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Europa e Russia

L’Italia nell’asse tra Mosca e Pechino

3 Nov 2009 - Angelo Travaglini - Angelo Travaglini

A due decenni dalla caduta del Muro di Berlino, le speranze di assistere ad un’evoluzione del quadro politico russo in senso occidentale vanno affievolendosi, ad onta della liberalizzazione promossa da Gorbaciov nella seconda metà degli anni ottanta. Al contrario, si assiste da qualche tempo ad un intensificarsi dei contatti tra la Russia e la Cina. La leadership moscovita guarda con interesse alla capacità del vicino asiatico di esercitare un ferreo controllo sulla società civile, mantenendo tassi impressionanti di crescita economica.

Asimmetrie strutturali
L’ingresso nei grandi circuiti del commercio internazionale è avvenuto in maniera divergente nei due Paesi: caotico e segnato da disfunzioni nel gigante slavo, incisivo e produttivo nel sistema cinese, che, seppur formalmente legato all’ideologia comunista, è riuscito ad inserirsi efficacemente nei processi di globalizzazione. Questo spiega perché da qualche tempo si assiste ad un avvicinamento progressivo tra Mosca e Pechino, dettato non solo dalla comune esigenza di contrastare la superpotenza americana, ma anche dal desiderio del Cremlino di emulare il mix di autoritarismo ed efficienza economica realizzato dalla Cina. I livelli di corruzione, decisamente più alti in Russia che in Cina, hanno recentemente indotto alcune società occidentali a spostare la propria presenza dal paese ex sovietico a quello cinese Dal punto di vista infrastrutturale (strade, aeroporti, centrali elettriche) il ritardo di Mosca nei confronti della Cina risulta infatti vistoso, per non parlare del degrado demografico e sociale, che rischia di minare irreversibilmente ogni prospettiva di crescita russa.

La diversa reazione dei due paesi alla crisi finanziaria ha ulteriormente evidenziato questo divario: si prevede che nel 2009 l’economia russa subirà una contrazione di circa l’8%, mentre quella cinese dovrebbe crescere di oltre il 7%. Il comparto manifatturiero, duramente colpito dalla crisi in Russia, ha mostrato invece grande vitalità in Cina.

Il problema democratico
Le elezioni regionali recentemente svoltesi in Russia hanno confermato le tendenze autoritarie del partito dominante, Russia Unita. Alcuni esponenti liberali (non rappresentati all’interno della Duma) paventano il ritorno a un regime a partito unico. La crescente commistione tra il partito del Presidente Putin (Russia Unita) e la struttura di governo confermano queste preoccupazioni. Ciò nonostante, in Russia la dialettica politica rimane più vivace che in Cina, dove le libertà di espressione sono ridotte al minimo.

Queste non trascurabili zone d’ombra sul rispetto dei principi democratici e dei diritti umani non impediscono a paesi europei di consolidata tradizione democratica, quali l’Olanda e la Germania, di coltivare crescenti relazioni economiche con Mosca. Per il cancelliere tedesco Angela Merkel i processi di stabilità in Europa devono essere portati avanti con la Russia, e non senza di essa, e la nuova alleanza di governo tra Cdu, Csu e Fdp non sembra orientata a cambiare questa impostazione. Per Berlino la partnership economica con la Russia ha un carattere ”strategico”, ed obbedisce non solo alle esigenze del mondo imprenditoriale (interessato a coltivare un mercato di esportazione estremamente ricettivo), ma anche ad una più ampia strategia politica seguita dai due paesi.

Le opportunità dell’Italia
La recente missione del Presidente del Consiglio italiano in Russia va collocata in questo contesto. Mentre il processo di integrazione europea segna il passo, lasciando il posto ad una mera collaborazione intergovernativa tra i ventisette paesi membri, lo spazio europeo sembra caratterizzato da una competizione crescente tra i principali attori, sempre meno ossequiosi della prassi comunitaria. Le recenti decisioni in tema di politiche economiche di Francia e Germania ne sono una testimonianza.

In questo quadro la volontà italiana di consolidare i legami economici con la Russia appare giustificata dalle indiscusse complementarietà strutturali con quel paese, dall’importanza di quel mercato e dai “ritorni” che ne derivano per l’industria nazionale. Sarebbe auspicabile, tuttavia, che tali orientamenti fossero il risultato di una maggiore condivisione nella compagine di governo. L’azione del governo italiano ha indiscutibili vantaggi, anche alla luce della crescente volontà del Cremlino di avvalersi degli apporti tecnologici dell’Italia. Si tratta però di capire come l’articolata interazione tra l’Europa e la Russia potrà svilupparsi sotto il profilo economico e politico, mentre si assiste a un avvicinamento tra Mosca e Pechino. Il perseguimento di comuni obiettivi strategici, dovrà infatti inevitabilmente fare i conti con le profonde differenze esistenti tra l’Europa, la Russia e la Cina.

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