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Sicurezza energetica

Passa per la Romania la terza via tra Nabucco e South Stream

23 Apr 2010 - Paul Duţa - Paul Duţa

Le istituzioni europee hanno da tempo evidenziato la necessità di una politica comune in materia energetica per garantire la stabilità delle forniture e ridurre la dipendenza dalla Russia, che in più occasioni ha utilizzato le sue risorse energetiche come strumento di pressione politica. In questo contesto si inserisce il progetto Nabucco, approvato nel 2003 dal Parlamento e dal Consiglio europeo e inserito nella Carta europea dell’energia. Le periodiche “crisi del gas”, provocate dalle divergenze tra Russia e Ucraina, hanno ulteriormente mostrato la fragilità dell’Unione Europea in materia energetica e la Commissione ha ufficialmente riconosciuto l’importanza del progetto Nabucco, includendolo nel programma Ten (Trans European Networks).

Nonostante le raccomandazioni europee di elaborare una politica energetica comune, alcuni stati membri hanno trattato direttamente con Mosca. La Germania ha progettato con la Russia il gasdotto North Stream che, passando sotto il Mar Baltico, eviterà ai tedeschi di rimanere invischiati nelle dispute tra la Russia e i paesi di transito.

Da parte sua l’Italia partecipa con la Russia al progetto South Stream, che prevede la costruzione di gasdotti in grado di trasportare il gas naturale dalla Russia alle coste pugliesi. Il gasdotto avrebbe una lunghezza di 900 Km e dovrebbe essere in grado di trasportare 31 miliardi di metri cubi annui di gas. L’azienda italiana Eni è insieme alla russa Gazprom il principale azionista del progetto. Il progetto South Stream suscita però maggiori perplessità di North Stream, poiché molti lo vedono in concorrenza diretta con il Nabucco.

Terza via
Recentemente è emerso un altro progetto per trasportare gas in Europa: il progetto Agri a cui partecipano Azerbaijan, Georgia e Romania. Prevede di trasportare in Europa il gas estratto in Azerbaijan, passando per Georgia, Mar Nero e Romania. Il gas azero verrebbe liquefatto sulla costa georgiana, per essere trasportato via mare a Constanza, in Romania. Di qui il gas, riportato allo stato gassoso, potrebbe agevolmente raggiungere l’Austria e di lì riconnettersi con la rete dell’Europa occidentale.

Si tratta di un progetto non privo di difficoltà, ma gli investimenti necessari dovrebbero aggirarsi attorno ai 4 miliardi di euro, molto meno degli 8 miliardi stimati per il Nabucco e, secondo il governo rumeno, anche i tempi di realizzazione sarebbero nettamente inferiori. Tuttavia il volume delle risorse che potranno transitare attraverso Agri sarebbe pari a 8 miliardi di metri cubi l’anno, decisamente inferiore ai 31 miliardi stimati per il Nabucco.

L’importanza della Romania come paese di transito è testimoniato, fra l’altro, dal crescente interesse delle compagnie straniere. L’azera Socar è interessata a rilevare da Petrom la raffineria Arpechim e la società di Stato Oltchim, mentre la cooperazione tra Kazakistan e Romania ha assunto dimensioni inattese, cementata anche da un recente incontro tra il presidente kazako Nazarbajev e il suo omologo rumeno Basescu.

Interesse kazako
Il Kazakistan ha un alto grado di dipendenza nei confronti della Russia, poiché gran parte delle sue risorse destinate all’Europa transitano nelle condutture di Gazprom, il gigante russo del gas, attraverso il territorio russo. Tuttavia il paese centro-asiatico sembra intenzionato a limitare la dipendenza nei confronti del Cremlino e Nazarbajev ha dichiarato che il petrolio kazako potrebbe raggiungere l’Europa passando per Azerbaijan, Georgia e Romania. Segno che, nonostante i danni inflitti alle infrastrutture georgiane durante il conflitto del 2008, la rotta caucausica suscita ancora l’interesse degli investitori. Che non si tratti di pure speculazioni è testimoniato dal fatto che la compagnia di Stato kazaka, la KazMunaigas, ha acquisito il controllo di Rompetrol, l’azienda rumena per la lavorazione e la distribuzione del petrolio.

Il Kazakistan ha bisogno di nuove rotte anche in previsione dell’apertura del giacimento di Kashagan. Considerato il più importante giacimento scoperto negli ultimi 40 anni, il sito di Kashagan dovrebbe diventare operativo nel 2013. Esso darà un notevole impulso alla produzione kazaka e, secondo le cifre fornite da Nazarbajev, permetterà al paese di accrescere di 50 milioni di tonnellate la produzione annua di petrolio.

La cooperazione rumeno-kazaka ha inoltre riportato d’attualità l’idea di costruire un oleodotto che congiunga il porto rumeno di Constanza a Trieste. Il progetto era stato temporaneamente accantonato, ma ora sembra stia tornando in auge. Ha destato l’interesse del Kazakistan e, oltre alle aziende rumene, anche la serba Transnafta e la croata Janaf lo stanno considerando. Il costo dell’oleodotto è stimato attorno ai 3 miliardi di euro.

Anche Gazprom mostra interesse per la Romania come paese di transito. La compagnia russa ha manifestato l’intenzione di costruire, insieme alla rumena Romgaz, depositi sotterranei di gas in Romania, con una capacità complessiva di 6 miliardi di metri cubi.

Il progetto South Stream ha finora costituito un ostacolo per la collaborazione russo-rumena nel settore energetico: il governo di Bucarest è infatti un forte sostenitore del progetto Nabucco e, nonostante le ripetute offerte russe, non sembra intenzionato a partecipare al South Stream. Tuttavia una delegazione di Gazprom ha recentemente visitato la Romania. Aleksandr Medvedev, vice-presidente dell’azienda russa, ha dichiarato che per Gazprom le relazioni con la Romania sono d’importanza strategica e si è detto certo che la collaborazione tra i due paesi sia destinata ad aumentare, mentre le autorità rumene hanno espresso la loro disponibilità ad aiutare i russi nella realizzazione del South Stream.

Baluardo euro atlantico
La Romania è il paese più grande e più popoloso dell’Europa sud orientale e la sua posizione geografica rimane un asset per la promozione della stabilità e della sicurezza regionale. Membro della Nato dal 2004 e dell’Ue dal 2007, la Romania ha sempre cercato di condurre una politica estera coerente con quella dei suoi alleati, tentando di accreditarsi come baluardo delle strutture euroatlantiche nell’area del Mar Nero. In quest’ottica andrebbe letta anche la recente decisione di Obama di dispiegare in Romania una componente importante dello scudo antimissile americano. Il progetto prevede l’istallazione di tre batterie di missili intercettori SM-3, che dovrebbero essere operative dal 2015.

Come notato recentemente dal Financial Times, la Romania rientrava già nel progetto Nabucco e, se Agri e l’oleodotto Constanza-Trieste divenissero realtà, acquisirebbe un ruolo strategico come paese di transito delle risorse energetiche estratte nel Mar Caspio e dirette in Europa. Anche grazie alla sua salda integrazione nelle strutture euroatlantiche, la Romania potrebbe svolgere questo ruolo efficacemente, contribuendo in misura significativa alla sicurezza energetica europea.

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Vedi anche:

N. Sartori: Retromarcia italiana su South Stream?

S. Giusti: La diplomazia della dacia e il patto Berlusconi-Putin sull’energia