IAI
Un nuovo gruppo per rilanciare l’Ue

Pensiero e azione nel nome di Spinelli

5 Nov 2010 - Gianni Bonvicini - Gianni Bonvicini

Scrivendo da un istituto, lo Iai, fondato da Altiero Spinelli abbiamo deciso di “contare fino a dieci” prima di commentare l’iniziativa lanciata nel suo nome a settembre da un gruppo di parlamentari europei e di eminenti personalità di vari paese. La nota, contenuta in questo numero di Affarinternazionali, di Andrew Duff, parlamentare e presidente dell’Unione dei Federalisti europei, nonché l’articolo di Guy Verhofstadt, altro personaggio di grande spessore, riproducono fedelmente i ragionamenti che sono alla base del Manifesto del nuovo “Gruppo Spinelli”.

Quale missione?
L’analisi condotta dai firmatari del Manifesto è pienamente condivisibile. Che le sfide siano globali e impossibili da affrontare efficacemente da un singolo stato europeo, che nel pieno della crisi finanziaria ed ora economica si stia assistendo ad un pernicioso tentativo di rinazionalizzazione delle politiche dell’Unione Europea, che infine la crisi sociale e il populismo che l’accompagna siano fonti di razzismo e xenofobia sono certamente tutti ragionamenti condivisibili. Ed è un fatto che nel campo monetario e della disciplina finanziaria i governi europei non hanno alla fine optato per una soluzione comune. La proposta della signora Merkel di riformare il Trattato di Lisbona, dopo che da tutte le parti si era giurato che non si sarebbe messo mano ai trattati per almeno una generazione, fa comprendere come il livello “comunitario”, per usare un’espressione cara al Gruppo, rimanga una garanzia di efficacia e di credibilità per le politiche dell’Unione e per tutti i suoi stati membri.

Ma un punto debole del Manifesto è che non avanza proposte. Se davvero le cose vanno così male a livello comunitario e i rischi di disgregazione dell’Unione sono davvero così alti, quali sono i rimedi da adottare? Non sarebbe ad esempio il caso di dare come missione al Gruppo quella di vegliare affinché le nuove regole del Trattato vengano interpretate e applicate nel senso più “comunitario” o meno intergovernativo possibile? Poiché a tutti è ormai chiaro che nell’ansia di compromesso che ha contraddistinto la redazione sia del Trattato costituzionale sia di quello successivo di Lisbona ogni nuovo articolo, o quasi, contiene sia elementi che possono spingere verso una maggiore integrazione sia altri che possono invece rafforzare il potere dei governi.

Proposte per cambiare
Basti pensare alla figura dell’Alto Rappresentante e alla sua grande responsabilità di assicurare la coerenza alla politica estera e di sicurezza europea (Pesc) saldandola fermamente, nella sua veste di vicepresidente della Commissione, alle politiche economiche esterne; contribuendo con ciò nei fatti, se ci riuscirà, ad attenuare gli elementi intergovernativi ancora oggi presenti nella Pesc.

Non solo: accanto a un’interpretazione in senso comunitario del Trattato di Lisbona, il Gruppo dovrebbe lanciare anche nuove proposte, come la ventilata fusione delle figure di Presidente della Commissione e del Consiglio Europeo; oppure promuovere una legge elettorale uniforme, o premere affinché il prossimo Presidente della Commissione emerga da candidature proposte dai partiti europei in occasione delle prossime elezioni.

In conclusione, al di là della condivisibile analisi critica di fondo, il Manifesto risente di una certa vaghezza e dell’assenza di un programma politico. È bene infatti ricordare ai promotori dell’iniziativa che, nel costituire il Gruppo del Coccodrillo all’inizio degli anni ’80, Altiero Spinelli aveva già chiara in mente l’intenzione di redigere un nuovo Trattato, il primo dell’Unione Europea, in seno al Parlamento di Strasburgo. Un Trattato, che non fu preso in considerazione dai governi dell’epoca, ma che è stato una fonte di ispirazione, con le sue idee e proposte innovative, per tutti i successivi Trattati della nuova Unione, fino a quello più recente di Lisbona.

In altre parole, se davvero si vogliono mobilitare e risvegliare le coscienze e portare a risultati tangibili, critica ed azione devono marciare assieme. È quello che deve proporsi anche il Gruppo Spinelli.

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Vedi anche:

A. Duff: Chiamata alle armi per i federalisti

G. Verhofstadt: Solo una Ue più forte può salvarci dalla crisi

P. Guerrieri: I dilemmi del nuovo Patto di stabilità

G. Bonvicini: La baronessa arrancante