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Rapporti Russia-Occidente

Allegro, non troppo

14 Gen 2011 - Michele Comelli - Michele Comelli

Nel 2011 le relazioni tra Russia e Occidente potrebbero compiere ulteriori passi avanti rispetto a quelli, già rilevanti, dell’anno che si è appena chiuso: dalla distensione dei rapporti con la Nato all’accordo con gli Usa sulla riduzione degli armamenti nucleari strategici, dalle nuove forme di cooperazione sull’Afghanistan all’intensificazione dei legami economici e commerciali. Benché sul fronte della democrazia e dei diritti umani non si intravedano in Russia sviluppi incoraggianti e permanga anzi il rischio di un’ulteriore involuzione, la cooperazione con l’Ue potrebbe dare risultati positivi soprattutto sul fronte della stabilizzazione dell’Europa orientale, un’area che continua ad essere caratterizzata da tensioni politiche, conflitti congelati e una difficile transizione alla democrazia.

“Rassicurazione strategica”
Le relazioni tra la Russia e l’Occidente sembrano aver beneficiato della strategia di “rassicurazione” e rilancio dei rapporti con Mosca avviata dal presidente Obama dopo il suo insediamento. A fine dicembre il Senato americano ha ratificato il nuovo trattato Start sulla riduzione degli arsenali nucleari delle due ex superpotenze, aprendo la strada alla ratifica dello stesso da parte della Duma russa, prevista per la fine di gennaio. Inoltre, il vertice Nato di Lisbona del 19 novembre, con la proposta di un coinvolgimento della Russia nel sistema di difesa antimissile, ha contribuito ad attenuare la disputa con Mosca sull’argomento, anche se un vero e proprio accordo sembra ancora lontano.

Svolta con la Polonia
Sul fronte più strettamente europeo il generale miglioramento dei rapporti è passato attraverso lo “scongelamento” delle relazioni tra Russia e Polonia. All’instaurarsi di un clima più sereno hanno contribuito anche le reazioni responsabili che i governi dei due paesi hanno tenuto in seguito all’incidente aereo di Smolenk del 10 aprile 2010, nel quale hanno perso la vita il Presidente polacco Lech Kaczynski, il suo staff, nonché altri esponenti politici e funzionari polacchi. Kaczynski si stava recando in Russia a commemorare le vittime del massacro della foresta di Katyn, dove nel 1940 la polizia segreta sovietica uccise circa 22.000 ufficiali dell’esercito polacco. Inoltre, una settimana prima la televisione russa aveva trasmesso il film polacco “Katyn” su questa triste pagina di storia: una svolta radicale nell’atteggiamento russo sulla vicenda di Katyn, contrassegnato per molti anni da un ostinato negazionismo.

Democrazia e diritti umani
Il riavvicinamento alla Polonia è sintomatico di un atteggiamento generalmente più collaborativo verso l’Unione europea. Nel vertice Ue-Russia di dicembre, che nelle parole del presidente della Commissione europea José Barroso è stato il più proficuo degli ultimi anni, le due parti hanno raggiunto un accordo che mette fine ad una serie di dispute bilaterali. In particolare, sono stati rimossi alcuni ostacoli all’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), anche se l’atteggiamento russo al riguardo continua ad essere caratterizzato da qualche ambiguità.

Il primo giugno, inoltre, il vertice euro-russo aveva dato avvio al Partenariato per la modernizzazione, che prevede uno sforzo congiunto per l’attuazione di riforme economiche e sociali in Russia. Indubbiamente parte delle élites russe, a partire dal presidente Medvedev, sono consapevoli che le gravi carenze del sistema politico, economico e sociale russo emerse chiaramente nella gestione dell’emergenza incendi della scorsa estate, penalizzano sempre di più il paese, imponendogli costi alla lunga insostenibili in un mondo globalizzato. Per questo motivo, la Russia cerca all’estero partner, come l’Ue, che ne possano favorire la modernizzazione. I russi vorrebbero però limitare la modernizzazione all’economia e alla tecnologia, mentre l’Ue ne auspica un’estensione anche alla società e al sistema politico.

Come affermato efficacemente da Jeffrey Mankoff, politologo dell’Università di Yale, le relazioni tra Ue e Russia sono state caratterizzate da aspettative frustrate da entrambe la parti. Da un lato, la Russia si aspettava che l’Ue e più in generale l’Occidente la includessero a pieno titolo e con pari dignità nella nuova architettura di sicurezza euro-atlantica, come chiesto nella serie di proposte sul tema lanciate da Medvedev a partire dal giugno 2008. Dall’altro, l’Ue si aspettava un’evoluzione della Russia post-sovietica più in linea con i valori, il sistema politico e l’organizzazione economica occidentali.

Sfida aperta
Una più concreta collaborazione tra Ue e Russia sarebbe necessaria anche in l’Europa orientale, nel cosiddetto vicinato comune, caratterizzato da instabilità politica, conflitti congelati e una difficile transizione alla democrazia. Se è indubbio che sul fronte della promozione della democrazia in quest’area l’Ue dovrà procedere da sola, non è pensabile creare un’area di stabilità, sicurezza e prosperità attorno alle frontiere dell’Europa prescindendo da una fattiva collaborazione con la Russia.

Un punto di partenza potrebbe essere il tentativo di risoluzione del conflitto congelato in Transnistria, la regione secessionista della Moldova ai confini dell’Ucraina. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha proposto uno scambio ragionevole: la cooperazione di Mosca nella risoluzione del conflitto in Transnistria in cambio di un suo maggiore coinvolgimento nella sicurezza europea. Una cooperazione efficace in quest’area non rappresenterebbe solo un significativo passo in avanti nelle relazioni tra Ue e Russia. Vorrebbe dire che l’Ue sta diventando un attore strategico più credibile sulla scena internazionale.

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Vedi anche:

A. Marrone: Un triangolo Ue-Russia-Turchia per la sicurezza europea?