IAI
La scomparsa dell’economista

Padoa-Schioppa e la res publica europea

20 Dic 2010 - Gianni Bonvicini - Gianni Bonvicini

La figura di Tommaso Padoa-Schioppa viene per lo più collegata, dalla stampa nazionale ed europea, al ruolo di primo piano che egli ha giocato nell’ideazione, creazione e gestione dell’Euro come membro del Comitato Delors, prima e della Banca centrale europea (Bce), successivamente. Ma l’europeismo di TPS, come veniva affettuosamente chiamato per brevità dai suoi colleghi, non si è mai limitato agli aspetti monetari ed economici del processo di integrazione europea. La sua vera vocazione è sempre stata politica, poiché egli comprendeva perfettamente che l’Unione europea non avrebbe mai potuto sopravvivere se, al di là del mercato interno e dell’Euro, non si fosse data un governo e un Parlamento all’altezza del compito e della sfida comune.

La collaborazione con lo Iai
Il passaggio più evidente verso questa prospettiva è avvenuto cinque anni fa quando, congedandosi dalla Bce, ha chiesto con molta discrezione e cortesia di trovare una collocazione all’Istituto Affari Internazionali (Iai), contesto che lui riteneva ideale per potere continuare la sua battaglia europeista. In altre parole, nell’Istituto fondato da Altiero Spinelli che lui, come tutti noi, ha sempre considerato guida essenziale per mantenere fissa, al di là degli inevitabili tatticismi, la barra della costruzione politica dell’Europa. Dopo la parentesi come ministro dell’Economia nel secondo governo Prodi, la prima preoccupazione di Padoa-Schioppa è stata quella di riprendere il discorso politico sull’Europa, questa volta non solo come membro dello Iai, ma anche in veste di Presidente di Notre Europe, il centro studi fondato da Jacques Delors, altro personaggio di riferimento dell’europeismo a livello internazionale.

La prima iniziativa in comune fra Iai e Notre Europe, in collaborazione con il Centro Studi sul Federalismo di Torino (presieduto dal fratello Antonio), il Federal Trust di Londra e l’Institut fur Europaische Politik di Berlino, con il convinto sostegno della Compagnia di San Paolo di Torino, è stato uno studio e un appello ai parlamentari europei e nazionali e ai partiti politici alla vigilia delle elezioni europee del 2009. Nell’appello si avanzavano varie idee e proposte per rinvigorire la democrazia europea e riavvicinare i cittadini alle istituzioni dell’Ue, fra cui quella che i partiti europei proponessero agli elettori propri candidati per il posto di Presidente della Commissione. Come appare chiaramente dall’articolo scritto da Padoa-Schioppa per Affarinternazionali alla vigilia del voto e da noi riproposto in questi giorni, la sua concezione dell’Unione europea era basata su un rapporto bilanciato fra democrazia e governo europeo. Mentre i progressi nel campo della democrazia erano del tutto evidenti (elezioni dirette, potere di co-decisione del Pe, voto a maggioranza qualificata, ecc.) a fare acqua da tutte le parti era, ed è, il sistema di governo dell’Ue, a cominciare dalla Commissione, vero elemento di debolezza in questa prospettiva.

Democrazia e governo europeo
La proposta era perciò quella di dare una scossa al sistema e di mettere nelle mani dei cittadini la responsabilità di indicare chi dovesse guidare la Commissione, al di là dei giochi e degli equilibrismi all’interno del Consiglio europeo. La reazione delle forze partitiche all’appello era stata abbastanza tiepida, malgrado fosse stato sottoscritto da importanti leader europei e accolto con favore dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva ricevuto i promotori dell’iniziativa al Quirinale.

Le forze politiche europee si sarebbero tardivamente rese conto, all’indomani del voto e al momento della rinomina quasi senza discussione di Barroso alla presidenza della Commissione, che quella indicazione sarebbe stata un elemento importante di rafforzamento sia della democrazia nell’Ue che della sua governabilità. Tanto che oggi, a distanza di poco più di un anno dalle elezioni, la proposta viene considerata dai partiti politici come necessaria per bloccare il preoccupante, continuo calo di partecipazione popolare al voto.

Il tema del sistema di governo dell’Ue e della democrazia europea è stato quindi recentemente ripreso da TPS assieme allo stesso gruppo di persone e istituti promotori del primo studio, portando all’avvio di un nuovo progetto pluriennale di approfondimento, studi e proposte. Con la sua scomparsa sarà tutto più difficile, ma coloro che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui sul futuro dell’integrazione europea si impegneranno a proseguire con ancora maggiore determinazione e convinzione le iniziative avviate con il suo straordinario contributo. Sarà questo il migliore omaggio alla sua memoria.

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Vedi anche:

T. Padoa-Schioppa: Il disegno incompiuto dell’Europa

Diamo voce ai cittadini europei

Democracy in the EU and the Role of the European Parliament