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Verso la conferenza quinquennale del Tnp

Proliferazione nucleare al bivio

11 Mar 2010 - Paolo Cotta-Ramusino - Paolo Cotta-Ramusino

La prossima conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione (Tnp), che si terrà a New York nel maggio 2010, è uno dei principali appuntamenti internazionali in agenda quest’anno. Se non riuscisse a produrre risultati di un qualche rilievo, il regime di non proliferazione nucleare, già insidiato da una serie di sviluppi tecnologici e politici, sarebbe messo ulteriormente a rischio. Il Tnp, firmato nel 1968 ed entrato in vigore nel 1970 e a cui aderiscono tutti i paesi del mondo eccetto quattro – Israele, India, Pakistan e Nord Corea, che si è ritirata del trattato – è giustamente considerato una pietra miliare della stabilità strategica internazionale.

All’indomani delle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, era diffusa la convinzione che tutti i paesi con un certo livello di sviluppo tecnologico si sarebbero prima o poi dotati di armi nucleari. Questo non è successo proprio grazie al Tnp.

Tre pilastri
Si tratta di un trattato discriminatorio: alcuni paesi – i cinque che avevano effettuato un test nucleare prima del 1° gennaio 1967 e che sono anche i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu – sono autorizzati a possedere le armi nucleari, mentre ciò è interdetto agli altri paesi aderenti al trattato, che sono perciò definiti “paesi non nucleari” nel trattato stesso. Nello spirito del Tnp questa discriminazione è provvisoria. I paesi nucleari sono infatti tenuti a procedere speditamente e in buona fede alle trattative per l’eliminazione delle loro armi nucleari. Questo è il primo pilastro del Tnp: il disarmo nucleare.

Il secondo pilastro è la non-proliferazione: a nessun paese membro del trattato è consentito trasferire o ricevere armi o esplosivi nucleari o parti di essi. Nessun paese nucleare può fornire assistenza per la costruzione di esplosivi nucleari a paesi non nucleari, né affidare il controllo diretto o indiretto di armi nucleari a paesi non nucleari. Inoltre tutti i paesi non nucleari devono concordare con l’agenzia internazionale dell’energia atomica di Vienna le procedure di controllo delle proprie attività nucleari pacifiche.

Infine il terzo pilastrodel Tnp riguarda il diritto inalienabile dei paesi membri del trattato a sviluppare energia nucleare per scopi pacifici e a ricevere l’assistenza relativa.

Un appuntamento cruciale
Ogni cinque anni, a partire dal 1970, si svolge alle Nazione Unite una conferenza generale di tutti i paesi membri del Tnp. Questa conferenza è detta di riesame perché vi viene esaminato lo stato di applicazione del trattato. Solo nel 1995 la Conferenza ha dovuto prendere una decisione – se estendere la validità del trattato e per quanto tempo – e ha deciso di estenderla indefinitamente.

Anche se non ci sono decisioni precise da prendere, l’appuntamento quinquennale delle conferenza di riesame del Tnp è importante, perché è l’unica occasione nella quale tutti paesi i membri del trattato possono discutere lo stato di applicazione dei suoi tre pilastri. Le raccomandazioni che escono dalla conferenza sono ovviamente rilevanti, anche se, come è capitato, possono rimanere inapplicate.

La conferenza del 2000 ha adottato un importante e impegnativo documento finale che è però restato lettera morta. L’ultima conferenza, quella del 2005, è invece finita in un impasse, non riuscendo ad adottare alcun documento finale. Dopo dieci anni di sostanziale immobilismo ci si aspetta, e ci si augura, che la conferenza di quest’anno imprima una svolta decisiva all’attuazione del Tnp.

Disarmo in stallo
Nonostante la drammatica riduzione (ed eliminazione) delle armi nucleari attuata dopo la fine della guerra fredda, il disarmo nucleare è in stallo da parecchio tempo. Tuttora esistono circa 23.000 testate nucleari funzionanti sul pianeta. È auspicabile che dalla conferenza di New York venga innanzitutto un richiamo all’obbligo degli stati nucleari di procedere al disarmo.

Quando si parla di disarmo nucleare non si intende solo la riduzione del numero delle testate nucleari attive, ma anche il ridimensionamento del ruolo (militare e politico) che viene assegnato alle armi nucleari. Se i paesi nucleari mostrano di considerare le armi nucleari “utili” dal punto di vista militare, o per accrescere la propria proiezione politica a livello regionale e globale, o per condizionare i paesi non nucleari, è evidente che i paesi non nucleari saranno, chi più, chi meno, interessati ad acquisire anche loro questi “utili” strumenti.

Ci sono inoltre altri accordi per il controllo degli armamenti nucleari in discussione da tempo che continuano a incontrare forti difficoltà. In particolare, alcuni paesi nucleari (membri o non membri del Tnp) sono riluttanti ad aderire al trattato che proibisce i test nucleari (Ctbt). Un altro trattato di grande importanza per la non proliferazione nucleare, quello che dovrebbe proibire la produzione di materiale fissile per scopi militari (Fmct) non ha ancora superato neanche la fase di discussione preliminare. Il mancato superamento di queste situazioni di stallo rischia di minare alle fondamenta il regime di non proliferazione. C’è poi il problema delle armi nucleari americane ancora stazionate in alcuni paesi europei (tra cui l’Italia), per il quale si rimanda all’articolo di Natalino Ronzitti su questa stessa rivista.

Acque torbide
Lo sviluppo attuale e quello programmato dell’energia nucleare civile solleva altri dilemmi di non facile situazione. S’impone una riflessione sulle misure necessarie ad impedire che le attività nucleari civili, che sono in continua espansione, aprano la strada all’acquisizione di arsenali nucleari. È necessario che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) di Vienna rafforzi la sua capacità di monitorare le attività nucleari civili, fermo restando il diritto inalienabile dei paesi non nucleari di sviluppare energia nucleare per scopi pacifici. La spinosa vicenda del programma nucleare dell’Iran, in cui si mischiano legittime preoccupazioni tecniche e un esasperato simbolismo politico, ha certamente intorpidito le acque, alimentando il sospetto che i paesi nucleari utilizzino i controlli della Aiea per tenere sotto pressione i paesi non nucleari che aspirano a un più elevato sviluppo tecnologico.

Tutti questi temi sono stati discussi in un incontro svoltosi all’Università degli Studi di Milano per iniziativa delle Conferenze Pugwash, a cui hanno partecipato numerosi esperti internazionali provenienti da vari paesi del mondo. Nel documento finale dell’incontro sono stati avanzati una serie di suggerimenti e proposte che verranno presentati ai delegati della Conferenza di riesame del Tnp e, prima ancora, verranno fatti circolare tra le capitali degli stati più impegnati nella gestione della conferenza. Se almeno una parte di queste proposte fosse accolta, la speranza di poter preservare il traballante regime di non proliferazione nucleare si farebbe più concreta.

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Vedi anche:

R. Alcaro: L’opzione zero di Obama alla prova dei fatti

E. Sorvillo: Se il disarmo non basta: verso la Conferenza di riesame del Tnp

Pugwash: Milan Document on nuclear Disarmament and Non-Proliferation, 29 January 2010