IAI
Pakistan

L’ago della bilancia dei negoziati in Afghanistan

26 Mar 2010 - Duilio Giammaria - Duilio Giammaria

Dopo l’ultimo attentato al centro di Kabul nel quale ha perso la vita anche un agente italiano, ambasciate e organizzazioni internazionali hanno alzato nuovi e più spessi muri. Il quartiere generale della missione Nato Isaf assomiglia sempre più a un bastione medievale circondato da tre fila di difesa. Da poco conclusa la battaglia di Marja, si incomincia già a parlare di un’operazione intorno a Kandhar. Tutto sembra indicare che l’intervento militare per il controllo del territorio sia ancora in atto.

Incontro al vertice
Ma i segnali della trattativa politico-diplomatica emergono in modo sempre più evidente.L’arresto di figure chiave della jiad afgana, tra cui il personaggio chiave dell’insorgenza talebana Baradar, è uno di questi segni. A Baradar, numero due della shura di Quetta, è attribuito il ruolo di “pilota” nelle trattative in corso tra governo Karzai e leadership talebana.Il suo arresto era infatti sembrato un colpo dei pachistani non tanto al dialogo con i talebani quanto ad una trattativa che rischiava di tagliare fuori il governo di Islamabad.

Altro segno della trattativa in corso è la recente missione a Kabul di una delegazione pachistana di alto profilo, tra cui alcuni degli esponenti che negli ultimi dieci, quindici anni hanno svolto un ruolo attivo nelle politiche pachistane in Afghanistan.

Non è stato uno degli innumerevoli e poco fruttuosi incontri intergovernativi tra Afghanistan e Pakistan che si sono ripetuti a scadenze regolari. Poco visibile, ma di sostanza, la delegazione pachistana ha figure chiave del governo, compresi gli ostici rappresentanti dell’ex Alleanza del Nord, i più preoccupati per un eventuale accordo che saldi il governo di Karzai all’insorgenza pashtun.

Gli americani danno a vedere di stare alla finestra: il numero due dello staff dell’inviato speciale Richard Hollbroke, Tom Jones, di recente venuto a Roma per partecipare ad un seminario del Mae che ha messo a confronto giornalisti afgani e i diplomatici italiani, ha ribadito la linea di Washinghton: “E’ nelle prerogative del governo afgano compiere gesti e organizzare incontri che incoraggino la riconciliazione”. Ma il via vai di membri influenti del governo pachistano da Washington è un altro importante segno precursore della trattativa e del ruolo che gli Usa stanno svolgendo.

Equilibrismi
La tanto attesa svolta pachistana che sta maturando a Islamabad, potrebbe riguardare la rete di intelligence creata in quasi trent’anni di attività segrete sulla linea Durand, sul confine afgano-pakistano.

Islamabad sosterrebbe la trattativa per costruire il consenso tra le parti, e attraverso i suoi canali di intelligence cercherebbe di evitare nuovi appoggi al radicalismo da entrambi i lati della frontiera.

Un recente accordo tra Talebani, Alleanza del nord, e lo stesso Pakistan è alla base del nuovo equilibrio che si sta configurando.

Islamabad vede nell’accordo un’occasione per contenere l’influenza indiana in Afghanistan e per tornare ad essere, anche agli occhi della comunità internazionale, l’ago della bilancia della stabilizzazione.

A confermare che è proprio l’influenza indiana in Afghanistan ad essere in gioco, è la notizia che l’India ha recentemente inviato in Arabia Saudita una delegazione per stabilire contatti con i talebani. I sauditi si sarebbero però defilati, lasciando il primo ministro indiano a bocca asciutta. Alcune fonti indicano che la presenza indiana in Afghanistan potrebbe rapidamente ridursi.

La negoziazione ha anche altri risvolti positivi per Islamabad: Washington garantirebbe l’appoggio per l’acquisto di un impianto nucleare per uso civile dalla Francia e la concessione di pagare sottoprezzo il gas che finalmente potrebbe arrivare attraverso il pipeline dall’Asia centrale. Le royalties ottenute da Afghanistan e Pakistan costituirebbero un ulteriore incentivo.

La resa di pezzi consistenti di Hezb-e-Islami di Hekmatyar, e i colloqui che Karzai stesso ha tenuto con alcuni leader sino ad oggi fiancheggiatori della Jiad talebana, sono un altro tassello del complesso mosaico. Il neo segretario della Missione di assistenza dell’Onu in Afghanistan, (Unama), Staffan De Mistura, nella sua prima conferenza stampa è stato altrettanto chiaro: “Il dialogo è l’unica via percorribile”. Insieme alla cancellazione di 5 nomi dalla cosiddetta black list, un segnale chiaro che l’Onu in Afghanistan è uno degli attori della trattativa.

Come sotto una improvvisa raffica di vento, quasi tutti gli attori della scena afgana sembrano orientare la rotta. Che la svolta sia veramente vicina?

Vedi anche:

M. Arpino, Pakistan in bilico

S. Silvestri, Che fare in Afganistan