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I nuovi vertici europei

Trionfo di Barroso?

21 Nov 2009 - Leo Giunti - Leo Giunti

C’è una stringente logica istituzionale dietro le scelte fatte a Bruxelles nella notte del 19 novembre, che i commenti sui nomi e le letture, tutte politiche, tendono ad oscurare. Ieri il Consiglio europeo era chiamato a completare un puzzle la cui cornice era stata definita, prima dell’estate, con la nomina di José Barroso alla testa della Commissione europea. Quel che ieri è successo è stato che gli altri pezzi si sono adattati alla cornice, proponendoci in fondo un quadro coerente, anche se, a detta di gran parte degli osservatori, di piccole dimensioni: un piccolo quadro fiammingo.

Avrebbe avuto infatti senso porre alla testa del Consiglio europeo, in un ruolo che il Trattato circonda di cautele, quello che è stato uno dei più autorevoli e carismatici leader europei degli ultimi 20 anni? Non avrebbe questa scelta finito per oscurare il Presidente della Commissione, ponendo le basi per una riduzione del suo ruolo, come definito nei Trattati? Sarebbe stato coerente e non piuttosto fonte di tensioni porre a fianco, ma pur sempre come vice di Barroso, un autorevole uomo politico europeo plus agé ex primo Ministro, ex Ministro degli esteri di un grande Paese?

I pezzi sono stati invece messi tutti in modo da non porre in questione la statura, la figura e il ruolo del Presidente della Commissione, che emerge con nettezza come il più autorevole e riconoscibile volto della rinnovata Unione europea.

L’occasione persa del Parlamento europeo
Di questo dobbiamo essere consapevoli, prima e al di là delle considerazioni politiche e nazionali. Su questa conclusione deve interrogarsi innanzitutto il Parlamento europeo, che assecondando un’interpretazione letterale dei Trattati, ha dato la fiducia a Barroso, senza attendere che l’intero quadro istituzionale della nuova Unione fosse definito. Certo, a metà settembre il Trattato di Lisbona appariva ancora ostaggio del referendum irlandese, delle bizze di due presidenti della Repubblica. Ma in fondo, timoroso del voto irlandese, non aprendo un vero dibattito pubblico sulla riconferma di Barroso, il Parlamento europeo ha finito per assumere un atteggiamento scettico sul Trattato di Lisbona, sulle sue nuove regole. Ed ha perso l’occasione, la vera occasione, per dare un profilo più ambizioso al nuovo assetto istituzionale dell’Unione, bloccato da quella grande coalizione strutturata e permanente fra i gruppi politici che continua sempre più a produrre compromessi che soffocano nella culla lo sviluppo di un vero dibattito democratico capace di coinvolgere l’opinione pubblica europea.

Quando verrà il momento delle audizioni dei commissari il Parlamento non potrà che limitarsi a tenere in ostaggio qualche commissario o ad imporre, come fece nel 2004, piccoli rimaneggiamenti, avendo già dato la fiducia al Presidente che appare oggi, insieme al , il vero vincitore della partita che si è conclusa questa notte a Bruxelles.
20/ 11/ 2009

Vedi anche:

C. Merlini: L’asse franco-tedesco, la cabina di regia dell’Ue e il ruolo dell’Italia

S. Silvestri: L’Europa della Quadriga