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Scandalo rifiuti

Il monito dell’Ue per l’emergenza in Campania

3 Dic 2010 - Monica Frassoni - Monica Frassoni

Il superamento dell’emergenza rifiuti in Campania passa per il rispetto delle regole europee e per lo sblocco dei finanziamenti dell’Ue. Affinché le istituzioni europee possano svolgere efficacemente il loro ruolo di incentivazione e sostegno è però necessario che alcune distorsioni strutturali del sistema dei rifiuti in Campania vengano eliminate. Si tratta di distorsioni di carattere culturale, politico e legale: una concezione sbagliata – ma profondamente radicata – di affrontare l’emergenza rifiuti allestendo in fretta discariche e costruendo inceneritori, ma lasciando invece completamente da parte, come parenti poveri, la riduzione, il recupero e il riciclaggio dei rifiuti stessi; la presunzione che norme europee e nazionali sulla gestione del ciclo dei rifiuti possano essere sistematicamente violate, in nome dell’emergenza; l’inefficacia totale dell’azione delle autorità a tutti i livelli; e, infine, l’ingerenza della criminalità organizzata.

Non solo inceneritori
Se è vero che discariche e inceneritori sono in uso un po’ ovunque in Europa, diversi casi confermano che lo sviluppo di politiche virtuose per ridurre la produzione dei rifiuti rimane essenziale; così come fondamentali sono gli interventi sugli imballaggi (che costituiscono il 40% dei rifiuti urbani) anche attraverso il coinvolgimento della grande distribuzione, dell’industria e dei consumatori; e, infine, la messa in funzione di infrastrutture per il recupero e il riciclaggio dei rifiuti separati (che non esistono in Campania).

Discariche e inceneritori (la parola “termovalorizzatore” esiste solo nel dibattito italiano) devono smaltire il residuo dei rifiuti e non, come molti pensano, inghiottirli tutti. Si tratta dunque di mettere in opera un sistema complesso, ma che può portare in tempi rapidi ad una gestione normale e perfino economicamente conveniente per la comunità locale. In Campania, questa scelta “strutturale” non è mai stata fatta e ancora oggi i responsabili politici ed amministrativi ritengono che la soluzione sia soprattutto nella costruzione di nuovi inceneritori.

Nuovo corso nel segno dell’Ue
La conseguenza è che a tre anni e mezzo esatti dallo scoppio dell’ultima emergenza rifiuti in Campania, dopo una condanna della Corte di giustizia europea per violazione delle norme sulla salute e sui piani di gestione, dopo fiumi di denaro e di inchiostro spesi in una « soluzione » posticcia da parte del governo nazionale e regionale, oggi non si vede ancora la luce alla fine del tunnel.

Tanto è vero che recentemente il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik ha dichiarato che non si può escludere un nuovo deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia, con il rischio, in caso di condanna, di ingenti multe pecuniarie.

È dunque oggi più importante che mai identificare gli strumenti per invertire davvero la tendenza e avviare un nuovo corso. In questo senso, l’Unione europea, al di là delle minacce di nuove infrazioni, può e deve giocare un ruolo positivo, intervenendo più direttamente nel modo in cui le regole europee sui rifiuti sono (e soprattutto saranno) applicate, e abbandonando il basso profilo tenuto negli ultimi anni, salvo intervenire a emergenza ormai deflagrata, nel 2007 con il deferimento alla Corte e il blocco dei fondi e, oggi, con la nuova minaccia di infrazione contro l’Italia. L’Unione europea e in particolare la Commissione, ma anche il Parlamento europeo, devono vigilare e intervenire su cinque punti.

