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Agenda internazionale

Incognite e sfide del 2011

2 Gen 2011 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

Si presenta come un anno anomalo, il 2011 della politica e della diplomazia internazionale: un anno senza appuntamenti elettorali cruciali in nessuna delle maggiori democrazie mondiali. Negli Stati Uniti e in Francia, così come in Russia, le competizioni presidenziali sono in calendario nel 2012, mentre Giappone, Gran Bretagna, Germania e Italia, per chiudere il giro dei Grandi, non dovrebbero conoscere, nei prossimi 12 mesi, consultazioni politiche, anche se gli assetti di potere a Londra e a Roma non consentono di escludere ricorsi alle urne anticipati rispetto alle scadenze, fin dalla prossima primavera (né va dimenticato che il 5 maggio si svolgerà in Gran Bretagna un referendum sul sistema elettorale che non rimarrà senza effetti sul quadro politico). C’è poi l’incognita Wikileaks: i documenti del sito continueranno, verosimilmente, a distillare verità e veleni nei prossimi mesi e potrebbero provocare qui o là contraccolpi al momento imprevedibili.

Assetti incerti per la governance globale
Mettiamo, però, che il 2011 sia davvero un anno di bonaccia – politica – internazionale. I Grandi del Mondo potrebbero cercare allora di approfittarne per consolidare la ripresa, perché la crisi del 2008 non è stata ancora riassorbita né in termini di ricchezza prodotta né di posti di lavoro creati. E resta da definire l’assetto della nuova governance mondiale. Se il 2009, infatti, era stato l’anno dell’avanzata del G20 e dell’eclissi del G8, il 2010 non ha visto il nuovo Gruppo affermarsi in modo determinante sulla scena mondiale. E l’ambigua coesistenza tra G20 e G8 rischia di protrarsi, anche perché il Gruppo dei Grandi, dopo un anno di presidenza ‘debole’, canadese, ha ora di fronte a sé un anno di presidenza ‘forte’, francese. Difficile immaginarsi che proprio Nicolas Sarkozy accetti di ‘seppellire’ il Gruppo nato a Rambouillet nel novembre 1975. Al di là delle formule, è però probabile che la tendenza a un maggiore coinvolgimento di Cina e India, di Brasile e Sud Africa e di altri paesi emergenti nella soluzione dei problemi internazionali trovi conferma nell’anno nuovo.

Inutile a priori chiedere al 2011 regali ‘impossibili’, come la pace in Medio Oriente, anche se all’inizio dell’autunno scadrà l’anno che americani, israeliani e palestinesi si sono concessi per giungere a risultati concreti, dopo la ripresa dei negoziati diretti. Questo realismo non deve, però, servire da alibi ai leader. Anzi, proprio perché piatto sulla carta, il 2011 s’annuncia come un anno di riflessione, e perciò adatto a risolvere, o comunque a fare avanzare la ricerca di una soluzione, di alcune grosse questioni internazionali, senza illusioni, ma con concretezza.

Rischio escalation in Afghanistan
Lasciamo da parte l’economia, che non obbedisce ai ritmi della diplomazia, e guardiamo a due temi di carattere molto diverso: l’Afghanistan e il riscaldamento globale. Per l’Afghanistan, il 2011 deve segnare l’inizio del ritiro delle truppe da combattimento della forza internazionale, un processo destinato, nelle intenzioni, a concludersi nel 2014, quando la gestione della sicurezza nel Paese dovrebbe essere affidata in toto alle truppe locali. Guardando alle cronache di guerra, l’obiettivo non appare molto realistico: l’anno che si chiude, segnato proprio l’ultimo giorno dall’uccisione di un alpino vittima di un cecchino, è stato il più cruento per le forze internazionali, con almeno 711 militari caduti, circa 200 in più che nel 2009, che era già stato l’anno più nero dall’inizio del conflitto nel 2001 – l’Italia ha subito 35 perdite in tutto, 13 nel 2010. Cifre che lasciano intravvedere una escalation del conflitto, invece che una sua attenuazione, anche se sono in corso prove, magari maldestre, di negoziato con i talebani.

Sul fronte della lotta al terrorismo, il 2011 è anno di anniversari e bilanci: dieci anni dagli attacchi di al Qaida contro New York e Washington, dieci anni dal rovesciamento del regime di Kabul. L’occasione per inaugurare memoriali e per ricordare le vittime di questo conflitto: innocenti, certo, le quasi 3.000 dell’11 Settembre, ma innocenti pure decine di migliaia di civili, uomini, donne, bimbi, afghani e iracheni.

Per il riscaldamento globale, il 2010 s’è chiuso con segnali positivi venuti dai negoziati di Cancun, almeno se confrontati al fallimento della conferenza di Copenaghen nel 2009: a questo punto, l’appuntamento di Durban, l’autunno prossimo, potrebbe essere davvero determinante per decidere il seguito da dare al Protocollo di Kyoto e la ripartizione delle responsabilità. A Cancun, è emersa una consapevolezza della gravità del problema e dell’urgenza di darvi una risposta: la speranza è che nel 2011 si rafforzi, producendo risultati concreti.

