IAI
Politica estera

Cooperazione italiana “ceduta” all’Ue

12 Dic 2010 - Iacopo Viciani - Iacopo Viciani

Nel 2011 il bilancio dell’Italia per gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) sarà dimezzato. È una scelta in controtendenza rispetto a quella dei principali paesi europei e che avvicina l’Italia ai livelli di investimento in Aps di Repubblica Ceca, Slovenia e Cipro. La principale conseguenza dei tagli è che il 65% del bilancio italiano per la cooperazione allo sviluppo sarà gestito dalla Commissione europea (in forma di aiuto obbligatorio non tagliabile), secondo strategie stabilite da quest’ultima con il concorso degli Stati membri. I tagli indeboliscono significativamente le possibilità dell’Italia di sviluppare incisive politiche bilaterali e di mantenere gli impegni assunti a livello internazionale, con gravi ricadute sulla credibilità del paese.

Scelta non obbligata
Tagliare l’aiuto pubblico allo sviluppo non è una scelta inevitabile per tutti i paesi che stanno varando misure d’austerità. A livello europeo Francia, Regno Unito e Svezia hanno aumentato significativamente le disponibilità per l’aiuto pubblico allo sviluppo previste su bilancio 2011.

Il Bilancio italiano di previsione per il 2011 stabilisce un aumento delle spese del 4,2%, ma la cooperazione allo sviluppo è tra le spese più decurtate. Gli stanziamenti del “programma cooperazione allo sviluppo” e per la legge che disciplina la cooperazione allo sviluppo (Legge 49/87), entrambi all’interno del bilancio del Mae , subiscono una riduzione rispettivamente del 40% e del 45%.

Gli stanziamenti del Mae per la cooperazione allo sviluppo raggiungeranno nel 2011 il loro livello più basso, con una riduzione del 61% rispetto al minimo precedentemente registrato, nel 1997. Le organizzazioni non governative (Ong) italiane raccolgono e inviano nei paesi in via di sviluppo, attraverso la raccolta fondi (fund raising) privata, circa il 61% in più di quello di cui dispone il Mae per attività di cooperazione. Il totale del fund raising privato (nel 2009) è stato stimato attorno ai 289 milioni di euro.

Le poste di bilancio per finanziare organizzazioni internazionali, le Ong e interventi bilaterali subiscono tagli tra il 44% e il 50%. I fondi disponibili per nuovi interventi sono inferiori ai 100 milioni di euro.

Nel 2011 i contributi complessivi alle organizzazioni internazionali e l’influenza italiana a livello multilaterale potranno subire ulteriori, significative riduzioni (1): del 66% per la Federazione internazionale della Croce Rossa, del 58% per il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite, del 57% per l’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni.

Il Ministero dell’Economia e Finanze ha un arretrato di 976 milioni di euro nei confronti di Fondi di Sviluppo multilaterali che dovevano già essere versati a fine 2010. Le allocazioni finanziarie disponibili per il 2011 al momento non permettono di avviare alcun pagamento.È possibile indicare con una certa correttezza la percentuale dell’Aps italiano sul Pil nel 2011: attorno allo 0,12%-0,13%. Si tratta di una riduzione complessiva tra il 45% e il 50% dai livelli del 2010, con uno sforzo rispetto al Pil vicino a quello di paesi come Repubblica Ceca, Slovenia e Cipro.

Grafico 1: Andamento storico Aps/Pil Italiano e proiezione 2011

Fonte: elaborazione di ActionAid su dati OECD/DAC, Disegno di Legge di Bilancio 2011, Disegno di Legge di Stabilità 2011.
*2010 e 2011, valori stimati, non ufficiali.

Gli altri paesi europei
La prima finanziaria liberal-conservatrice inglese riduce in media del 19% le spese ministeriali (con un taglio del 24% per quelle del Ministero degli Esteri), ma il bilancio per la cooperazione allo sviluppo viene incrementato di quasi il 4%, così come restano intatti quelli di sanità e ricerca. Nonostante un rapporto deficit/Pil di oltre il 10%, la quota che la Gran Bretagna devolve alla cooperazione, nel 2013 raggiungerà lo 0,7% del Pil. Nel 2011 il “Ministero di cooperazione allo sviluppo” britannico avrà un bilancio di 8 miliardi di sterline.

Egualmente, la prima finanziaria del nuovo esecutivo di centro-destra svedese aumenta il bilancio per la cooperazione allo sviluppo dell’11% (il bilancio generale dello Stato cresce del 6%), garantendo all’Aps svedese di mantenersi allo 1% del Pil. La Francia ha varato una manovra finanziaria che aumenta il rapporto Aps/Pil del 10%, portando l’Aps a raggiungere lo 0,51% del Pil e mettendo il paese in regola con gli impegni internazionali. La scelta è sicuramente dettata dal fatto che nel 2011 la Francia presiederà sia il G8 che il G20. Anche se molti dubitano che la percentuale dello 0,51% verrà mantenuta nel 2012, il contrasto con le scelte dell’Italia è lampante: nell’anno della presidenza italiana del G8 il rapporto Aps/Pil per il nostro paese si è contratto del 31% rispetto all’anno precedente.

