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Terrorismo

Il rapimento degli italiani e l’offensiva di Al-Qaeda in Nord Africa

14 Gen 2010 - Ludovico Carlino - Ludovico Carlino

Mentre i riflettori sono puntati sullo Yemen e sulla crescente minaccia di Al-Qaeda nella penisola araba, gli ultimi eventi in Mauritania mostrano come anche il Nord Africa rimanga un obiettivo caldo del terrorismo jihadista. Impegnata in una propaganda globale, la principale organizzazione della rete jihadista che opera nella regione, Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim), ha nel mirino obiettivi occidentali, ma è sempre più coinvolta anche in redditizie attività criminali.

Il sequestro degli italiani e la situazione in Mauritania
Il 18 dicembre scorso Sergio Cicala e la moglie Philomene Kabouree sono stati rapiti da una banda di uomini armati nel deserto della Mauritania, mentre in auto percorrevano la strada che unisce la città di Kobeny al vicino Mali. Dieci giorni dopo è arrivata la rivendicazione che in molti attendevano, quella di Al-Qaeda nel Maghreb islamico: organizzazione erede del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento che tra il settembre 2006 e il gennaio 2007, con l’espressa autorizzazione di Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahiri, ha esteso il suo raggio d’azione, trasformandosi in Al-Qaeda per il Nord Africa. In un secondo comunicato, diffuso il 30 dicembre, Aqim ha sottolineato che il rapimento degli italiani è avvenuto in risposta al sostegno del governo di Silvio Berlusconi alle guerre in Afghanistan e in Iraq e alla “crociata contro l’Islam”. Parole che ricalcano la retorica dei gruppi jihadisti globali e che mirano a legittimare le azioni di un’organizzazione che sembra aver ricostruito le proprie file grazie ad attività criminali sempre più lucrative.

Aqim ha sempre mostrato una certa predilezione per obiettivi stranieri e per il rapimento di occidentali: a partire dal sequestro di un turista tedesco nel 2003 a Tamanrasset e l’uccisione di un cittadino francese nel 2006 ad Aleg, in Mauritania. Dal febbraio 2008 sono stati sequestrati dal gruppo un totale di otto cittadini occidentali, due canadesi, due austriaci, due svizzeri, un tedesco e un britannico. Un trend confermato dal rapimento di tre cooperanti spagnoli e un biologo francese nel novembre dello scorso anno e da quello della coppia di italiani a nemmeno un mese di distanza.

Sfida al governo della Mauritania?
Questi due ultimi episodi presentano tuttavia una differenza rispetto al passato. Per la prima volta Aqim rapisce degli occidentali in Mauritania, mentre in precedenza aveva colpito in Tunisia, Niger e Mali. Tra il 2007 ed il 2009 il paese nordafricano aveva già subito diversi attacchi da parte del gruppo terrorista, fino a quando l’attentato dell’8 agosto del 2009 contro l’ambasciata francese di Nouakchott aveva chiaramente anticipato le linee future dell’attività jihadista in Mauritania e nell’intera regione. Un trend accelerato con tutta probabilità dalla vittoria di Mohamed Ould Abdel Aziz, già leader del golpe del 2008, alle ultime elezioni presidenziali (luglio 2009). Abdel Aziz ha ricevuto ripetute minacce da Al-Qaeda che lo accusa di essere alla guida di un governo formato da golpisti, empio e collaboratore dell’Occidente.

Il sequestro dei tre spagnoli e dei due italiani è avvenuto proprio pochi giorni dopo la visita in Mauritania del Capo di Stato Maggiore dell’esercito francese, che aveva firmato diversi accordi militari con il governo, e dopo alcune manovre militari realizzate nella regione di Adrar, tra le aree dove più intensa è l’attività jihadista. La recente attività terrorista potrebbe quindi essere interpretata come una rinnovata sfida lanciata dal gruppo contro il nuovo governo e contro il suo impegno nella lotta al terrorismo. È evidentemente cambiata la strategia dei gruppi jihadisti patrocinati o ispirati da Al-Qaeda: il vasto territorio della Mauritania non viene più semplicemente utilizzato come retrovia strategica per il reclutamento e l’addestramento o come un rifugio dal quale poi lanciare attacchi verso l’interno, ma anche come campo di battaglia.

Il business dei riscatti in Nord Africa
A parte la retorica e le reali capacità del gruppo, quello che appare evidente è che Aqim sequestra principalmente per ottenere denaro, a volte attraverso i propri operativi, altre con la collaborazione di criminali o ribelli del deserto. Non è un caso che l’organizzazione, attraverso i comunicati diffusi dal capo del suo apparato mediatico, Salah Gasmi, spesso rivendichi prima la responsabilità del sequestro per poi dettare le condizioni del rilascio. Aqim necessita di denaro per finanziare le proprie attività e mantenere la propria struttura, e il business dei sequestri sembra essersi gradualmente trasformato nella sua principale fonte di entrate. Tanto che l’organizzazione ha anche predisposto diverse zone nelle quali nascondere gli ostaggi: Tanezrouft, conosciuta anche come la “terra del terrore”, nel nord del Mali, e Ouez Zouak, al confine tra Mali, Niger e Algeria.

Fonti dell’intelligence statunitense e spagnola sostengono che gli jihadisti, sfruttando la struttura fortemente tribale della zona, si servono dei clan locali per rapire gli stranieri o “acquistarli” direttamente da loro. Un modus operandi che sembra trovare una conferma nell’arresto di uno dei sequestratori della coppia di italiani: si sarebbe occupato della logistica e della sorveglianza in cambio di 22 mila euro.

Aqim ha tuttavia imparato ad approfittare sempre di più dei sequestri anche per fini propagandistici, non solo nei confronti del mondo occidentale, ma anche delle diverse componenti dell’attuale movimento jihadista globale. Più di una volta i terroristi hanno infatti chiesto la liberazione di militanti detenuti non solo in Nord Africa, ma anche in Europa, come nel caso del turista britannico Edwin Dyer, fino a questo momento l’unico ostaggio di Aqim ad essere stato assassinato. In cambio della liberazione di Dyer il gruppo non solo pretese il pagamento di un riscatto milionario, ma anche la scarcerazione di Omar Mahmud Othman, meglio conosciuto come Abu Qatada, descritto da diversi circoli come il capo spirituale di Al-Qaeda in Europa.

Il pericolo a questo punto è che anche per la liberazione degli italiani possano essere dettate condizioni ulteriori. In tal caso, si complicherebbe ulteriormente la già difficile mediazione per giungere alla liberazione di Cicala e di sua moglie. Nel frattempo il 10 gennaio Aqim ha chiesto in cambio della liberazione dell’ostaggio francese, Pierre Camatte, non solo un ingente riscatto, ma anche la liberazione entro 20 giorni di quattro suoi militanti detenuti nel Mali.

Vedi anche:

G. Gramaglia: Un anno di Obama alla Casa Bianca: la crisi, le speranze, il terrore

S. Silvestri: Le sfide del 2010

L. Carlino: L’attentato di Milano e il jihadismo in Italia