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Dopo le elezioni

Il Kosovo ostaggio del caso Thaci

17 Dic 2010 - Matteo Tacconi - Matteo Tacconi

In attesa che i reclami relativi a presunte frodi vengano verificati, le recenti elezioni parlamentari del Kosovo, le prime dalla dichiarazione di indipendenza del 17 febbraio 2008, permettono di trarre alcune indicazioni politiche. Sempre che lo scandalo che ha coinvolto il primo ministro Hashim Thaci dopo il voto non finisca per stravolgere completamente il quadro politico. Thaci è accusato dal Consiglio d’Europa di essere stato a capo di un’organizzazione mafiosa dedita all’epoca del conflitto del Kosovo a traffici d’ogni tipo, compreso quello di organi umani. Questi ultimi sarebbero stati espiantati da serbi e da albanesi non allineati con l’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), di cui Thaci era il capo politico.

Vittoria di Pirro
La prima indicazione è il risultato inferiore alle aspettative del partito di Thaci, il Partito democratico del Kosovo (Pdk), che si è confermato forza di maggioranza relativa con il 33,5% dei voti, ma è rimasto lontano dalla maggioranza assoluta a cui Thaci aveva puntato giocando la carta del voto anticipato.

La seconda è lo sdoganamento elettorale di Vetevendosje (Autodeterminazione), una forza antagonista guidata dall’ex leader studentesco Albin Kurti, che finora si è configurata esclusivamente come movimento di protesta . Vetevendosje ha ottenuto il 12,2%, accreditandosi come terzo schieramento del paese e come possibile ago della bilancia nelle trattative per la formazione del nuovo governo.

Il terzo elemento che ha caratterizzato le elezioni è la netta spaccatura all’interno della comunità serba. Nelle municipalità settentrionali, a maggioranza serba e contigue al territorio della madrepatria, il voto è stato boicottato. Nella municipalità centrale e in quelle meridionali i serbi si sono invece recati alle urne, il che può essere interpretato come una sia pur limitata apertura di credito verso le istituzioni democratiche kosovare. Nel complesso, l’affluenza alle urne è stata pari del 47%, segno della persistente e diffusa sfiducia nei confronti della classe dirigente.

Calcoli sbagliati
Per arrivare alle elezioni anticipate Hashim Thaci ha fatto cadere il governo formato dal Pdk e, in qualità di socio minoritario, dalla Lega democratica del Kosovo (Ldk). Formazione quest’ultima che dopo la morte della sua guida carismatica, Ibrahim Rugova, icona della lotta nonviolenta per l’autodeterminazione kosovara, ha sofferto una grave crisi identitaria.

È a settembre che Thaci ha deciso di forzare la situazione assestando un colpo basso alla Lega. Forte del suo controllo sulla Corte costituzionale, Thaci ha indotto gli alti togati ad emettere una sentenza di incompatibilità nei confronti di Fatmir Sejdiu, presidente della Repubblica e allo stesso tempo presidente dell’Ldk (la Costituzione del Kosovo vieta al capo dello Stato di avere un ruolo in un partito politico). Sejdiu è stato quindi costretto a lasciare la carica di capo dello Stato e ha ritirato la Lega dalla coalizione, aprendo la strada alle elezioni.

Visto che l’incompatibilità di Sejdiu era un problema noto a tutti, da più parti ci si è chiesti come mai sia emerso solo a settembre e perché sia stato Thaci a sollevarlo. La spiegazione risiede nella momentanea uscita di scena di Ramush Haradinaj, compagno d’armi di Thaci al tempo della guerra, capo dell’Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) e unico politico – secondo gli analisti – capace di competere con Thaci per carisma e presa sull’elettorato. In estate Haradinaj è stato arrestato e portato all’Aja, dove dovrà riaffrontare presso il tribunale per l’ex Jugoslavia una parte del processo per crimini di guerra dal quale era stato assolto in precedenza. La ripetizione del processo è dovuta alla mancata comparizione di alcuni testimoni causata, secondo la corte, dalle minacce esercitate nei loro confronti. Senza l’ostacolo Haradinaj e con una Ldk in crisi perenne, Thaci ha deciso di tentare il colpaccio.

