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Verso il Vertice dei 27

L’Ue in cerca di rilancio

14 Giu 2010 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

“La mia manovra è più austera della tua”: come a un concorso per il governo più virtuoso, i leader dei 27 dell’Ue si presentano a Bruxelles al Consiglio europeo del 17 e 18 giugno vantando ciascuno il rigore delle misure per battere la crisi, contenere i deficit e rafforzare l’euro. Il Vertice precede di una settimana gli appuntamenti in Canada del G8 e del G20, il 25 e 26 giugno: li prepara, ma anche li condiziona, perché l’Ue e l’euro sono componenti essenziali di qualsiasi strategia internazionale di risanamento e di rilancio.

Un’agenda pesante
I leader dei 27 faranno l’ennesimo sforzo per convincere i mercati finanziari della loro capacità di contenere il debito e di consolidare l’euro, migliorando il coordinamento delle politiche economiche e dando un giro di vite alla disciplina di bilancio. C’è, in prospettiva, il tentativo di consolidamento dell’Unione monetaria con il suo indispensabile corollario dell’Unione economica.

Sul tavolo dei capi di Stato o di governo dei 27, ci saranno, poi, documenti sui temi caldi dell’attualità internazionale, dal Medio Oriente, dopo il cruento blitz di Israele il 31 maggio contro un convoglio di attivisti filo-palestinesi diretto a Gaza, ai rapporti con l’Iran, dopo il varo il 10 giugno di nuove sanzioni Onu e la messa a punto di un pacchetto di misure Ue.

Un programma pesante, per una riunione che qualcuno presenta come l’equivalente diplomatico di un ‘ballo delle esordienti’: molti, infatti, i volti nuovi fra i leader, a cominciare dal conservatore britannico David Cameron. Il Vertice, che coincide con una sessione del Parlamento di Strasburgo, segna, di fatto, la fine del semestre di presidenza di turno spagnola del Consiglio dell’Ue: il primo luglio, José Luis Zapatero passerà le consegne al neo-premier belga, ammesso che il socialista vallone Elio Di Rupo abbia già, a quel momento, formato il suo governo, dopo che le elezioni politiche di domenica scorsa hanno ulteriormente frantumato un quadro politico nazionale già sconnesso.

Il bilancio della presidenza di turno spagnola è al di sotto delle attese e delle ambizioni, ma il compito del governo di Madrid è stato reso molto più complicato dall’esplosione del ‘caso Grecia’ e dal fatto che la Spagna sia stata fra i Paesi più direttamente minacciati dalla crisi dell’euro e proprio dal ‘contagio greco’.

Incertezze istituzionali
Inoltre, Madrid ha sperimentato la ‘coabitazione’ al potere della presidenza ‘rotante’ con le nuove figure istituzionali del Trattato di Lisbona: il presidente ‘stabile’ del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy, la cui figura e il cui peso sono cresciuti in questo mese, soprattutto in forza dell’azione di mediazione fra i 27 sulla risposta alla crisi economico/finanziaria, e il ‘ministro degli esteri’ europeo, la britannica lady Ashton, che ha, invece, lasciato una sorta di vuoto alla guida della diplomazia europea, forse perché assorbita dalla nascita del Servizio di azione esterna. E, inoltre, il cambio della guardia a Downing Street, con l’uscita di scena di Gordon Brown, non migliora certo l’influenza della Ashton, laburista, sull’unico governo che le dava credito e sostegno.

Il vertice di giovedì e venerdì viene preceduto e accompagnato da un fitto intreccio di incontri e consultazioni bilaterali, mentre van Rompuy e Zapatero stanno compiendo visite, rispettivamente, di presentazione e di congedo. Dopo lo screzio della scorsa settimana, quando Parigi non apprezzò di non essere stata adeguatamente consultata da Berlino sulla grossa manovra economica tedesca, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel si sono incontrati lunedì per cercare di riavvicinare le loro posizioni sulla governance economica dell’Unione europea. E, subito dopo il Consiglio europeo, già venerdì sera, il presidente francese andrà a Londra, per un colloquio con il premier britannico Cameron, e sabato volerà a Mosca, dove, martedì sarà stata la Merkel. Più modesti i percorsi d’avvicinamento della diplomazia italiana, con missioni in Montenegro e in Ungheria del ministro degli esteri Franco Frattini.

Servizio diplomatico al palo
Fra i risultati del Vertice di Bruxelles, non vi sarà di sicuro il lancio del nuovo Servizio europeo di azione esterna (Seae), perché l’accordo di massima delineatosi fra le istituzioni deve ancora essere formalizzato da un voto del Parlamento europeo, che non ci sarà prima di settembre. Fra i punti da chiarire, c’è quello della natura della ‘diplomazia europea’, che molti Stati membri vogliono il più possibile indipendente dalla Commissione e con il proprio bilancio, mentre il Parlamento la intende come emanazione dell’Esecutivo e ad esso strettamente collegato – il che gli consentirebbe di farsi ascoltare di più. Resta inoltre da stabilire il rapporto di presenze tra funzionari europei ‘in servizio permanente effettivo’ e diplomatici nazionali ‘in prestito temporaneo’ (al massimo per dieci anni, è la proposta attuale). E ci sono infine preoccupazioni sulla continuità e la coerenza della politica di sviluppo dell’Ue, soprattutto se il Seae dovesse costituire una sorta di entità a sé.

Un’ipotesi che adesso piace è quella di lanciare il nuovo Servizio, che dovrebbe disporre a pieni ranghi di 6/700 persone, il primo dicembre, a un anno esatto dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona: il simbolismo della coincidenza farebbe passare in secondo piano il fatto di avere consumato molti mesi in diatribe nazionali e personali.

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Vedi anche:

R. Pennisi: Il magro bilancio di Zapatero

M. Comelli, R. Matarazzo: Parlamento europeo all’offensiva sulla politica estera