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Unione europea

Il debutto di Zapatero alla presidenza dell’Ue

27 Gen 2010 - Elisabetta Martini - Elisabetta Martini

La presidenza semestrale dell’Ue a guida spagnola che si è aperta il primo gennaio è la prima dell’era del Trattato di Lisbona e il primo ministro spagnolo Zapatero vuol farne l’occasione di un rilancio sia interno che internazionale. Istituendo il presidente stabile del Consiglio europeo il trattato di Lisbona ha inaugurato un nuovo modello di governance europea, pur mantenendo in vita, parallelamente, un ridimensionato sistema di presidenza a turno. Anche se la divisione dei ruoli fra presidente del Consiglio europeo – permanente ed indipendente – e presidenza di turno – semestrale e nazionale – sono a grandi linee definiti, il modo in cui la Spagna gestirà la presidenza semestrale creerà un importante precedente che non potrà non influenzare la prassi successiva.

Programma iberico
Sfogliando il documento degli impegni e obiettivi per i prossimi diciotto mesi, stilato dalla triade costituita dalla Spagna e dai due paesi – Belgio ed Ungheria – che assumeranno la presidenza dopo la Spagna, non si sfugge all’impressione che il programma dell’Unione sia destinato a continuare ad essere influenzato, come di consuetudine, dagli interessi dei paesi che detengono la presidenza di turno.

Prendiamo innanzitutto la politica estera dell’Unione che è tra le materie di più diretta competenza di governi ed è ancora soggetta alla regola dell’unanimità. Le aree indicate come prioritarie nel programma della presidenza spagnola riflettono gli interessi tradizionali della politica estera iberica, come l’America Latina, con un interesse specifico per la ripresa delle relazioni con Cuba, e il versante Mediterraneo, con particolare attenzione al Marocco.

Minore spazio trovano invece i rapporti con la Russia e i Balcani. Nonostante infatti altri paesi, fra cui l’Italia, abbiano sottolineato l’importanza di completare i negoziati per un Accordo di partenariato rafforzato con la Russia, Zapatero nel discorso al Parlamento europeo del 20 gennaio ha fatto solo un generico accenno alla riduzione della dipendenza energetica europea tramite la creazione di un mercato integrato dell’energia. In varie occasioni, inoltre, rappresentanti del governo spagnolo hanno sottolineato la necessità di compiere nuovi sforzi per l’integrazione della Turchia e il rafforzamento dei rapporti con i paesi della sponda sud del Mediterraneo, mettendo in secondo piano quelli con l’area balcanica.

Obiettivo occupazione
In più occasioni Zapatero ha ribadito l’obiettivo di dare la più fedele e completa attuazione al nuovo trattato di Lisbona in stretta e costante cooperazione con le nuove istituzioni, ma in questo periodo di crisi economica globale questo non può essere né l’unico né il più pressante compito dell’Unione. Il primo ministro spagnolo dovrà cercare di dare il necessario impulso alle politiche dell’Unione volte a fronteggiare gli effetti della crisi economica che si fanno ancora sentire soprattutto sul fronte dell’occupazione. Peseranno però su Zapatero i gravi limiti della politica economica del suo governo che ha registrato la peggiore performance europea proprio nel campo dell’occupazione: il tasso di disoccupazione in Spagna ha raggiunto il 19%, contro il 9,5% della media Ue.

Strategia 2020
La nuova strategia di crescita dell’Ue per il 2020 mira a un modello di crescita sostenibile sotto il profilo economico e ambientale. La speranza è di ottenere risultati migliori della disattesa Strategia di Lisbona per il 2010. La presidenza spagnola ha indicato come obiettivi principali l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo e l’istituzione di authorities di supervisione finanziaria, capaci di ergersi al di sopra dei regolatori nazionali. In campo ambientale le priorità sono la creazione di un mercato comune dell’energia e lo sviluppo delle energie rinnovabili anche in vista di un rilancio della leadership europea nella lotta al cambiamento climatico appannata dai magri risultati della Conferenza di Copenaghen di dicembre.

Ma il cavallo di battaglia della presidenza spagnola è il rafforzamento dell’Europa sociale. L’obiettivo è di fare dell’Europa una “fabbrica di diritti”, soprattutto per quanto riguarda la legislazione contro la discriminazione di genere.

Corsa contro il tempo
La nuova strategia di crescita approntata dalla Commissione verrà esaminata in un Vertice europeo a febbraio, ma per giungere alla sua approvazione entro primavera sarà necessaria una laboriosa opera di mediazione. Zapatero dovrà lottare contro il tempo per arrivare al voto prima delle elezioni politiche di maggio nel Regno Unito.

Quello che appare ormai come l’inesorabile ritorno dei conservatori al governo inglese spaventa infatti molti membri delle istituzioni europee. Il leader dei conservatori britannici David Cameron ha infatti dichiarato di voler rimpatriare le politiche sociali ed occupazionali ed effettuare un completo opt-out dalla Carta dei diritti fondamentali, su cui già Tony Blair aveva fatto apporre una riserva. I conservatori inglesi sono inoltre intenzionati ad opporsi alla creazione di authorities di supervisione dotate di poteri vincolanti e a ostacolare la messa in opera del nuovo Servizio diplomatico europeo.

Priorità immigrazione
Nel campo della sicurezza, la Spagna intende dar seguito al Programma di Stoccolma, votato dal Consiglio europeo il 10 e 11 dicembre, e riguardante la cooperazione in materia di polizia, confini, immigrazione e sistema penale. Tale programma, in combinato disposto con l’articolo 71 del Trattato per il Funzionamento dell’Unione europea, che stabilisce la creazione di un Comitato permanente per la sicurezza interna (Cosi) in seno al Consiglio europeo, è per Zapatero la base giuridico-politica per la promozione di una politica europea di immigrazione e di asilo, per lo sviluppo della quale la Spagna conterebbe sul forte sostegno dell’Italia.

Sulle altre questioni concernenti la sicurezza internazionale – Afghanistan, Iran e Medio Oriente – il programma spagnolo sembra avvicinarsi molto ai nuovi orientamenti degli Stati Uniti, con i quali in primavera è previsto un incontro bilaterale. Sono soprattutto le iniziative multilaterali che si prestano a un rilancio della partnership transatlantica. A partire da quelle sul clima: al vertice di Copenaghen l’Ue si è ritrovata isolata, ma ora la presidenza spagnola può tentare di ristabilire un legame di cooperazione più stretto con Obama in vista della conferenza di follow-up che si terrà a giugno a Bonn, riguadagnando così un ruolo centrale nella strategia di governance globale prospettata dagli Usa.

Ma per attuare questo ambizioso programma è essenziale che si stabilisca una divisione dei ruoli e delle responsabilità funzionale e trasparente tra le quattro personalità di spicco dell’Unione – Presidente del Consiglio europeo, Presidente di turno, Alto rappresentante per la Politica estera, Presidente della Commissione – anche per evitare che invece dell’agognata voce unica europea si riproduca la solita cacofonia che è una delle ragioni che impedisce all’Ue di essere credibile sulla scena mondiale anche in settori nei quali potrebbe invece avere un ruolo guida.

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