IAI
Politica estera europea

La baronessa arrancante

13 Lug 2010 - Gianni Bonvicini - Gianni Bonvicini

Dov’è Lady Ashton? E, soprattutto, che fa? Sono domande imbarazzanti, a quasi un anno dalla sua inaspettata e sorprendente nomina ad Alto Rappresentante della politica estera dell’Ue. Alla prima domanda si potrebbe sbrigativamente rispondere che non si trova quasi mai dove dovrebbe essere. Dopo l’attacco delle teste di cuoio israeliane alla nave turca diretta a Gaza ci si sarebbe aspettato che l’Alto Rappresentante, al di là delle parole di circostanza, considerasse quello che alcuni ministri degli esteri europei, da Frattini a Kouchner, hanno in animo di fare: andare in visita a Gaza per verificare se e come può essere ripristinato l’aiuto internazionale ai palestinesi.

Assenze
Ci saremmo anche aspettati di vedere la Ashton a fianco del ministro degli Esteri spagnolo Moratinos a Cuba, per sostenerlo nel negoziato sulla liberazione dei dissidenti cubani, fatto di grande importanza per l’Europa, che preme da sempre sul regime castrista affinché rinunci alla repressione del dissenso interno. Né abbiamo visto traccia della Ashton in Africa e in particolare in uno dei paesi di maggiore preoccupazione per l’Unione europea e per l’Onu, la Somalia, che è interessata da due missioni europee, una navale, Atalanta, contro la pirateria, l’altra, Eutm, per l’addestramento dell’esercito del Governo Federale di Transizione somalo. Abbiamo, è vero, apprezzato la dichiarazione della baronessa sull’andamento democratico delle elezioni nel Somaliland, ma d’altro canto deve essere ancora nominato il Rappresentante speciale dell’Ue per il Corno d’Africa, la cui istituzione fu decisa l’anno scorso dal Consiglio Ue.

Ancora più stupefacente è stata la recente visita del nuovo Presidente del Consiglio Europeo, Herman van Rompuy, in una delle regioni di interesse strategico e politico per l’Ue, i Balcani, ove egli ha trattato in prima persona i maggiori dossier sul tavolo, dai rapporti con Kosovo e Serbia alle questioni di confine e bancarie fra Slovenia e Croazia.

Paura di sbagliare
Certo, l’impegno primario della Ashton è stato di dare vita al barocco Servizio europeo di azione esterna (Seae). I suoi sforzi si sono concentrati soprattutto qui, oltre che nell’organizzare il suo staff. È in effetti convinzione di tutti, e sicuramente della Ashton, che una vera politica estera e di sicurezza comune (Pesc) potrà manifestarsi appieno solo allorché saranno approntati i necessari strumenti d’azione. Per dirla con il parlamentare europeo Elmar Brok, il nuovo servizio permetterà all’Unione di diventare “a global player instead of a payer”. Nessuno sottovaluta la difficoltà di questo impegno. E lo stesso Parlamento Europeo, nella discussione sul Seae, ha voluto affermare con forza il suo ruolo in materia di politica estera, il che ha finito per allungare i tempi della decisione sul nuovo servizio.

Ma come tutti ben sappiamo, l’Ue è chiamata ad affrontare impegnative sfide di politica estera e non può certo permettersi il lusso di aspettare il completamento delle procedure politico-amministrative. Le crisi si affrontano subito, quando occorrono, e la politica estera è fatta anche di forti simbolismi, di coraggio personale, di visioni strategiche, di dichiarazioni tempestive, di presenza nei momenti difficili. Nulla di tutto ciò si è ancora intravisto a Bruxelles: sembra che la Ashton sia ancora nella fase iniziale di un difficile processo di apprendimento, timorosa di esporsi e di sbagliare.

Horror vacui
Il vero guaio di questo incomprensibile atteggiamento è che, in mancanza di azione, i vuoti vengono riempiti da altri. Sia esso il ministro degli esteri della presidenza di turno spagnola, Moratinos, a Cuba o, ciò che è ancora più inquietante, il Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy in Bosnia.

È qui la vera sfida. Bisogna infatti ricordarsi che il Trattato di Lisbona assegna un ruolo centrale all’Alto Rappresentante nella gestione della politica estera, di sicurezza e anche di difesa europea. Mentre al Presidente del Consiglio europeo affida, nel campo della Pesc, generiche competenze di rappresentanza dell’Ue, fatte salve le prerogative dell’Alto Rappresentante. Ma se quest’ultima non si muove, è chiaro che il Presidente finirà per occupare tutti gli spazi lasciati liberi. Ciò non è esattamente nello spirito del Trattato, che intendeva invece favorire una “comunitarizzazione” della Pesc attraverso una figura di congiunzione fra metodo intergovernativo e comunitario, l’Alto Rappresentante appunto.

Se invece prevarrà, fra i nuovi organi istituzionali, il Presidente del Consiglio Europeo, saranno gli aspetti più prettamente intergovernativi a dettare l’agenda in politica estera. Esattamente l’opposto di quanto si è cercato di ottenere, dal Trattato di Maastricht a quello di Lisbona, portando la Pesc il più vicino possibile all’ambito comunitario e agli interessi unitari dell’Ue.

.

G. Gramaglia: Lady Ashton, passi falsi e scelte sbagliate

R. Matarazzo: Servizio diplomatico europeo ai nastri di partenza