

L’agenda della difesa europea nel 2011 sarà condizionata soprattutto da due temi emersi alla fine dello scorso anno. Il primo è l’accordo in campo militare siglato da Francia e Regno Unito a novembre, volto a rafforzare, attraverso una più stretta cooperazione bilaterale e la messa in comune di alcune risorse, le capacità di proiezione strategica dei due paesi. Il secondo sono le difficoltà emerse nel rapporto tra l’Alto rappresentante (Ar), Catherine Ashton, e gli Stati membri e che sono di recente tornate a manifestarsi in occasione della controversa nomina, avvenuta il 7 gennaio, del direttore esecutivo dell’Agenzia europea di difesa (Eda).

Accordo strategico
L’accordo strategico fra Francia e Regno Unito prevede, oltre al rafforzamento della collaborazione operativa, un impegno comune in alcune aree su cui si concentrano l’attenzione e gli sforzi tecnologici e industriali di tutte le principali potenze mondiali. Due in particolare: i velivoli senza pilota (Unmanned Aerial Vehicle, Uav) a media altitudine e lungo raggio e le comunicazioni satellitari.

Si tratta in realtà di due segmenti interdipendenti, e di cruciale importanza per le future missioni internazionali. I velivoli senza pilota, e la loro versione armata (Unmanned Combat Aerial Vehicle Ucav), possono consentire un intervento prolungato (a parte il rifornimento e la manutenzione), senza rischi e logoramento per i piloti e senza un eccessivo impegno nell’attrezzare basi avanzate. Le comunicazioni satellitari consentono di trasmettere le informazioni fornite da Uav e Ucav per gestire molteplici presenze ed interventi militari nei più diversi angoli del pianeta.

Su entrambi i fronti è da tempo impegnata anche l’Italia: negli Uav con iniziative nazionali (i programmi Sky X e Sky Y di Alenia Aeronautica) ed europee (il programma Neuron a guida francese, a cui partecipa la stessa Alenia Aeronautica) e nelle comunicazioni satellitari col programma nazionale Sicral 2 (guidato dalla società italo-francese Thales Alenia Space), inserito in un accordo di collaborazione italo-francese, che prevede anche l’utilizzo del nuovo satellite duale Athena-Fidus.

Nuova gerarchia
L’accordo franco-britannico modifica il quadro di riferimento europeo: sembra infatti voler creare un asse bilaterale fra le due principali potenze militari continentali, che di fatto assumerebbero un ruolo di punta nell’Europa della difesa, condizionando l’intero processo di integrazione. Si tratterebbe di una nuova gerarchia che andrebbe a scapito non tanto dei paesi minori, quanto di Germania, Italia, Spagna e Svezia, che hanno una significativa capacità tecnologica, industriale e operativa e che da dieci anni operano, insieme a Francia e Regno Unito, nell’ambito dell’Accordo Quadro.

Se, quindi, fino ad oggi, a trainare l’integrazione militare europea vi era un gruppo di sei paesi, adesso il gruppo di testa è diventato di due più quattro. Invece di cercare di trainare gli altri 21 Stati membri dell’Unione europea, il rischio è che i sei entrino in competizione tra loro, perdendo di vista l’obiettivo strategico di fondo: il rafforzamento del sistema di sicurezza e difesa a livello europeo. Senza il quale, né due né sei paesi europei possono sperare di rimanere protagonisti nel mondo globalizzato in cui stanno crescendo le nuove potenze regionali.

Battaglia per l’Agenzia
Il secondo tema è il delicato rapporto che si è venuto a creare fra l’Alto Rappresentante, Lady Ashton, e molti Stati membri. Che le cose non vadano per il verso giusto su questo fronte, lo si è visto in occasione della nomina del nuovo direttore esecutivo dell’Agenzia europea di difesa (Eda), avvenuta il 7 gennaio. Il tentativo di arrivare alla nomina attraverso una semplice procedura scritta, mettendo gli Stati membri di fronte al fatto compiuto è stato formalmente bloccato dall’Italia, in accordo, tra gli altri, con la Germania. È un episodio grave e senza precedenti nella storia dell’Agenzia.

Il governo italiano ha sollevato un problema di metodo e non di merito sul candidato prescelto. Si è ritenuto che una decisione così importante avrebbe dovuto essere motivata in modo più trasparente e, soprattutto, condivisa con i paesi che rappresentano il 90% delle capacità militari europee e che contribuiscono, nella stessa misura, all’attività dell’Agenzia. Come conseguenza, Lady Ashton ha dovuto prima discutere con lo Steering Board ministeriale dell’Eda la sua proposta e poi è stata costretta a congelarla per consentire ulteriori consultazioni con e fra gli Stati membri.

