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Sicurezza e difesa

La lenta ascesa delle donne della Nato

10 Mar 2010 - Stefanie Babst - Stefanie Babst

Nato e donne – termini che il pubblico normalmente non associa l’uno all’altro. Sono uomini in uniforme o in abito scuro, l’abbigliamento preferito dai diplomatici, quelli che popolano i corridoi e le stanze dei comitati della Nato e, cosa più importante, che prendono le decisioni. È difficile trovare delle donne anche ai più alti livelli politici dell’Alleanza. L’ambasciatrice Pascale Andreani, il rappresentante permanente della Francia nel Consiglio atlantico, è un’eccezione. Notarla è tanto facile anche perché è l’unica donna a sedere al tavolo del Consiglio.

La maggior parte dei posti di rilievo nel Segretariato internazionale della Nato è ancora occupata da uomini. Oggi solo due dei 19 posti civili più importanti sono affidati a donne. Finora l’Alleanza non ha mai nominato una donna al posto di inviato ad alto livello o di rappresentante speciale, né a quello di Segretario generale o di Segretario generale delegato. Se si considera il numero di alleati i cui ministri degli Esteri o della Difesa sono donne – per non parlare dei casi di Germania, Croazia e Islanda, dove una donna guida il governo – tutto ciò risulta piuttosto sorprendente.

Pari opportunità
La Nato, insomma, sconta un bel ritardo sul piano delle pari opportunità. La situazione però non è senza speranza, e anzi ci sono oggi segnali incoraggianti. Negli ultimi anni sempre più numerose sono state le donne che hanno trovato il loro sbocco professionale nella Nato. Sebbene ancora una minoranza, sono impiegate in attività sia civili sia militari: si occupano di questioni di politica di difesa e di approvvigionamenti; ricoprono il ruolo di consiglieri politici dell’Alto rappresentante della Nato a Kabul; attuano il Programma Scienza per la pace e la sicurezza; preparano le riunioni dei comitati della Nato, i promemoria e le analisi del Segretario generale sulle operazioni della Nato. In breve, le donne si stanno integrando in modo significativo nel personale della Nato, sia presso la sede centrale che sul campo.

La politica della Nato riguardo a genere e diversità, che gli alleati hanno adottato nel 2002, ha certamente aiutato le donne ad entrare in un campo tradizionalmente dominato dagli uomini. Negli ultimi anni il numero di donne che hanno cercato lavoro nell’Alleanza ha fatto registrare una crescita costante. Nel frattempo, un Ufficio sulle prospettive di genere si occupa di attuare uno specifico Piano d’azione ed un Comitato militare sulle prospettive di genere agevola lo scambio di politiche relative al genere tra la Nato e i paesi partner.

Cosa più importante, l’Alleanza si è impegnata a contribuire all’attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza. Adottata il 31 ottobre 2000, la risoluzione 1325 si prefigge un ambizioso e vasto insieme di azioni. Si rivolge a stati ed organizzazioni internazionali perché proteggano attivamente donne e bambini dalle violenze nel corso dei conflitti armati, perché perseguano i crimini sessuali nel corso di una guerra, perché introducano una prospettiva di genere nelle operazioni di mantenimento della pace, perché migliorino la formazione specializzata e sostengano le iniziative di pace delle donne nelle aree di crisi. Inoltre la risoluzione sollecita gli stati membri a garantire un’accresciuta partecipazione delle donne a tutti gli sforzi per mantenere e promuovere la pace e la sicurezza, a diffondere la presenza delle donne a tutti i livelli decisionali delle istituzioni nazionali, regionali ed internazionali e ad accrescere le candidature femminili per gli incarichi di rappresentanti speciali e di inviati dell’Onu.

