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Politica europea

Quote latte e “made in Italy”, rispunta l’Italietta

31 Ago 2010 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

Un contenzioso scaccia l’altro: quote latte, “made in Italy”, regime linguistico, a torto o – più raramente – a ragione, l’Italia non la smette più di litigare con l’Ue. E la Commissione europea dichiara, volta a volta, la propria “delusione” di fronte a decisioni italiane che “paiono andare contro le regole comunitarie”, ma non precipita le decisioni. La vicenda più calda è quella delle quote latte, un tormentone che si trascina dagli anni ‘80, quando ministri dell’agricoltura erano Giovanni Marcora e Filippo Maria Pandolfi: l’Esecutivo comunitario è stato informato a fine luglio dell’approvazione in Parlamento dell’emendamento per la proroga del pagamento delle multe a carico dei produttori di latte, e prevede di avviare a settembre “contatti bilaterali tra esperti giuridici italiani ed europei per chiarirne l’impatto sotto il profilo comunitario”.

In una dichiarazione all’Ansa Roger White, portavoce del commissario all’agricoltura, il romeno Dacian Ciolos, non nasconde il disappunto, ma puntualizza: “Stiamo vagliando la situazione sotto il profilo giuridico per decidere come reagire, se considerandola un aiuto illegale, oppure con una procedura d’infrazione o per altra via”. Cioè, è chiaro che la decisione italiana è, nell’ottica europea, fuori legge e che le autorità di Bruxelles non sono disposte a chiudere un occhio, ma vogliono ponderare i passi da fare per ristabilire la legalità. ”Anche se la misura riguarda meno di 100 produttori di latte – osservano fonti comunitarie anonime – il voto è chiaramente contrario alla normativa Ue ed è perciò inaccettabile”. E a questo punto a Bruxelles si fa sempre più strada l’ipotesi che nei confronti dell’Italia possa essere aperta in tempi brevi una procedura d’infrazione, l’ennesima.

Il fardello dei contenziosi
Non sarà di certo l’ultima. Nel mirino dell’esecutivo comunitario non c’e’ solo la questione della proroga delle multe per le quote latte: è recente l’altolà di Bruxelles alla legge sul “made in Italy”, altro provvedimento in contrasto con le norme Ue. Anche su questo fronte, se Roma non interverrà con modifiche prima dell’entrata in vigore della legge, c’è il forte rischio d’un ‘redde rationem’ di fronte alla Corte di Giustizia europea. Ma si lavora a un compromesso.

Le nuove procedure, se scatteranno, andranno ad appesantire il fardello del contenzioso tra l’Ue e l’Italia, che è il più grosso fra i 27 e che ci costa ogni giorno multe salate, pur essendo i casi aperti diminuiti da 275 nel 2006 a 153 nel 2009. Un esempio minore, ma significativo: la sola vertenza sul 112, il numero telefonico unico europeo d’emergenza, costa all’Italia 39.680 euro al giorno dal 15 gennaio 2009. Se l’infrazione dovesse persistere fino alla pronuncia della Corte di Lussemburgo, l’ammenda salirebbe a 178.560 euro al giorno. A tutt’oggi, l’Italia s’è già giocata quasi 20 milioni di euro. La Commissione s’è mossa dopo avere inviato a Roma due avvertimenti: il 112 in Italia non va bene perché – dice l’Ue – non è ancora possibile localizzare la chiamata d’emergenza, in situazioni in cui i minuti contano: “Se la vita dei cittadini è messa in pericolo perché un governo non agisce, io non starò a guardare”, avverte il commissario competente, l’agguerrita olandese Neelie Kroes.

Litigi intestini e guerricciole europee
Il bello, o il brutto, è che, sulle quote latte e sul “made in Italy” il litigio non è solo tra Ue e Italia, ma è forse soprattutto interno alle forze che sostengono il governo a Roma. Nel silenzio quasi unanime dell’opposizione, ministri ed esponenti del Partito della Libertà e della Lega s’azzuffano a parole. La Lega, che ce l’ha con Bruxelles quasi che sia anch’essa ladrona, cavalca la protesta di 92, o forse 109 – le fonti discordano, in merito -, grandi produttori lattiero-caseari padani, palesi violatori delle norme sulle quote latte, gli unici a trarre vantaggio dall’ennesima proroga.

Umberto Bossi promette di “portare gli agricoltori”, ma forse voleva dire gli allevatori, dal premier Berlusconi e dal ministro Tremonti, proprio mentre la stessa Fedagri Lombardia, che rappresenta migliaia di allevatori che hanno rispettato le norme o hanno pagato le multe, denuncia l’iniquità distorsiva dell’ulteriore proroga. E anche le organizzazioni dei consumatori, come il Codacons, si muovono: se gli allevatori fedifraghi non pagheranno le multe, saranno i cittadini consumatori e contribuenti a pagarle due volte, prima con l’intervento statale e poi con le sanzioni comminate dalle autorità comunitarie.