La (mezza) riscossa di Obama
Per l’Unione europea e gli Stati Uniti, il 2010 s’è chiuso su note imprevedibilmente positive, dopo tante traversie. In America, Barack Obama, il primo presidente nero, che, fino al voto di metà mandato del 2 novembre pareva non azzeccarne una – e, infatti, gli elettori hanno punito i candidati del suo partito – ha infilato una serie di successi che hanno nettamente migliorato la sua immagine nell’opinione pubblica: la conferma degli sgravi fiscali (anche se lui avrebbe preferito eliminare quelli per i più ricchi) e il superamento dell’ostracismo, mascherato dalla formula ‘don’t ask, don’t tell’, ai gay nelle forze armate; e poi la ratifica da parte del Senato del nuovo trattato Start sulla riduzione degli armamenti strategici tra Usa e Russia e ancora la revisione della strategia afghana, sono tutti segni di una ritrovata vitalità dell’amministrazione democratica, che dovrà, da gennaio, imparare a convivere con una Camera controllata dall’opposizione repubblicana.

L’Unione europea, che ha vissuto il 2010 sul filo delle difficoltà dell’euro, insidiato in Grecia e in Irlanda dalla speculazione finanziaria internazionale e mal difeso, inizialmente, specie a causa delle esitazioni tedesche, ha chiuso l’anno in gran spolvero: a un anno dall’entrata di vigore, il 1˚ dicembre, del Trattato di Lisbona, è nato il Servizio europeo di azione esterna, una vera e propria diplomazia europea; e, a metà dicembre, i leader dei 27 hanno concordato il percorso istituzionale e negoziale per dotare l’euro di uno strumento di protezione permanente.

Così, l’Ue può festeggiare, il primo gennaio, l’allargamento, e non lo sfaldamento, della zona euro, con l’ingresso dell’Estonia, il primo paese dell’ex blocco comunista a dotarsi della moneta unica. Certo, l’Unione esce indenne da un anno critico anche grazie a una doppia presidenza semestrale sperimentata e autorevole, Spagna e Belgio, mentre, nel 2011, la presidenza semestrale passerà prima all’Ungheria e poi alla Polonia, paesi entrambi all’esordio nel ruolo. Un anno debole, con la staffetta tra Budapest e Varsavia? Forse, ma almeno il Consiglio europeo e il Consiglio dei Ministri degli Esteri sono ormai dotati di presidenze stabili e non risentono molto dei passaggi di testimone da una capitale all’altra. In un anno con molte incertezze ed incognite il consolidamento istituzionale dell’Ue, pur con tutti i suoi limiti, è un punto fermo non da poco.

LE DATE DEL 2011

1˚gennaio – Ue, inizio del semestre di presidenza ungherese.
1˚ gennaio – Euro, ingresso dell’Estonia nella zona euro.
1˚ gennaio – G8, inizio dell’anno di presidenza francese.
1˚ gennaio – Brasile, entra in funzione la nuova presidente Dilma Rousseff.
9 gennaio – Sudan, referendum sull’indipendenza del Sud.
26/30 gennaio – Davos (Svizzera), 41.o Forum economico mondiale.
6/11 febbraio – Dakar, 9° Forum sociale mondiale.
27 febbraio – Los Angeles, cinema, Oscar, 83.a edizione.
10 aprile – Perù, elezioni presidenziali.
29 aprile –Londra, matrimonio del principe William con Kate Middelton.
aprile, data da determinare – Cuba, VI congresso del Pc cubano, verso il 50˚ anniversario della proclamazione da parte di Fidel Castro della Repubblica democratica socialista.
5 maggio – Regno Unito, referendum sul sistema elettorale.
giugno, data da determinare – Nizza (Francia), Vertice del G8.
1˚ luglio – Ue, inizio del semestre di presidenza polacco.
1˚luglio – Monaco, matrimonio del principe Alberto II con Charlene Wittstock.
5 luglio – Caracas (Venezuela), fondazione della Comunità di Stati latino-americani e caraibici (Celac).
13 luglio – Uscita dell’ultimo episodio di Harry Potter.
luglio – Afghanistan, inizio del ritiro delle truppe della forza internazionale.
16/21 agosto – Madrid (Spagna), giornate mondiale della gioventù, con la partecipazione di papa Benedetto XVI.
27 agosto / 4 settembre – Sport, Daegu (Corea del Sud), campionato del mondo
d’atletica e inoltre 9 settembre / 23 ottobre, Nuova Zelanda, coppa del mondo di rugby.
11 settembre – New York (Usa), decimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, con l’inaugurazione del Memorial del World Trade Center.
20 settembre – New York, Onu, inizio dei lavori dell’Assemblea generale.
24/26 settembre – Washington (Usa), assemblea annuale Fmi e Banca Mondiale.
28/30 ottobre – Perth (Australia), Vertice del Commonwealth.
Date da determinare, ottobre – Stoccolma (Svezia), annunci dei vincitori dei Nobel.
Date da determinare, ottobre – Argentina, elezioni presidenziali e parlamentari.
12/13 novembre – Honolulu (Hawaii, Usa), Vertice dell’Apec.

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Vedi anche:

C. Merlini: Usa 2011, i dilemmi del declino