Ma la spregiudicatezza della sua mossa non è evidentemente piaciuta ai kosovari, che lo hanno inchiodato a un risultato politicamente non risolutivo. Ciò è anche dipeso dalla prontezza con cui la Lega ha sostituito Sejdiu con il popolare sindaco di Pristina, Isa Mustafa, riconquistando credibilità. La Lega è così riuscita a conquistare il 23,6%, superando la prestazione del 2007 (22,6%) e ottenendo 27 deputati: due in più rispetto alla precedente tornata.

L’avanzata dei “movimentisti”
La grande sorpresa di questo voto è rappresentata dal successo di Vetevendosje. Il leader del gruppo Albin Kurti ha presentato agli elettori una piattaforma incentrata sulla denuncia della corruzione della classe politica, il rifiuto della presenza internazionale in Kosovo, suggestioni panalbanesi e una forte attenzione alle questioni sociali. Vetevendosje ha raccolto molti voti fra i giovani, ma anche nelle regioni rurali del Kosovo, tradizionale bacino elettorale di Thaci.

Non è chiaro se Vetevendosje continuerà anche in Parlamento a puntare sulla denuncia politico-sociale o se smusserà il profilo movimentista del suo partito adottando una strategia più costruttiva. Certo è che sia Thaci, sia Mustafa si daranno ora da fare per corteggiare Kurti e la sua pattuglia di 13 parlamentari.

Serbi del nord e del sud
Questo voto ha dimostrato come i serbi che vivono nella aree dove operano le “strutture parallele” di Belgrado (scuole, uffici pubblici, banche, moneta) insistano sull’opzione dell’apartheid autoimposto. Al contrario, chi vive a sud del fiume Ibar, linea di demarcazione tra Kosovo serbo e Kosovo albanese, sta cercando una qualche forma di dialogo e integrazione con la maggioranza etnica del paese. È una posizione indotta dalla necessità di spezzare almeno parzialmente l’isolamento sociale, economico e politico che la vita in enclave comporta. Ma l’affluenza al voto, che in alcune aree popolate dai serbi ha toccato addirittura il 50%, fa emergere anche una sfiducia crescente nei confronti della Serbia, percepita come distante e incapace di offrire assistenza e garanzie. Belgrado ha reagito con un certo fastidio alla partecipazione elettorale dei serbi del Kosovo centro-meridionale. Chi è andato a votare – ha sostenuto qualcuno nella capitale serba – è come se avesse legittimato le istituzioni centrali di Pristina.

Il futuro governo e la “bomba” Thaci
La gestazione del nuovo esecutivo sarà molto complessa. Sul tavolo ci sono diverse ipotesi, nessuna di facile realizzazione. L’idea di rinnovare la coalizione tra Pdk e Ldk è, al momento, da scartare, visti i gelidi rapporti tra gli ex alleati. Thaci potrebbe farsi promotore di una nuova maggioranza con Vetevendosje e con l’Aak di Haradinaj, che per il momento, tuttavia, hanno dichiarato di non volersi coalizzare con il Pdk. Un’alternativa per Thaci può essere rappresentata da una coalizione con la minoranza serba (20 seggi in tutto) e la Nuova alleanza del Kosovo del discusso imprenditore Behgjet Pacolli. Ma il problematico rapporto tra quest’ultimo e Thaci rende problematica anche questa ipotesi.

Pesa inoltre il recente scandalo che ha coinvolto Thaci, accusato dal Consiglio d’Europa di essere stato a capo di una cricca mafiosa dedita all’epoca del conflitto serbo-kosovaro a traffici d’ogni tipo. La commissione che ha lavorato all’inchiesta, presieduta dall’ex magistrato svizzero Dick Marty, è giunta alle stesse conclusioni dell’ex procuratore capo dell’Aja, Carla del Ponte, che nel suo libro di memorie aveva rievocato la questione degli espianti. Una vera e propria bomba, questa, che potrebbe incidere pesantemente sia sulla carriera politica di Thaci – che ha criticato duramente il rapporto Marty definendolo diffamatorio – sia sulla formazione del prossimo governo kosovaro. Nel quale la presenza del Pdk e di Thaci non è affatto assicurata. Potrebbe infatti nascere una maggioranza con a capo la Ldk. Una cosa è comunque certa: il nuovo esecutivo non godrà di grande stabilità.

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Vedi anche:

G. Merlicco: Lo scoglio del Kosovo tra Bruxelles e Belgrado