Lo scontro, all’interno del governo, è aspro soprattutto tra la Lega e il ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan. Ci sono dietro ruggini venete, perché Galan, Pdl, governatore del Veneto, ha dovuto accettare senza entusiasmo un ‘valzer delle poltrone’ con Luca Zaia, che era ministro dell’agricoltura e che ora è governatore del Veneto. Galan giudica “una porcheria” l’emendamento sulle quote latte: “ci s’impicca” per difendere pochi allevatori che hanno violato norme e impegni. “La vacca Ercolina – dice il ministro – è costata all’Italia in vent’anni quattro miliardi di euro” e, se va avanti così, l’Europa continuerà a sanzionarci. La Lega, magari, pensa di risolvere il problema non pagando, ma l’Ue ha un sistema molto semplice per rivalersi sull’Italia, trattenendo le somme sulle restituzioni.

Made in Italy e made in Europe
Analogo il bisticcio intestino sul made in Italy: il viceministro allo sviluppo economico Adolfo Urso, finiano, protagonista di un botta e risposta con il leghista Marco Reguzzoni, primo firmatario del provvedimento contestato, sostiene che “la strada maestra” per un’azione a tutela del “made in Italy” è “quella europea”: “Nessun paese in materia commerciale può fare da sé – spiega -, essendo questa una competenza diretta dell’Ue”.

La legge approvata dal Parlamento italiano suscita perplessità a Bruxelles e la Commissione ha già scritto al governo, chiedendo di modificarla per renderla conforme alle normative comunitarie. Una lettera a firma di Heinz Zourek, direttore della direzione generale Imprese dell’esecutivo comunitario, solleva obiezioni procedurali e sostanziali. Nel merito, Zourek contesta, in particolare, il marchio volontario “made in Italy”, che viola le norme Ue e che è “contrario agli obiettivi del mercato interno”.

Qui, però, un ruolo importante lo può giocare il commissario europeo all’industria Antonio Tajani, che, per il suo incarico e la sua appartenenza politica e nazionale, sta lavorando a un compromesso: “il principio della tutela degli interessi delle pmi e dei consumatori”, che ispira la legge sul “made in Italy”, “è sacrosanto”, afferma il vicepresidente dell’esecutivo, ma bisogna muoversi nell’Ue e non al di fuori di essa e cercare quindi una soluzione lungo la strada del “made in Europe”.

Lettere e ammonimenti
Più incancrenito il contrasto tra Bruxelles e Roma sulle quote latte. L’Italia aveva informato l’Ue, il giorno stesso del varo della manovra in Parlamento, dell’impegno del Governo ad attuare le disposizioni dell’articolo 40-bis sulla proroga del pagamento delle multe, con un impegno di spesa a carico dello Stato di 5 milioni di euro. E il commissario Ciolos, a caldo, aveva ‘bacchettato’ l’Italia: ”La Commissione europea – aveva detto – è delusa di apprendere che l’Italia ha votato una misura che pare essere contraria alle regole dell’Ue”.

Nelle due settimane precedenti, Roma aveva ricevuto due messe in guardia dall’Ue, che ha seguito da vicino dibattito e votazioni al Senato e alla Camera. La prima lettera del 9 luglio, indirizzata al ministro Galan e firmata Ciolos, chiariva senza ambiguità che la proroga ”sarebbe non solo in netto contrasto con il diritto Ue, ma anche con i ripetuti impegni assunti a livello politico dal governo italiano d’imporre una rigorosa ed efficiente applicazione in Italia del regime delle quote latte”.

Poi, era stato il direttore generale per la politica agricola della Commissione a scrivere all’Italia, lanciando un monito ancora più chiaro: ”Ogni modifica delle regole fissate nel 2003 sulla rateizzazione del pagamento delle multe per le quote latte (l’accordo fu fatto nel Consiglio Ecofin dall’allora e attuale ministro dell’economia, Tremonti) potrebbe violare le norme europee sugli aiuti di Stato”.

Gli avvertimenti sono rimasti inascoltati. E così, 26 anni dopo la creazione del sistema delle quote latte, l’Italia rischia di combattere l’ennesima disfida con l’Unione e di perderci soldi e credibilità. E questo proprio quando s’intravvede la fine del meccanismo che scadrà, salvo proroghe, il 31 marzo 2015. Ma ha senso entrare in rotta di collisione con Bruxelles per un secchio di latte padano?

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Vedi anche:

S. Locatelli: Lingue Ue, Roma e Bruxelles ai ferri corti

R. Matarazzo: Ministero degli esteri, i nervi scoperti della riforma