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Dopo il vertice di Tripoli

Cooperazione Africa-Ue e il ruolo dell’Italia

9 Dic 2010 - Nicoletta Pirozzi - Nicoletta Pirozzi

Il terzo vertice Africa-Unione europea che si è svolto a Tripoli, in Libia, il 29 e 30 novembre 2010, ha sottolineato i passi avanti compiuti dalle due organizzazioni nella cooperazione per la prevenzione e gestione dei conflitti, ma anche i limiti che continuano a caratterizzare la cooperazione economica e la lotta ai cambiamenti climatici. Alcune tensioni si sono registrate inoltre sul ruolo della Corte penale internazionale e sul tema dell’immigrazione.

L’intervento italiano, affidato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha evidenziato l’urgenza di rilanciare i rapporti economici e commerciali, inclusi il potenziamento degli investimenti europei sulle grandi infrastrutture dei trasporti, per l’energia e per l’acqua, e di moltiplicare gli sforzi per contrastare la speculazione finanziaria sulle materie prime. Il vertice ha riunito i rappresentanti di oltre 80 paesi, ma solo 24 capi di Stato e di governo africani e 7 europei.

Global governance e sicurezza
I leader riuniti a Tripoli hanno confermato una convergenza su alcuni punti chiave dell’agenda internazionale, come la riforma del sistema della governance globale, il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, la risoluzione dei conflitti. Nell’ambito della sicurezza, lo sguardo dei capi di governo si è concentrato soprattutto sui conflitti in Sudan e in Somalia.

Il vertice ha inoltre ribadito la validità della strategia congiunta Africa-Ue e ha adottato il secondo Piano d’Azione, che comprende otto aree di collaborazione. L’idea di fondo è di rendere l’interdipendenza geografica, economica e politica che esiste tra Africa ed Europa funzionale al perseguimento di alcuni interessi strategici comuni. Il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy vi ha fatto riferimento nel suo discorso, utilizzando l’espressione mare nostrum quale fattore strutturale di collegamento fra i due continenti.

Nella realtà dei fatti, tuttavia, i due partner collaborano con ritmi variabili e alcune aree di cooperazione registrano maggiori riscontri di altre. L’Unione europea, ad esempio, insiste per rendere operativa l’Architettura africana per la Pace e la Sicurezza e rafforzare le capacità dell’Unione africana (Ua) e delle comunità economiche regionali, sia per prevenire e risolvere i conflitti che per gestire operazioni di mantenimento della pace in Africa. Sui temi della pace e della sicurezza i ministri degli esteri di Francia e Germania presenti al vertice hanno riconfermato la piena disponibilità dell’Ue a sostenere la parte africana. Fino a che punto il secondo Piano d’Azione saprà tradurre le priorità comuni in azioni congiunte più concrete, è ancora tutto da vedere.

Mentre la Dichiarazione conclusiva del vertice sottolinea l’importanza dell’integrazione economica regionale, molti interventi di leader africani sono stati critici, seppur in chiave costruttiva, a proposito delle trattative in corso sugli accordi di partenariato economico. Gli interessi economici giocano infatti un ruolo importante nella partnership Africa-Ue. La crescita economica dei paesi africani è costante, nonostante la recente crisi finanziaria, e le previsioni sembrano indicare che il continente africano beneficerà probabilmente di una ripresa economica sostenuta, mentre l’Ue dovrebbe rimanere il principale partner commerciale dell’Africa.

L’unico documento che il vertice non ha adottato è stata una dichiarazione congiunta sui cambiamenti climatici, a causa di divergenze interne alla parte africana: un’occasione mancata per inviare un messaggio univoco a Cancún, in Messico, dove si stanno svolgendo i negoziati mondiali sui cambiamenti climatici.

Nodi politici e le priorità dell’Italia
Il vertice è stato caratterizzato anche da una serie di tensioni politiche, dovute a contrasti interni all’Ua e a questioni irrisolte nel rapporto tra i paesi africani e i partner europei. Il presidente di turno dell’Ua, il Presidente del Malawi Bingu wa Mutharika, ha boicottato il vertice dopo che la sua richiesta di farlo svolgere in Etiopia è stata respinta dai leader africani, che hanno preferito la Libia. Altro grande assente è stato il Presidente sudanese Omar al-Bashir, sul quale pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità per le sue responsabilità nel massacro del Darfur. L’Ue, del resto, ha più volte ribadito il suo aperto sostegno all’operato della Corte.

Il solito clamore ha accompagnato l’indirizzo di saluto del padrone di casa, il leader libico Muammar Gheddafi, che ha intimato all’Ue di investire 5 miliardi di euro per fermare il flusso di immigrati illegali che si riversano in Europa attraverso la Libia. Questi episodi sono testimonianze, da una parte, delle difficoltà del processo di integrazione intrapreso dal continente africano, e dall’altra, di un partenariato ancora non paritario e ostacolato dalla memoria dei passati rapporti coloniali tra i paesi dei due continenti.

Le priorità politiche del governo italiano verso l’Africa sono state ricordate da Berlusconi e riguardano principalmente la sfera economica e commerciale, il potenziamento degli investimenti europei sulle grandi infrastrutture e il contrasto alla speculazione finanziaria sulle materie prime dell’Africa. In particolare, l’Italia sta puntando molto sullo sviluppo delle relazioni commerciali nei settori dell’agroindustria, delle infrastrutture e delle materie prime. Il nostro paese è infatti già il primo partner commerciale per la regione dell’Africa mediterranea, ma mira ad una significativa crescita delle esportazioni e degli investimenti nell’area sub-sahariana, soprattutto a nuovi mercati quali l’Angola, il Kenya, il Mozambico, l’Etiopia e la Tanzania.

Nel settore della sicurezza, l’Italia ha riservo attenzione prioritaria alla Somalia e alla regione del Corno d’Africa, incluse Etiopia ed Eritrea. In Somalia, l’Italia offre supporto alle istituzioni del governo federale di transizione, alle forze di sicurezza nazionali e alla missione di pace dell’Ua Amisom, e sta pianificando un intervento di formazione per le forze di polizia. Queste politiche si inseriscono ora nel quadro multilaterale delle negoziazioni per l’Accordo di Partenariato economico e la Strategia congiunta tra Africa e Ue .

Quale futuro?
La questione fondamentale e ancora aperta riguarda il futuro del dialogo politico fra Africa e Ue. Nel corso del vertice, per altro, pochi interventi hanno affrontato il tema del quadro istituzionale della partnership strategica.

Possono incontri di questo tipo, nei quali leader politici leggono ed ascoltano i propri discorsi, mentre il comunicato finale è già stato concordato tra le cancellerie con largo anticipo, essere il motore delle relazioni euro-africane? Alcuni osservatori hanno suggerito che, per i vertici futuri, sarebbe utile organizzare tavole rotonde su temi specifici, in modo che i leader partecipino attivamente alle discussioni e possano così sviluppare proposte specifiche sia in ambito economico che sulle questioni relative a pace e sicurezza.

Il prossimo vertice Africa-Ue si terrà a Bruxelles nel 2013, e fino ad allora ci sarà un gran lavoro da fare per dare sostanza al partenariato, rendendolo più operativo. Per quanto riguarda l’immediato futuro, dovrà essere data priorità alle iniziative presentate nel secondo Piano d’Azione, la cui realizzazione dovrà essere valutata sulla base di parametri precisi e definiti in anticipo.

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Vedi anche:

V. Miranda: Ue e Africa in cerca di un nuovo equilibrio