Cinque linee di azione
Differenziazione – La priorità è il Piano per la gestione del ciclo dei rifiuti, le cui linee generali devono essere presentate entro la fine di quest’anno per rispondere alla sentenza della Corte di Giustizia europea sulla violazione delle norme sulla salute e sui piani di gestione. Il Piano deve naturalmente rispettare le regole europee sulla gerarchia dei rifiuti da inserire all’interno di un ciclo di smaltimento. In altre parole, il Piano deve uscire concretamente dalla logica “discariche-inceneritori” e prevedere impianti e finanziamenti certi per l’organizzazione della raccolta e il trattamento differenziato dei rifiuti. E l’Ue deve accettare di avere un ruolo diretto nel decidere se il piano è credibile o no, senza limitarsi , come in passato, alla mera valutazione degli aspetti e giuridici e formali.

Riduzione – La gestione dei rifiuti non riguarda solo la loro raccolta, ma le politiche che ne determinano la riduzione. Attualmente, ben poco viene fatto in questa direzione: un dialogo strutturato con le industrie di imballaggio, con la grande distribuzione e i commercianti deve essere messo in atto il più presto, andando a costituire una parte importante del Piano.

Legalità – È necessario inoltre uscire dalla situazione di illegalità legata all’emergenza: oggi praticamente nessuna regola nazionale ed europea in materia di rifiuti è completamente rispettata in Campania. È quanto mai urgente abbandonare la logica delle continue deroghe alle direttive su discariche, inceneritori, rifiuti tossici, valutazioni di impatto ambientale (Via), che sono alla base del disastro campano. È invece necessario rispettare le regole di trasparenza e informazione dei cittadini (dalla Via alla Convenzione di Arhus) completamente disattese da anni. La totale esclusione degli abitanti della Campania dall’informazione su quello che accade sul loro territorio è antidemocratica e profondamente controproducente. Sicurezza e corretta gestione del ciclo dei rifiuti si garantiscono anche informando e coinvolgendo i cittadini.

Bonifica – Molte discariche sono in mano a privati e le autorità sembrano avere scarso controllo sulla loro effettiva gestione, elemento fondamentale per comprendere l’opposizione dei cittadini a qualsiasi nuovo impianto. Una condizione essenziale per lo sblocco dei finanziamenti europei deve perciò essere l’avvio di un rigoroso programma di bonifica. L’inceneritore di Acerra, d’altra parte, è stato costruito senza rispettare le vigenti norme di valutazione d’impatto, e in una zona già fortemente inquinata. Come ha sostenuto in un’audizione parlamentare il capo del Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri di Napoli, è necessario effettuare una valutazione di impatto ambientale sull’impianto che non è stato mai davvero collaudato e funziona a singhiozzo.

Risorse – La crisi dei rifiuti in Campania ha anche importanti conseguenze finanziarie. La direzione generale per la politica regionale della Commissione europea ha sospeso l’erogazione di 135 milioni di euro per il periodo 2007-2013. I finanziamenti potranno ricominciare a condizione che il Commissario riconosca la cessazione dello stato di emergenza e l’approvazione di un piano integrato di gestione dei rifiuti. Un’ulteriore somma di 10,5 milioni di euro del periodo 2000-2006 è stata trattenuta in seguito alla procedura di infrazione conclusasi con la sentenza del marzo 2010. Perché queste risorse, cosi necessarie, siano sbloccate, devono sussistere precise garanzie che vengano utilizzate non per la costruzione di inceneritori, ma per la realizzazione di una rete adeguata di impianti di riciclaggio, per l’organizzazione della raccolta porta a porta, per la bonifica di zone inquinate, per la formazione e informazione dei cittadini e, infine, per strutture di sostegno per gli operatori del settore e gli enti locali.

La strada per l’uscita dall’emergenza rifiuti in Campania non può dunque che passare per il rispetto delle regole europee e lo sblocco dei finanziamenti europei. Se le istituzioni europee devono essere pronte a giocare a pieno il loro ruolo in questa interminabile e difficilissima partita, le autorità politiche nazionali, le amministrazioni locali e i cittadini campani non potranno certamente essere da meno.

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