Quanto avvenuto rappresenta un oggettivo indebolimento della figura dell’Alto rappresentante perché, a prescindere dalla fondatezza delle critiche italiane, ne ha confermato la scarsa capacità di costruzione del consenso. Un ulteriore elemento di debolezza dell’Alto rappresentante (non contestato ufficialmente, ma certo presente nelle valutazioni degli Stati membri) deriva dall’impressione che abbia voluto privilegiare troppo la Francia, quasi attribuendole implicitamente un ruolo di leadership nella gestione della politica estera e di difesa europea.

Va inoltre ricordato che, durante l’estate, si era aperto un duro contenzioso fra il precedente direttore esecutivo dell’Eda e la Commissione in merito ai rispettivi ruoli per quanto attiene all’integrazione del mercato europeo della difesa. Il direttore aveva ufficialmente contestato la legittimità della posizione assunta dalla Commissione in merito agli accordi di compensazione (offset) – in cui l’importatore partecipa alla realizzazione del prodotto – nel commercio degli armamenti. La Commissione sostiene infatti che tali pratiche sono in contrasto con il Trattato, a meno che gli stati membri, caso per caso, non facciano esplicito riferimento alla necessità di tutelare interessi essenziali per la loro sicurezza Avvicinandosi l’entrata in vigore (agosto 2011) della Direttiva europea che regolamenta gli acquisti di prodotti di difesa e sicurezza, che renderà fra l’altro ancora più difficile la richiesta di offset, l’intervento del direttore esecutivo dell’Eda ha provocato una dura reazione da parte della Commissione.

Si tratta di episodi che non hanno certamente contribuito al prestigio dell’Ar, che è anche a capo dell’Eda. Per di più l’Ar ha raccolto frequenti e pubbliche critiche al suo operato, sia per i suoi interventi o mancati interventi in occasione di gravi avvenimenti internazionali, come la recente strage di cristiani in Egitto, sia per le scelte compiute nella delicata fase di strutturazione del Servizio diplomatico europeo (Seae).

Un anno difficile
Il compito del nuovo direttore esecutivo dell’Eda, l’ambasciatore francese Claude-France Arnould, non è, quindi, facile perché deve muoversi su un terreno scivoloso. Peraltro, pur avendo una grande esperienza diplomatica e amministrativa nell’ambito del Consiglio dell’Ue, non ne ha nessuna specifica nel mondo della difesa. Impiegherà inevitabilmente del tempo a comprendere le logiche che caratterizzano questo delicato settore e a familiarizzarsi con gli importanti sviluppi di quest’ultimo quinquennio. Dovrà, inoltre, ricostruire un rapporto collaborativo anche con quei paesi, come l’Italia, che si sono visti costretti ad intervenire non contro la sua persona, ma contro un metodo che di fatto tende ad escluderli dal processo decisionale. In questo campo, invece, anche in base al Trattato di Lisbona, gli Stati membri mantengono forti competenze e da questo, volenti o nolenti, non si può prescindere.

In questo contesto l’Eda dovrà affrontare quest’anno una serie di difficili compiti. In primo luogo, dovrà sforzarsi di cambiare il proprio profilo, in conformità con quanto previsto dal Trattato di Lisbona (soprattutto per quanto attiene al suo ruolo nell’integrazione del mercato della difesa), trovando una corretta collocazione nel quadro istituzionale europeo. In secondo luogo, dovrà cercare di costruire un rapporto più collaborativo con la Commissione, evitando interferenze e sovrapposizioni e offrendo il suo contributo di competenza specialistica nel campo della difesa. In terzo luogo dovrà focalizzarsi sulla definizione delle capacità necessarie a far fronte alle esigenze dei prossimi anni attraverso un apposito piano di ricerche. In quarto luogo dovrà evitare che le iniziative bilaterali (ma anche minilaterali come l’Accordo Quadro) costituiscano, volontariamente o meno, un ostacolo alla costruzione di una dimensione europea della difesa e della sicurezza.

L’Italia può dare un importante contributo in questa direzione, dimostrando la sua volontà e capacità di superare le criticità che si sono aperte, nella consapevolezza che non ci sono alternative ad una maggiore interdipendenza europea.

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