La Spagna ha realizzato un taglio del 17% delle disponibilità per la cooperazione allo sviluppo su un bilancio che si contrae in generale del 12%. La Spagna ha raggiunto comunque l’obiettivo europeo dello 0,51%, ha confermato lo 0,7% per il 2015 e dispone ancora di 4,2 miliardi di euro per interventi bilaterali. L’Irlanda, pur sotto stretta sorveglianza internazionale, ha tagliato l’assistenza internazionale allo sviluppo nel bilancio 2011 di solo il 5%. Infine vi sono paesi che, pur riducendo molte delle spese a bilancio, mantengono intatte le disponibilità finanziarie dell’aiuto, come Belgio e Germania. In questo quadro, la scelta di bilancio per la cooperazione bilaterale italiana è simile a quella fatta dall’Austria, che taglierà del 15%, disponendo solo di 98 milioni di euro per nuovi interventi.

“Comunitarizzazione” dell’aiuto italiano?
Alla fine di quest’anno, l’Italia è praticamente ancora bloccata ai livelli d’Apsche si era prefissata di raggiungere per il 2003 e non ha saldato nessuno dei debiti internazionali pregressi, che continuano ad accumularsi con una ricaduta negativa sulla credibilità internazionale del paese.

Per effetto dei tagli alla cooperazione del Mae, il 65% di tutto l’Aps a bilancio dell’Italia sarà canalizzato e gestito attraverso la Commissione europea (aiuto obbligatorio non tagliabile), secondo strategie stabilite dalla Commissione con il concorso degli Stati membri. Nessun Paese europeo ha percentuali così alte di aiuto gestito dalla Commissione. Francia, Germania e Regno Unito hanno una percentuale di “aiuto comunitario” attorno al 25%. Non si tratta di una scelta necessariamente europeista, bensì legata al fatto che tagliare questo tipo di contributo al bilancio europeo semplicemente non è compatibile con l’appartenenza all’Unione europea.

La capacità dell’Italia d’incidere sull’aiuto gestito dalla Commissione dipende anche dalla credibilità del suo contributo alla realizzazione degli obiettivi europei di cooperazione allo sviluppo. Dal 2010 la perdita di credibilità dell’Italia è espressa da un dato: il nostro paese è, tra quelli Ue, quello con le maggiori responsabilità per il mancato raggiungimento degli obiettivi quantitativi per l’assistenza internazionale che l’Unione si era prefissa nel 2005.

In questo modo l’Italia si priva della possibilità di promuovere efficaci politiche bilaterali che possano anche avere una ricaduta positiva sull’economia nazionale, mentre i nostri principali alleati europei occupano gli spazi lasciati liberi. È difficile pensare di risanare l’economia del paese cancellandone la cooperazione allo sviluppo.

Vista dalla parte dei paesi in via di sviluppo, il giudizio cambia. L’Italia è un donatore così piccolo che il suo impatto tende a diventare trascurabile. La quasi completa comunitarizzazione dell’aiuto italiano sicuramente semplificherebbe il sistema della cooperazione, al di là delle considerazioni sull’indebolimento dei legami bilaterali. Ma la qualità complessiva ne guadagnerebbe? La risposta che emerge dalla prima valutazione disponibile sulla qualità dell’aiuto pubblico allo sviluppo realizzata dalla Brookings Institution e dal Center for Global Development (1) ci dice di sì: la Commissione europea è un donatore migliore dell’Italia per tutte le dimensione della qualità dell’aiuto analizzate.

.

1. Nota metodologica. Si tratta di stime per le riduzioni dei contributi obbligatori e volontari alle Organizzazioni Internazionali (OOII). Si assume che la riduzione del 48% delle disponibilità finanziare per le OOII verrà ripartita tra le OOII come tra 2008 e 2009 quando le disponibilità complessive si ridussero dell’58%. È importante notare che non tutte le organizzazioni subiscono un taglio tra 2008 e 2009, altre registrano un aumento dei contributi complessivi italiani. È il caso tra le altre del Comitato Internazionale della Croce Rossa, dell’International Labour Organization, dell’Unido o dell’Undesa (nda).
2. http://www.cgdev.org/section/topics/aid_effectiveness/quoda.

Vedi anche:

E. Ciarlo: Una rivoluzione copernicana per la cooperazione allo sviluppo

Quality of Oda