Nuove sensibilità
È incoraggiante che il Segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, abbia deciso di impegnarsi su questo tema. A Bruxelles, alla fine di gennaio, rivolgendosi ai 400 partecipanti ad un raduno internazionale di professionisti della sicurezza, per lo più donne, ha riconosciuto l’importante ruolo che le donne possono e dovrebbero svolgere nella prevenzione dei conflitti, nei negoziati di pace, nelle operazioni di mantenimento della pace e nei livelli decisionali internazionali e nazionali. Il suo messaggio è stato condiviso da Margot Wallström, recentemente nominata Rappresentante speciale dell’Onu con il compito di combattere la violenza sessuale contro donne e bambini nel corso di conflitti, dall’ex Segretario di stato Usa Madeleine Albright e da Maria Teresa Fernandez de la Vega, primo Vicepresidente del Consiglio spagnolo, sottolineando come l’attuazione della risoluzione 1325 sia più una questione di necessità che di scelta.

Gli alleati hanno cominciato a dare attuazione alla risoluzione 1325 principalmente in ambito militare: hanno approvato concrete direttive per inserire le problematiche relative al genere in tutta la pianificazione e le operazioni della Nato, incluso un Codice di condotta per il personale militare; hanno creato posti riservati a consulenti della materia per aiutare i comandanti della missione Isaf in Afghanistan; discutono su come migliorare la formazione e la cooperazione su questioni relative al genere in concerto con l’Unione europea, l’Onu ed altre organizzazioni internazionali. Inoltre, molti alleati seguono Piani d’azione nazionali per l’attuazione della risoluzione 1325. Infine, anche la politica della Nato sulla lotta al traffico di esseri umani contribuisce a proteggere le donne, stabilendo direttive sul comportamento e la formazione del personale civile e militare dispiegato in operazioni dell’Alleanza.

Queste sono tutte buone notizie, ma ora che il Segretario generale ha deciso di impegnarsi personalmente, una linea d’azione più ambiziosa può diventare raggiungibile. In Afghanistan ed in altre aree dove opera la Nato si potrebbero impiegare gruppi di donne locali in modo più sistematico e sostenere la loro professionalizzazione. Risulterebbe peraltro molto utile collegare più strettamente la Nato con l’associazionismo femminile su scala mondiale. Esistono iniziative e programmi molto validi, volti a potenziare la partecipazione delle donne nelle questioni della pace e della sicurezza. Creare un partenariato, per esempio, con attori impegnati nella promozione dei diritti umani e la parità di genere, come il Club of Madrid, la Hunt Foundation o il Global Women’s Group, darebbe maggiore coerenza agli sforzi dell’Alleanza di definire un effettivo ed efficace ‘approccio complessivo’ (comprehensive approach). Incoraggiare l’interesse per le questioni di sicurezza transatlantica nella generazione delle donne giovani, sia nei paesi membri che partner, è già tra le prime priorità della comunicazione della Nato per il futuro. Appena un paio di settimane fa, la Nato Public Diplomacy Division ha invitato a Bruxelles un gruppo di giovani donne che operano nel settore della difesa; sono poi in preparazione ulteriori programmi di sensibilizzazione delle donne per i problemi di sicurezza.

Allo stesso modo delle loro omologhe dell’Ue, le donne ministri della Difesa e degli Esteri della Nato forse vorranno riunirsi anch’esse di quando in quando e discutere del modo in cui la loro influenza politica potrebbe contribuire ulteriormente all’attuazione della risoluzione 1325. Allo stesso modo potrebbero farlo, per inciso, le ambasciatrici dei paesi alleati e partner a Bruxelles. Da ultimo, ma non per questo meno importante, rappresenterebbe inoltre un forte segnale se l’Alleanza aumentasse il proprio impegno ad avere più figure femminili con incarichi di alto grado nel prossimo futuro.

Mentre si avvicina il decimo anniversario della risoluzione 1325, che si celebrerà nel corso di quest’anno, ci saranno molte opportunità per governi, organizzazioni internazionali, Ong, ecc. per riflettere su ciò che si potrebbe fare a 360 gradi per attuare questa risoluzione innovativa. L’attenzione del Segretario generale Rasmussen sembra indicare che il contributo della Nato all’attuazione della risoluzione 1325 rimarrà ai primi posti nell’agenda degli alleati. Questa è una grande notizia per tutti, non solo per le donne della Nato.

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Vedi anche:

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